Un miracolo nella tragedia

La musica composta e cantata dalle donne prigioniere nei lager e nei gulag

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 18 gennaio 2019
Un miracolo nella tragedia
Un miracolo nella tragedia © Mirella Caldarone

Libero è il mio canto, questo il titolo del concerto svoltosi all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 16 gennaio aprendo le commemorazioni per il giorno della memoria in anteprima mondiale, realizzato con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con Rai Cultura.

Esiste una musica dell’Olocausto scritta nei lager e nei gulag che racconta il dolore, ma anche la speranza, di chi ha subìto le persecuzioni razziali e politiche nella Germania nazista e negli altri Paesi europei. Dal 1989 il pianista Francesco Lotoro, nostro conterraneo di Barletta, ha cercato e raccolto in tutto il mondo le musiche composte dai deportati e prigionieri tra 1933 e 1953. Quasi trent’anni di ricerche ed incontri con i protagonisti superstiti o con i loro parenti, per recuperare, trascrivere e catalogare un patrimonio che ha raggiunto 8mila opere e 12mila documenti, custoditi dall’Istituto Internazionale di Letteratura Concentrazionaria, fondato dallo stesso Lotoro, con sede a Barletta.

Per raccontare l’opera di Lotoro, lo scrittore francese Thomas Saintourens ha scritto un libro dal titolo Il maestro e Alexandre Valenti, documentarista argentino, ha seguito Lotoro in giro per il mondo realizzando il film Maestro che è la testimonianza commovente degli incontri tra il pianista ed i sopravvissuti, ma anche i loro figli, coniugi e nipoti. Una valanga umana di straordinaria portata.

Salvare tutta la “musica dei campi” per permettere alle note di sopravvivere all’orrore e concedere ad autori, spesso sconosciuti, la bellezza di trovare ascolto anche dopo la loro morte: una missione che genera nuova vita.

Libero è il mio canto ha riportato in vita musiche tutte al femminile, composte e cantate dalle prigioniere dei lager: sogni d’amore, ninne nanne, denunce di crudeltà. Donne di diverse religioni e diverse provenienze geografiche e sociali la cui opera è pregna di umanità, accoglienza e amore. Nella musica concentrazionaria femminile c’è una notevole natura collettiva nel comporre, fino a poter parlare di donne compositrici che ci hanno tramandato brani di cui è difficile individuare le singole mani.

A far rivivere le loro voci è stato l’Ilse Weber Choir, un coro femminile composto da 21 cantanti del nostro territorio (preparato da Anna Maria Stella Pansini). Il concerto, diretto dal Maestro Lotoro, ha visto esibirsi anche l’ensemble Lagerkapelle, anch’esso formato da musicisti in parte pugliesi, di rilievo internazionale. Sul palco anche il Coro Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la voce solista di Cristina Zavalloni e la voce narrante di Paola Pitagora.

Diciotto le musiche selezionate per il concerto. Il sesto brano, Vaninskiy port (melodia e testo di anonima, scritto nel Gulag di Kolyma 1946-1947) è stato interpretato, oltre al coro, da tre voci soliste tra cui quella del soprano andriese Valeria Di Maria che ha cantato un testo in lingua russa.

Ha un sapore particolare questo lavoro in un momento storico in cui stanno rinascendo razzismi ed intolleranze: è una preghiera, un baluardo contro il male, per la memoria e per contrastare l’egoismo della società contemporanea.

Il concerto sarà trasmesso interamente su RAI 5 Domenica 27 gennaio alle 21,15 e resterà visibile sulla stessa rete per venti giorni ad orari variabili.

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