Il ruolo del padre

Se la madre crea le radici per una crescita sana, trasmettendo sicurezza e fiducia, il padre contribuirà ad aiutare il figlio a separarsi dalla madre per consolidare il processo di costruzione della sua individualità

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 22 giugno 2018
Il ruolo del padre
Il ruolo del padre © n.c.

La parola “allevamento” indica il gesto con cui il padre sollevava il piccolo nato verso il cielo staccandolo dalla terra: in molti miti dell’origine in principio vi è uno stato caotico, dove tutto è indifferenziato, privo di forma. L’atto che dà inizio al cosmo, contrapposto al caos, consiste in una separazione: la luce dalle tenebre, la terra dal cielo, le acque dalla terraferma, e via via fino alle diverse specie viventi, al maschile ed al femminile.

Il principio generativo è rappresentato, dunque, dalla rottura di una continuità.

La psicoanalisi lega la relazione con il padre alla possibilità di uscita dallo stato inconscio iniziale di avvolgimento e fusione con la madre: la funzione conoscitiva paterna permette, infatti, la libertà di introspezione e conoscenza che segnano l’uscita dal mondo materno, per differenziarsi e raggiungere una propria identità come essere separato.

Soprattutto nei primi anni di vita del bambino, il padre riveste una funzione importantissima: sostiene ed in parte determina la relazione madre-bambino proprio grazie al suo modo di essere presente nella famiglia, regolando la distanza di quel rapporto. Separare il bambino dalla madre, rompere la loro fusione, fa sì che la madre sia madre ed il bambino sia bambino, e non un’unica entità. Questo dà inizio alla relazione. Perché ci sia relazione, infatti, occorre che ci siano due reciprocamente “altri”, separati.

In altri termini si potrebbe definire la funzione paterna come quella di regolatore della relazione empatica.

Se alla madre è affidato il compito di essere custode del legame e dell’appartenenza, al padre spetta quello di supportare e sostenere la spinta verso l’individuazione e avviare il figlio all’autonomia.

La funzione paterna è ben rappresentata dall’immagine del padre che insegna ad andare in bicicletta, con il valore metaforico e simbolico di educare il figlio ad andare per la propria strada, trasmettendogli il possibile ma anche il confine che passa attraverso le regole; il padre nella vita dei figli porta il movimento, il progetto e l’impresa della conquista assertiva e volitiva.

Se la madre, infatti, nei primi tre anni di vita crea le radici per una crescita sana, trasmettendo sicurezza e fiducia, il padre contribuirà ad aiutare il figlio a separarsi dalla madre per consolidare il processo di costruzione della sua individualità. Il senso profondo del ruolo paterno ha, infatti, a che vedere con l’aiuto alla separazione, a liberarsi dall’avvolgimento simbiotico con la madre. Se manca l’esperienza di un padre che sostenga la spinta del bambino verso il mondo, il bambino rischia di regredire ad una relazione simbiotica di dipendenza con la madre.

Quando i genitori non sono in grado di pensare e proteggere lo spazio psichico dei loro figli, lo sviluppo mentale e cognitivo si arresta o regredisce a fasi più arcaiche.

Sempre più spesso nel mio lavoro terapeutico, mi trovo di fronte a bambini prigionieri di un mondo fatto di padri assenti e madri invasive, un mondo dove madri e padri non svolgono il loro ruolo di adulti e sono incapaci di assumere ruoli e funzioni adeguate, determinando così gravi difficoltà nello sviluppo psicologico dei figli.

Lo sviluppo delle funzioni interne del bambino si intreccia con i ruoli giocati dai genitori, in quanto ha bisogno di spazio psichico per potersi esprimere.

Materno e paterno, maschile e femminile, non vanno disgiunti, ma riequilibrati in una relazione dinamica di reciproca conoscenza e riflessione, piuttosto che di esclusione.

I ruoli del padre e della madre sono complessi e necessitano l’uno dell’altro in un’integrazione e sostegno vicendevole, una sorta di danza della coppia genitoriale nella funzione educativa.

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