Il caso

Anche la Curva Nord Andria a sostegno della protesta nazionale delle tifoserie organizzate

«Dalle tribune ai settori popolari, no agli esperimenti sociali”

Andria lunedì 13 gennaio 2020
di La Redazione
Il comunicato nazionale
Il comunicato nazionale © n.c.

«Dalle tribune ai settori popolari, no agli esperimenti sociali». È il filo conduttore di un comunicato congiunto condiviso da un centinaio di tifoserie italiane, anche dai gruppi ultras della Curva Nord andriese, dopo i recenti fatti di cronaca avvenuti negli stadi di Torino e Brescia, dove sia tifosi locali, che tifosi ospiti sono stati inseriti in uno stesso settore, divisi da poche decine di impotenti steward, con inevitabili tensioni e conseguenti sanzioni. ‘Un esperimento sociale’ è stato definito, uno dei tanti che ormai da tempo sembrerebbe venir essere adoperato anche nei confronti di semplici tifosi, famiglie, bambini, disabili, che in più di una spiacevole occasione si sono trovati coinvolti e puniti.

«Esperimenti volti a limitare le libertà personali, a reprimere socialmente anche singolarmente gli individui, verificando se una misura restrittiva possa essere allargata altresì a manifestazioni che non siano sportive. Qualcosa che va oltre le classiche punizioni, ma va oltre lo stesso spirito e gli stessi principi del mondo del calcio, un calcio ormai privo di valori, in cui la passione rimane quella popolare, dei sacrifici, dei chilometri, dei tanti soldi spesi, dei rischi per la strada, ogni domenica per seguire la propria squadra del cuore, la squadra della propria città», commentano i tifosi, indignati. Un qualcosa che, a detta degli stessi supporters, parrebbe proprio organizzato appositamente per trasformare gli stadi in ‘teatri’, in semplici tribune riempite di spettatori passivi, esclusivamente per interessi economici.

Un qualcosa che potrebbe sembrare inverosimile se non fosse, invece, la tangibile realtà, profuso nei confronti di chi, come i firmatari del comunicato, continua comunque a credere nello spirito romantico, aggregativo e solidale dello sport più bello del mondo, in questo caso riunendosi, mettendo da parte anche decenni di rivalità, solo per condividere un desiderio, un obbiettivo, una finalità comune, «nonostante i costi ormai esorbitanti dei biglietti, i codici di gradimento delle società, i DASPO senza processo e la tessera del tifoso».

Giudicando l’accaduto, ci si troverebbe davanti ad un vero e proprio confronto con le istituzioni «che verrebbe portato avanti con rispetto, educazione e responsabilità», assicurano i tifosi, ma un confronto che sembra essere stato appena iniziato, finalizzato a far ritornare le stesse istituzioni sui propri passi, marcando quanto illegittimi e immorali possano essere provvedimenti restrittivi di questo tipo e l'importanza che queste realtà aggregative hanno quotidianamente all'interno della società.

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