L'utilità del superfluo

Quando il design diventa sociale

Enza Porro Interior & design
Andria - venerdì 10 agosto 2018
progetto bellezza
progetto bellezza © n.c.

“Niente è più necessario del superfluo” scriveva con la sua dissacrante e cinica ironia il mai abbastanza osannato Oscar Wilde!

E se ancora oggi la Bellezza risulta spesso annoverata nella categoria dell’inutile, si rende forse “necessario” far chiarezza sull’accezione stessa del termine “superfluo”.

Basterà soffermarsi sul concetto di “benessere percepito” per comprendere quanto importante sia sradicare dall’immaginario collettivo il convincimento dell’inutilità della Bellezza, soprattutto se si scopre che oltre alla funzione estetica essa può svolgere anche funzioni sociali, favorendo persino lo sviluppo di modelli etici, politici ed economici assolutamente innovativi, e impensabili solo sino a pochi anni fa.

Ma andiamo con ordine… Recenti studi in campo medico-scientifico hanno dimostrato, ad esempio, che la funzione benefica della bellezza non è affatto da considerarsi accessoria e meramente aggiuntiva rispetto alle consuete attività di cura. Al contrario, col suo apporto terapeutico essa può contribuire significativamente alla riabilitazione, consentendo addirittura di ridurre il periodo di degenza in ospedale.

Singolare a questo riguardo risulta essere l’esperimento condotto qualche tempo fa da studiosi dell’Università di Princeton, nel New Jersey: in una delle unità ospedaliere della città, medici, infermieri, ma soprattutto pazienti, son stati intervistati perché esprimessero i loro desiderata in merito a ciò che potesse conferir loro maggior senso di comfort e benessere durante la permanenza obbligata in quei luoghi. Ebbene, la parte più cospicua delle richieste si è concentrata sul desiderio di poter disporre di: ampie finestre con visuali aperte verso l’esterno, il verde e la natura; stanze ben organizzate, colore alle pareti, accoglienti spazi e comode sedute per gli ospiti; mobili di design e complementi d’arredo meno seriosi; bagni gradevoli e moderni; ecc.

La seconda fase dell’esperimento ha previsto la realizzazione all’interno dell’unità ospedaliera di spazi appositi in cui questi stessi desideri potessero essere concretizzati, per testarne poi a posteriori l’effetto sui fruitori. A conclusione dell’esperimento e a dispetto dello scetticismo imperante fra i più accaniti detrattori dello studio, ciò che è saltato fuori in maniera incontrovertibile è che non solo in ospedale era nettamente migliorata l’interazione fra personale medico, para-medico e pazienti, ma soprattutto che somministrando le stesse tipologie di farmaci, la durata delle cure mediche e le percentuali di antidolorifici utilizzati si erano ridotte considerevolmente, con risultati sconvolgenti dal punto di vista dell’abbattimento sia dei tempi che dei costi di degenza!

E cambiando ambito… Come si può affermare che sia inutile, ad esempio, abbellire, decorare o illuminare opportunamente le aule e tutti gli spazi degli edifici scolastici?! Chi per vari motivi frequenta quei contesti sa bene che comportamento e rendimento degli studenti migliorano considerevolmente se ad accoglierli a scuola sono: aule colorate, arredi ergonomici, comfort climatico, ecc. Esemplare a questo riguardo è ciò che è stato realizzato presso il Liceo Lussana di Bergamo, i cui spazi son stati recentemente oggetto di un particolare intervento di interior design, in modo da renderli versatili, modulari e facilmente riconfigurabili a seconda delle diverse materie di studio, ma anche più allegri e colorati, mediante l’uso di parquet, tendaggi, lampade artistiche, comode e morbide sedute, scrivanie ergonomiche, librerie sospese, ecc. Ispirandosi agli interni domestici, dunque, le aule si son così trasformate da luoghi invisi alla maggior parte dei discenti ad ambienti in cui piacevolmente, e diversamente dall’ordinario, i ragazzi trascorrono le loro ore di lezione, riportandone soprattutto maggior profitto!

O ancora… oltre che incentivare il recupero di persone ai margini della società e nelle carceri coinvolgendole in attività artistiche, si va sempre più diffondendo la consuetudine di rendere più funzionali, gradevoli e curate le strutture ospitanti, consentendo ai fruitori di affrontare le loro lunghe e spesso vacue giornate con uno stato d’animo più positivo ed una sorta di palpabile serenità, in grado di attuare radicali trasformazioni proprio perché ingenerate e avviate a partire dalla componente emotiva e più sensibile del loro animo. Impensabile tutto ciò, se non arrendendosi all’idea del potere salvifico della Bellezza!

Progetti siffatti, che non si concentrano solo sui prodotti, ma anche sui servizi da offrire e sui processi da innescare per migliorare le esistenze, sconfinano in una categoria disciplinare che va sotto il nome di “Social Design”. I tempi cambiano, e il Design ha il potere di recepire le mutate esigenze per attuare una vera e propria trasformazione sociale in grado di perseguire lodevoli obiettivi con linguaggi nuovi, poiché consente di migliorare non solo le vite dei singoli individui restituendo loro la “dignità” spesso perduta, ma anche di accrescere il valore di intere comunità, favorendo lo sviluppo di modelli politico-economici alternativi e maggiormente incentrati sull’etica.

E dunque… chi pensa ancora che il Design sia superfluo?!

Io, per parte mia, ho da tempo già deciso: mi circondo di ”inutile” Bellezza!

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