Il quarto incomodo

Implicazioni psicologiche della nascita del secondo figlio

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 24 agosto 2018
Il quarto incomodo
Il quarto incomodo © n.c.

La nascita di un fratellino o una sorellina comporta grandi cambiamenti per tutta la famiglia, ma in particolare ha un forte impatto sulla vita del primogenito, soprattutto se è al di sotto dei tre anni: il bambino non ha ancora sviluppato un solido senso di sicurezza, potrà provare emozioni ambivalenti fino ad ora sconosciute, che spesso non sono visibili all’esterno, e sarà compito dei genitori e degli altri adulti di riferimento aiutarlo a scoprirle e decodificarle.

Per quanto possa essere preparato per tutto, bisogna aspettarsi dei cambiamenti: può essere necessario del tempo per abituarsi alla nuova realtà e alla convivenza “con l’intruso”, soprattutto se il nuovo arrivato sembra ricevere un trattamento speciale e di riguardo.

La gelosia è un sentimento naturale, normale, inevitabile, e per questo non va punita. Si innesca in quanto si viene a creare un triangolo nella relazione io-mamma-altro, e comprende in sé la paura di sentirsi meno amato dopo la nascita del secondo figlio, rabbia e dolore connessi al vissuto di minaccia e alla necessità di difendere il suo territorio affettivo e concreto proprio perché ci sarà meno tempo per lui, l’ipotesi inaccettabile che il nuovo arrivato diventi più importante di lui, che conquisti l’amore della mamma e del papà, che era destinato a lui.

Gelosia, rabbia, angoscia, paura, regressioni sono emozioni ed agiti che il bambino usa come difese, sono il modo attraverso cui chiede aiuto. I genitori devono sapere e tenere a mente che la rivalità fraterna che si trovano davanti è una sofferenza per il bambino, per quanto sia del tutto fisiologica, naturale e prevedibile. Quello che fa soffrire il primogenito è che tutto il suo mondo esclusivo di figlio unico ora sia messo in discussione: dalla condivisione degli spazi ai giochi condivisi, ma soprattutto l’amore condiviso.

Tutto questo gli fa vivere la nuova nascita come un’invasione, piuttosto che un vantaggio: il fratellino non è ancora autonomo per giocare con lui, ma un oggetto di proprietà della mamma da cui lui è escluso; inoltre è causa di sottrazione di carezze, cibo, affetto, gesti d’amore che prima erano rivolti solo a sé e adesso deve condividerli, e quindi sono diminuiti, sempre nella sua percezione.

Se tuttavia la gelosia non si può evitare, si può prevenire la conflittualità patologica. Ad esempio rassicurando il bambino dell’amore dei genitori, con parole, coccole, attenzioni, creando spazi privilegiati per lui con mamma e papà, continuando a dedicargli momenti di intimità esclusiva.

I genitori possono aiutare il bambino a prendere gradualmente coscienza del fratellino in arrivo, cominciando a spiegargli cosa sta succedendo con termini che lui possa comprendere già quando la pancia inizia a farsi evidente È molto importante chiedere il suo aiuto e coinvolgerlo nelle varie mansioni ma solo se il bambino lo desidera, quindi senza forzature e soprattutto solo se si è disposti a permettergli di scegliere: coinvolgerlo nei preparativi per l’arrivo del bambino, farsi aiutare a scegliere ad esempio, i vestiti per il piccolo che sta per arrivare…

Ogni cambiamento nella sua piccola vita, dal togliere il pannolino allo spostarlo dalla culla al lettino, la sistemazione dei suoi spazi, giochi e dei suoi abiti va fatto con un certo anticipo rispetto alla nuova nascita: solo in questo modo il bambino li vivrà come qualcosa di speciale per lui, e non per il nuovo arrivato. È frequente, infatti, che il senso di pressione che ne deriverebbe potrebbe portare il primogenito a mettere in atto dei comportamenti regressivi, come ad esempio volere di nuovo il biberon, o che i genitori lo vestano, o tornare ad usare il pannolino.

I genitori e gli adulti che accompagnano il processo di crescita di questa nuova famiglia possono essere testimoni di un processo di serena accoglienza dell’evento nascita, permettendo al primogenito di comportarsi come un bambino piccolo per un po’ di tempo, senza arrabbiarsi o mortificarlo con rimproveri, senza prenderlo in giro o svalutarlo, senza sgridarlo quando vorrà che il neonato venga “mandato indietro” o regalato ad altri, ma aiutandolo a dare un significato a questi comportamenti, facendogli sentire che i genitori li comprendono, lo aiuterà a sentirsi meglio più in fretta.

Nonostante sia il maggiore, il bambino in età prescolare è ancora troppo immaturo ed ha bisogno dell’adulto per gestire autonomamente questi sentimenti così potenti, che rischiano di annichilirlo, rendendolo impotente, richiedente, demotivato se non vengono accolti ed interpretati, e seguiti da manifestazioni di affetto.

Il bambino ha bisogno di esternare emozioni e frustrazioni per allentare la propria tensione emotiva: parlare apertamente delle emozioni che sta sperimentando, anche se negative e in “ombra”, fargli sentire che si possono nominare e spiegare, lo aiuterà a normalizzare questi sentimenti difficili da gestire e non farli restare motivi di paura.

Tanto più i genitori aiuteranno il bambino ad esprimere e modulare queste emozioni, riconoscendo la sua naturale sofferenza, quanto più il bambino riuscirà ad integrare in modo armonico l’esperienza dell’arrivo del fratellino ed imparerà a gestire in modo sano l’emozione della gelosia.

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