La buona politica è al servizio della pace

La pace è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull'interdipendenza degli esseri umani. La pace è una conversione del cuore e dell’anima

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 28 dicembre 2018
Diritti Umani
Diritti Umani © n.c.

"Pace a questa casa!" È questo l'augurio con cui Papa Francesco apre il suo Messaggio per la 52ª Giornata mondiale della Pace che ha per titolo: “La buona politica è al servizio della pace”, che si celebra, in tutto il mondo, il 1° gennaio.

Corruzione, appropriazione indebita di beni pubblici, strumentalizzazione delle persone, non rispetto delle regole comunitarie, arricchimento illegale, giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto della “ragion di Stato”, razzismo e xenofobia, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali, il disprezzo verso chi è costretto all’esilio. È un lungo elenco di vizi che oggi deturpano il volto della politica.

Cuore del messaggio è la stretta relazione tra la pace e la politica di cui Francesco tratteggia potenzialità e vizi in prospettiva presente e futura, riconducendo entrambe ad una "sfida" giornaliera, a un grande progetto fondato sulla responsabilità reciproca e sull'interdipendenza degli esseri umani. La pace, scrive il Papa, è come un "fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza, si scontra con abusi e ingiustizie, emarginazione e distruzione che la politica provoca quando non è vissuta come servizio alla collettività".

Per Francesco la buona politica è invece un veicolo fondamentale per costruire cittadinanza e le opere dell’uomo, ma “quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione”. Le “beatitudini del politico”, sono quelle proposte dal cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, morto nel 2002, che per tredici anni è stato detenuto dalle autorità comuniste del suo Paese.

“Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.
Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.
Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.
Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.
Beato il politico che realizza l’unità.
Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.
Beato il politico che sa ascoltare.
Beato il politico che non ha paura”.

La pace, se realizzata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità, può diventare una "forma eminente di carità" e Francesco richiama le parole di Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità». (Octogesima Adveniens, Lettera di Paolo VI per l’80° della Rerum Novarum).

La politica non è fatta solo di virtù e di rispetto dei diritti umani fondamentali, ma anche di vizi che indeboliscono l'ideale di un'autentica democrazia. Sono quelli che definisce "inettitudini personali", "storture nell'ambiente e nelle istituzioni", prima fra tutte la corruzione e poi il non rispetto delle regole, la giustificazione del potere con la forza, la xenofobia, il razzismo: esse tolgono credibilità ai sistemi, sono "la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale".

La buona politica, invece, “promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro”. Infatti, “quando l’esercizio del potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, perché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro”. E questo vale soprattutto nei tempi odierni, caratterizzati da “un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi”, e si manifesta “purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno”. Il nostro oggi necessita di 'artigiani della pace'.

Il Papa nel messaggio fa riferimento al 70º anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ricordando l’osservazione di San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in Terris. E cioè: «Quando negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».

La pace non è solo teoria, ma passa dalla vita di ciascuno, è il passaggio finale del Messaggio: la pace è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull'interdipendenza degli esseri umani. La pace è una conversione del cuore e dell’anima.

Tre, conclude Francesco, le dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:
la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza;
la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente, osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;
la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.