Quando il respiro è più che “respirare”

Una respirazione corretta è fondamentale per numerosi motivi riguardanti la postura, il metabolismo ed il nostro stato emotivo

Rosa Tortora Benessere InEquilibrio
Andria - venerdì 11 gennaio 2019
Il respiro è alla base della vita…Se non respiro non vivo!
Il respiro è alla base della vita…Se non respiro non vivo! © n.c.

La respirazione è l’atto che compiamo più volte durante la giornata: mediamente sono 10-12 mila atti respiratori in una giornata media. Una respirazione corretta è fondamentale per numerosi motivi riguardanti la postura, il metabolismo ed il nostro stato emotivo.

Osservatevi mentre respirate: la vostra inspirazione è corta o profonda? Espirate con facilità? Trattenete una parte dell’aria o la lasciate andare espirando? Il vostro diaframma è rilassato o contratto? Quali problemi presenta per voi l’espirazione libera e completa? E, in ultimo, come collegate l’inspiro con l’espiro? Siete consci dell’intrinseca unità dell’inspirazione e dell’espirazione?

È facile rendersi conto, attraverso un’attenta osservazione, di come il respiro è, in certa misura, lo specchio della nostra personalità, e di come il ritmo respiratorio è collegato alla nostra vita psichica. A seconda che siamo ansiosi, agitati, oppure, al contrario, perfettamente rilassati, la respirazione differisce profondamente: essa è infatti influenzata dallo stato d’animo dominante in un determinato momento. Tipico aspetto dell’ansia, atteggiamento molto diffuso nel dinamismo esasperato della moderna società, è il ritmo respiratorio accelerato e superficiale.

Quali sono i requisiti di una corretta respirazione? Innanzitutto occorrere respirare sempre attraverso il naso: la bocca è, per così dire, di riserva in caso di infreddature o malformazioni che ostruiscano le vie nasali. In secondo luogo, bisogna imparare a respirare in modo completo: vi sono infatti persone che respirano soltanto con la parte alta del torace, mentre il diaframma è come bloccato. Questa è la respirazione tipica di chi soffre di stati d’ansia e di tensione nervosa: notate che, respirando in questo modo, la situazione psicologica si aggrava, dal momento che il sistema nervoso è un grande consumatore di energia.

La respirazione in stato di riposo dovrebbe essere diaframmatica, mentre la toracica dovrebbe subentrare solo in caso di emergenza (aumento della richiesta di ossigeno), ma nel corso della vita numerosi fattori possono alterare questo meccanismo, con conseguenze significative. Situazioni di stress cronico possono quindi alterare lentamente la meccanica respiratoria, spostando la maggior parte del lavoro dal muscolo diaframma ai muscoli toracici. Un utilizzo prevalente della respirazione toracica produce una tensione cronica in alcuni muscoli, in particolare nel trapezio, muscolo cervicale che ha un ruolo importante nella respirazione toracica. Sollecitato più di diecimila volte al giorno, il trapezio (che è il grande muscolo a lato del collo che ci massaggiamo quando sentiamo dolore cervicale) sviluppa una dolorosa contrattura, che nel tempo può produrre dolore, rigidità ed anche cefalea. Il diaframma, al contrario troppo poco sollecitato, diventerà meno elastico, incidendo negativamente anche sugli equilibri della colonna lombare, alla quale si attacca saldamente. Per questo motivo, la rieducazione alla corretta respirazione è fondamentale in qualsiasi percorso riabilitativo mirato alla risoluzione di un dolore cronico, sia esso mal di testa, mal di schiena o mal di collo.

L’importanza del respiro trova profonde radici nelle culture orientali che sulle tecniche di respirazione hanno elaborato una vera e propria filosofia di benessere fisico e psichico.

Gli Orientali conoscono da migliaia di anni l'importanza della respirazione nella sua totalità.

Il filosofo taoista Chuang Tzu ha scritto: “Il vero uomo respira con i talloni, l'uomo dappoco con la gola". Io interpreto la sua frase come un’indicazione utile per far concentrare le persone sulla respirazione bassa che è quella più corretta: focalizzando l’attenzione nel “risucchiare l’aria dal basso” si facilita l’azione verticale del diaframma e i conseguenti movimenti del ventre, baypassando la tentazione d’inspirare che “con la gola” quindi con il torace.

Da questa frase si può capire che i popoli Orientali avevo una profonda concezione della respirazione alla quale hanno assegnato un significato profondo. Il Pranayama ("prana", respirare e "ayama" controllo) è una delle otto fasi dello yoga che rappresenta la scienza del controllo del respiro.

È composto da esercizi appositamente studiati per soddisfare le esigenze del corpo e mantenerlo in salute. Nel corso della pratica del Pranayama s’impara a variare la lunghezza delle inspirazioni e delle espirazioni e a sospendere entrambe, per trattenere l'aria inalata e per lasciare i polmoni vuoti. Grazie a questa pratica la respirazione diventa un gesto controllato e pienamente cosciente. Con la respirazione yoga, aumentiamo la capacità dei nostri polmoni, portando più ossigeno al corpo per funzionare bene, impariamo a respirare lentamente, prendendo coscienza e utilizzando la respirazione bassa, riducendo le tossine e rifiuti all'interno del nostro corpo; migliora la digestione, il metabolismo e lo stato di salute, inoltre, sviluppa la nostra concentrazione e l’attenzione. Il respiro yoga ha un effetto benefico anche sulla serenità e la pace della mente combattendo lo stress e rilassando il corpo. In Occidente purtroppo l’uomo moderno ha disimparato a respirare in maniera corretta; riempiendo i polmoni solo in piccola parte, creandosi problemi di vario genere che vanno ben oltre quelli legati al respiro. Secondo la fisiologia occidentale la respirazione non è altro che uno scambio, a livello polmonare, di sostanze gassose: negli alveoli dei polmoni il sangue cede all’aria anidride carbonica e ne riceve ossigeno, che l’aria contiene nella misura del 21%. Lo yoga sostiene invece che oltre all’ossigeno noi assorbiamo dall’aria qualcosa di più: un’energia sottile, con la quale ci carichiamo a ogni atto respiratorio. Senza di essa nessuna forma di vita potrebbe esistere, né alcun processo vitale nel nostro corpo potrebbe aver luogo: ogni cellula, ogni atomo del nostro essere, è pervaso da questa mirabile energia, che non si lascia definire in formule chimiche, né può essere direttamente osservata con strumenti scientifici.

Narrano le Upanisad che il dio Brahmà, espirando, crea i mondi; poi, trattenendo il respiro, li mantiene in vita; infine, inspirando, li richiama a sé e li distrugge. Questo mito attesta l’immensa importanza che la tradizione indiana, e lo yoga in particolare, attribuiscono all’atto respiratorio: nell’esecuzione degli àsana (posture) a ogni movimento o sequenza di movimenti corrisponde una specifica sequenza respiratoria. “Sbagliare” la respirazione mentre si esegue un àsana vuol dire privare l’esercizio di gran parte della sua efficacia o addirittura renderlo nocivo.

Il respiro è alla base della vita…Se non respiro non vivo!