Genitori di neonati prematuri

Questa sorta di caos fisiologico, tuttavia, può trasformarsi in uno stato di grande tensione quando il bambino arriva in anticipo, inatteso e spesso in circostanze di improvvisa sofferenza fisica

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 20 luglio 2018
Genitori di neonati prematuri
Genitori di neonati prematuri © n.c.

Una gravidanza e un parto a termine comportano una serie di trasformazioni emotive a mano a mano che i genitori passano da una condizione caotica ad una di maggiore ordine, guidati dalla gioia della nuova paternità e maternità.

Questa sorta di caos fisiologico, tuttavia, può trasformarsi in uno stato di grande tensione quando il bambino arriva in anticipo, inatteso e spesso in circostanze di improvvisa sofferenza fisica.

La nascita prematura costituisce, infatti, una minaccia non solo per la vita del bambino, ma anche per la vita psichica di una donna che diventa madre e di un uomo che diventa padre.

I genitori hanno vissuto lo shock di un parto precoce, spesso con taglio cesareo. Anche se lo sapevano che il bambino sarebbe nato prematuro, la decisione sul quando ed il come rappresenta sempre un momento di grande sconvolgimento;i neogenitori sentono di essere stati defraudati di una gravidanza ed un parto a termine, ed il parto cesareo a volte provoca nella madre la sensazione di non aver avuto il bambino: quindi non solo di essere stata defraudata di un parto naturale, ma anche che questo non sia proprio avvenuto, lasciandola con l’impressione che, in definitiva, manchi qualcosa alla sua gravidanza.Dopo il parto il bambino viene portato via ed è collocato in una incubatrice, circondato da tubi, flebo, strani macchinari.

La crisi investe non solo il padre e la madre, ma l’intera famiglia: il neonato, che dovrebbe ancora trovarsi nel ventre materno, si ritrova invece in una culla di plastica, è accudito da estranei equipaggiati come astronauti e la sua vita non dipende più dalla madre, ma da un’intera equipe di infermieri; i genitori, vulnerabili, si muovono in uno strano spazio emotivo tra la vita e la morte, uno spazio di tremenda incertezza che può provocare un grande dolore psichico.

La madre può sentire di avere fallito nella sua funzione di portare fisicamente a termine la gravidanza, può provare vergogna o sentirsi punita quando il personale medico e le macchine subentrano nel suo ruolo. Il suo bambino non si nutre dal suo seno, ma del latte che viene estratto dal suo seno in modo artificiale. Tutto ciò la separa ancor di più dal piccolo e le ricorda costantemente quanto lui sia malato.È assistito da altri. Non dalla madre, e a lei appare inaccessibile.

Poiché l’attenzione è concentrata sul neonato e sulla sua sopravvivenza, e spesso c’è anche una preoccupazione reale per lo stato di salute della madre, avviene facilmente che il padre ed i suoi sentimenti vengano ignorati. Egli può provare una miriade di emozioni diverse alla nascita del bambino, può essere molto preoccupato per la salute della moglie e per quella del neonato; la sua gioia può in parte mescolarsi a dolore e rabbia. Spesso è il marito a entrare in una modalità manageriale, gestendo i problemi pratici e logistici, parlando con i medici, prendendo decisioni. Pur avendo le sue angosce da affrontare, in quei momenti non può permettersi di avere sentimenti. Spesso il padre crolla molto più tardi, in maniera più sottile ed inosservata. Deve essere forte per la moglie, o razionale quando la donna è tanto irrazionale in quanto si fa carico di tutte le emozioni. Sostenere le emozioni della moglie comporta restringere lo spazio per vivere le proprie. Sentire di dover essere quello forte e di non dover crollare sotto l’urto del trauma significa, però, che il padre non ha uno sbocco per le sue emozioni.

Gli eventi sono fuori dal suo controllo e da quello della madre, l’equilibrio di questa vulnerabile nuova unità familiare può risultarne frammentato ed i genitori possono temere di aver fallito nel loro compito primario di proteggere il bambino.

La paura della morte irrompe in maniera prepotente nella loro mente, e l’incertezza del futuro lascia in loro un profondo senso di insicurezza. Per molti genitori si tratta di un trauma profondo che lascia una ferita psichica simile a quella causata da un’irruzione violenta, da un flusso eccessivo di dolore psichico che irrompe nel nucleo più interno di sé. È troppo imponente da fronteggiare, non riescono a “contenerlo”, e alcuni genitori sembrano reagire distaccandosi da una serie di sentimenti che sarebbe troppo doloroso provare.

È inoltre possibile la presenza di sentimenti ambivalenti nei neogenitori perché, data la straordinaria dipendenza dall’ospedale, i sentimenti di gratitudine verso i medici per aver salvato il bambino sono controbilanciati dalla rabbia per averlo sottratto alle loro cure: hanno bisogno di medici ed infermieri, ma spesso risentono del loro potere sul bambino e del fatto che ne hanno una maggiore conoscenza.

I genitori possono sentirsi schiacciati dalla presenza di tanti e diversi operatori sanitari, e avere la sensazione che il neonato appartenga al personale ospedaliero piuttosto che a loro. Alcuni genitori possono sentirsi estranei di fronte alle tante apparecchiature tecnologiche all’avanguardia e per loro può essere estremamente doloroso vedere il neonato così piccolo e inaccessibile in mezzo a queste apparecchiature. La domanda sulla sopravvivenza del piccolo sembra essere quella centrale, ed il fatto che nessuno possa rispondervi con certezza la rende ancora più difficile da sopportare. L’incertezza equivale a sofferenza emotiva.

Una presenza professionale, capace di ascolto ed empatia, può avere enorme importanza per la risoluzione di una simile situazione vitale.

Il problema di aver subito un trauma risiede soprattutto nella perdita di uno spazio necessario per elaborare l’esperienza. Uno spazio riflessivo neutrale è esattamente ciò che un buon operatore e terapeuta deve saper offrire per agevolarli nella difficile transizione dalla gravidanza all’incubatrice e poi, com’è auspicabile, a casa, invece che in quella normale dalla gravidanza al parto e quindi a casa con un bambino sano da accudire.

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