Il dottor Antonio Belpiede confuta le accuse mossegli dal consigliere regionale Nino Marmo

Il consigliere regionale di AN/PdL Nino Marmo aveva presentato il 22/05 una interrogazione su un 'incarico di Direttore dell'U.O di Ostetricia e Ginecologia dello Ospedale di Barletta

Politica
Andria sabato 11 luglio 2009
di La Redazione
© n.c.

Ecco la replica del dottor Antonio Belpiede, dirigente medico responsabile della U.O. di Ostetricia e Ginecologia di Canosa di Puglia, all'interrogazione proposta il 22/5 u.s. dal consigliere regionale Nino Marmo nei confronti del Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, e dell'assessore regionale alle politiche della Salute, Tommaso Fiore, avente ad oggetto "l'incarico di Direttore dell'U.O di Ostetricia e Ginecologia dello Ospedale di Barletta al dott. Lorenzo Torciano", pubblicata da "Andrialive" il 23/05/2009.

Su quella vicenda il dottor Antonio Belpiede si dice "spiacevolmente vittima delle inesatte e tendenziose affermazioni fatte dal consiglierie Marmo in sede di interrogazione, sono mio malgrado costretto a rettificarle. A tal fine, senza entrare nel merito degli aspetti amministrativi, che non mi competono, né degli aspetti giudiziari di tutela dei miei diritti che ho già affidato ai miei legali, preciso quanto segue, chiedendole di pubblicare la presente, anche per estratto, sul quotidiano da Lei diretto".

Le dimissioni anticipate del dottor Grippo da Direttore del Reparto Ostetrico-Ginecologico del P.O. di Barletta sono legate al clima interno di quel reparto, fino a qualche tempo fa ingestibile.
• Dal 1° Marzo 2008 e fino al 31/8/2008 ho sostituito quasi costantemente il dottor Lorenzo Torciano presso la U.O. di Ostetricia e Ginecologia di Canosa di Puglia, per puro spirito di servizio e senza trarne alcun vantaggio economico e/o professionale.
• La scelta del dottor Torciano è caduta su di me per indiscutibili ragioni di espe-rienza e affidabilità professionale, essendo io, tra l'altro, il più anziano dei medici ivi impiegati, dopo il dottor A. Cafagna, ormai in procinto di essere collocato in pensione, come poi è successo dopo qualche mese.
• In ogni caso, dal 1° Aprile 2009, con deliberazione n. 475 del 25/03/2009, ho ricevuto incarico temporaneo di dirigente medico responsabile della U.O. di Ostetricia e Ginecologia di Canosa di Puglia, ai sensi dell’art. 18 del CCNL 08/06/2000, la qual cosa dimostra che ero obiettivamente in possesso dei titoli per avere quella nomina già in precedenza.
• Dai fatti esposti innanzi e nella medesima interrogazione del consigliere re-gionale, emerge chiaramente e obiettivamente che il mio incarico temporaneo a diri-gente medico responsabile della U.O. di Ostetricia e Ginecologia di Canosa di Puglia, è dipeso da una serie di eventi a me estranei (dimissioni del dottor Grippo e nomina del dottor Torciano), oltre che dalla oggettiva sussistenza dei necessari requisiti.
• E’ pertanto palesemente falso "che tutta questa vicenda altro non sarebbe che un piano, ben ideato e congegnato, per premiare il dottor Belpiede".
• Fermo quanto innanzi, non posso definirmi "politicamente molto vicino al Gover-natore Vendola", né, peraltro, posso vantarmi della sua amicizia.
• Pur essendo vero che sono stato coinvolto in una vicenda politico/giudiziaria legata alla morte di Sergio Ramelli -e "coinvolto" è il termine esatto- è oltremodo falso che sono stato condannato a tredici anni di reclusione, scontandone sette.
• E’ semmai lampante che, per qualche ragione a me neanche troppo oscura, il mio nome e una tragica vicenda di 34 anni fa sono utilizzati per meri interessi di bottega.

