Salviamoci come umanità

L'invito a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata. È l'unica via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall'imbarbarimento

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 20 luglio 2018
gli occhi sbarrati di Josephine
gli occhi sbarrati di Josephine © n.c.

È impossibile non unirsi e condividere l’appello sui migranti per passare: “dalla paura all’accoglienza”, diffuso giovedì 19 luglio u.s., in una nota dalla Conferenza Episcopale Italiana. È doveroso sentirsi “responsabili” di quello che la CEI definisce “un esercito di poveri, vittime di guerre e di fame, di deserti e torture”.

Gli “occhi sbarrati” e lo “sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso” sono le prime parole della nota diffusa dalla Conferenza Episcopale italiana, il cui presidente è il card. Bassetti Gualtiero, dopo l’ennesima tragedia del mare vissuta da Josephine, la donna camerunense che martedì 17 luglio è stata salvata in extremis nelle acque del Mar Mediterraneo, a poche miglia dalla costa libica.

Lei, vicino a due cadaveri, due persone, una donna e un bambino, per loro non c’è stato nulla da fare. Nelle parole dei Vescovi, i suoi occhi e il suo sguardo «sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci».

«Ci sentiamo responsabili – affermano i vescovi italiani – di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che, mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere, ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace».

In questo contesto, «come Pastori della Chiesa – si legge nella nota – non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto», affermano i Vescovi. Ancora una volta, da pastori, «animati dal Vangelo di Gesù Cristo continuiamo a prestare la nostra voce a chi ne è privo. Camminiamo con le nostre comunità cristiane -rivendicano ed alla stesso tempo esortano ancora-, coinvolgendoci in un’accoglienza diffusa e capace di autentica fraternità».

I Vescovi, della Chiesa che è in Italia, guardano con gratitudine «quanti, accanto e insieme a noi, con la loro disponibilità sono segno di compassione, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva, capace di proteggere, promuovere e integrare».

Sono parole dure quelle che concludono la nota, che invitano all’impegno concreto e non aleatorio «a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata. È l'unica via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall'imbarbarimento».

In quanto comunità ecclesiale è doveroso difendere la nostra umanità, ormai alla deriva, senza più il faro della ragione e della fede, che da millenni salva anime e vite nel cuore e nel porto sicuro di nostro Padre. Per noi cristiani alzare la voce con la Parola del Vangelo per l’umanità scartata, rifiutata e oppressa significa rendere un atto di giustizia, di verità, di amore nei confronti del prossimo.

Infatti essere cristiani è diventare differenza e profezia per il fratello e la sorella. Per cui diventa sempre più impellente il bisogno, di un cristianesimo, che arde di una testimonianza incarnata nella storia e lotta con i mali del razzismo, del pregiudizio e della morte.

Un parteggiare per l’umanità e la vita.

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