Quanto alla mia vicenda politico/giudiziaria, riguardante un periodo in cui non ero ancora laureato, io ho sempre dichiarato la mia innocenza, fin dall’inizio, e sono stato condannato sulla base di incredibili chiamate in correità, dieci anni dopo l’omicidio avvenuto nel 1975, da parte di "pentiti" che ricordavano a malapena chi fossi e su sollecitazioni giudiziarie tipiche della legislazione d’emergenza.
La mia professione di innocenza è stata, è e sarà ferma, pur avendo rispettato tutte le regole giudiziarie e pur essendomi piegato ad una palese INGIUSTIZIA.
In quella drammatica esperienza ho imparato a valutare gli uomini, di destra o di sinistra, e a rispettarli per quel che valgono, non per la loro appartenenza.
Ho apprezzato molto di più il dubbio sulla mia colpevolezza di un professionista serio come Ignazio La Russa, allora avvocato di parte civile, più che la timida difesa di Luciano Violante, incaricato dal PCI nel 1989 di studiarsi gli atti, in un anonimo articolo dell’Unità.
Pur dichiarandomi innocente, ho sempre avuto chiaro che il dolore della madre di Ramelli era più importante di tutto il resto e che io pagavo al posto di tanti altri che, da destra e sinistra, furono protagonisti negli anni ’70 di una stagione di violenza (Sergio Ramelli, Benedetto Petrone, etc...).
Io sono rimasto in carcerazione preventiva a piangere sul mio destino e su Sergio Ramelli che non avevo mai visto, mentre tutti gli altri, compresi gli esecutori materiali del delitto, erano fuori.
Ringrazio, comunque, il consigliere Nino Marmo, perché questa sua infelice iniziativa mi dà motivo di riflettere sulla necessità di rendere pubblica la mia storia, della quale non io, ma i miei giudici, si devono vergognare.
Pensavo di non dover più riprendere in mano gli atti processuali e i ritagli dei giornali dell’epoca, proprio alla mia età in cui ancor meglio capisco che cosa significa perdere un figlio.
Ma evidentemente non bastano trent'anni di lavoro e la considerazione professionale che mi riconoscono in tanti, nei paesi in cui vivo e lavoro, incluse personalità politiche di destra e di sinistra, per vincere e superare i pregiudizi e l’ignoranza di chi parla, accusa e strumentalizza, senza conoscere adeguatamente i fatti e previamente informarsi.

In calce ho riportato pochi documentabili stralci di alcuni giornali dell'epoca che richiamano quanto da me affermato.

Cordiali Saluti e grazie per la cortese disponibilità".


Antonio Belpiede - dirigente medico responsabile della U.O. di Ostetricia e Ginecologia di Canosa di Puglia
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Corriere della sera 15/05/1987 Fabio Felicetti Caso Ramelli, ultimo atto
Ha detto l’avvocato Pulitanò: << Fin dal primo interrogatorio, Belpiede ha protestato la propria innocenza. I giudici istruttori, senza minimamente preoccuparsi di verificare l’alibi, hanno assunto un atteggiamento punitivo verso quello che, per l’imputato, era ed è un diritto: il diritto di protestare la propria innocenza>>


IL GIORNO 2/2/1989 Paolo Colonnello “Ramelli, replay d’un copione già visto”
…Antonio Belpiede è tornato ad urlare la sua innocenza: Potete punirmi, darmi la colpa ideologica di quei tempi, ma non mi infilate nella storia di Ramelli perché io non c’entro….. C’era o non c’era Belpiede la mattina del 13 Marzo 1975sotto casa Ramelli? Alcuni imputati non lo ricordano proprio. Altri lo confondono. Claudio Colosio, l’unico che afferma con sicurezza di averlo visto, ieri mattina ha voluto precisare: < Avevo detto che Belpiede si trovava dall’altra parte della strada assieme a Castelli. Poi però ho scoperto che vicino ame ci stava proprio Castelli. Lo ha detto lui con sicurezza e non ne dubito. Così adesso ho un dubbio atroce sulla presenza di Belpiede


IL GIORNO 7/2/1989 Paolo Colonnello “Ramelli: < Un omicidio volontario>
Secondo La Russa …Gli imputati presenti nell’aula sono da considerarsi tutti colpevoli tranne forse Antonio Belpiede… il medico di Cerignola che sempre si è proclamato estraneo a quel fatto: < Probabilmente- dice la Russa- forse è vero che entrò nel servizio d’ordine di Città Studi subito dopo l’agguato a Ramelli. La Russa per lui non chiede l’assoluzione ma si limita a rinviare il problema alla Corte.

Corriere della Sera 7/2/1989 “Gli sprangatori vollero uccidere Ramelli”
“Un’unica riserva La Russa ha formulato per quanto riguarda la posizione processuale di Belpiede, lasciando alla giuria di valutare in quale misura l’imputato, che pure faceva parte delle squadre di picchiatori, abbia o meno partecipato attivammente al mortale pestaggio”

Avvenire 7/2/1989 Il legale di Ramelli non ha dubbi: << Omicidio volontario>>
L’avv. La Russa ha poi esaminato le singole posizioni degli imputati, dichiarandosi convinto della responsabilità di tutti gli accusati di concorso in omicidio e lasciando spazio al dubbio soltanto per Antonio Belpiede.

L’Unità 7/2/1989 La parte civile chiede l’assoluzione per uno degli imputati
Che Antonio Belpiede abbia partecipato all’agguato mortale contro Sergio Ramelli, addirittura che facesse parte del Servizio d’ordine di AO a quella data, nessuno l’ha confermato con certezza, né lo si può dare per acquisito: questa conclusione è stata posta alla Corte d’assise d’appello, ieri mattina, dall’avv. Ignazio La Russa, difensore di parte civile per la madre del ragazzo neofascista sprangato a morte il 13 Marzo ’75. Belpiede, occorre ricordarlo, ha sempre sostenuto che quel giorno si trovava Cerignola, presso la sua famiglia…

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