Stop alla Guerra sui Bambini

Una vergogna tutta nostrana

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 22 febbraio 2019
Stop alla Guerra sui Bambini
Stop alla Guerra sui Bambini © n.c.

Sono 420 milioni – uno su cinque al mondo – i minori che vivono in aree di conflitto, un numero in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, raddoppiato dalla fine della guerra fredda ad oggi. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto Stop alla guerra sui bambini, presentato qualche giorno fa, da Save the Children, in occasione dei suoi 100 anni di attività. Fondata nel 1919 all’indomani della prima guerra mondiale, Save the Children compie 100 anni e lancia il suo nuovo rapporto accompagnato da una petizione pubblica contro la vendita delle armi italiane usate in Yemen dalla coalizione a guida saudita.

Nel 2017 sono oltre 10mila i minori rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100 mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione, rivela il Rapporto denunciando il peggiorare delle condizioni di vita dei più piccoli nelle tante aree di conflitto.

Circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame nel 2018 nei dieci Paesi peggiori in conflitto: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. Le violazioni dei diritti dei minori in queste aree si sono triplicate dal 2010 ad oggi.

“Ogni guerra è una guerra contro i bambini”, affermava la fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb cento anni fa e oggi è più vero che mai.

Quasi 1 bambino su 5 vive in aree colpite da conflitti, il numero di bambini uccisi o mutilati è aumentato. Dall’uso di armi chimiche, allo stupro, ai rapimenti, ai reclutamenti forzati, i crimini di guerra continuano a crescere e a rimanere impuniti, ha spiegato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children. Per il direttore generale dell’ONG: «È sconvolgente che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali».

Secondo l’organizzazione umanitaria, il Consiglio di sicurezza ONU ha identificato sei gravissime violazioni dei diritti dei bambini durante i conflitti. Anzitutto l’uccisione e la mutilazione. Oltre 10 mila i bambini uccisi o mutilati nel 2017. Solo in Afghanistan oltre 3mila, la maggior parte dovuti a mine e ordigni inesplosi. Quindi il reclutamento e l’uso dei bambini soldato, fenomeno in crescita del 3% dal 2016 al 2017, con incrementi significativi in Repubblica centrafricana o la Repubblica democratica del Congo; la violenza sessuale, particolarmente allarmante in Siria e Myanmar. E ancora: i rapimenti, gli attacchi a scuole e ospedali, la maggior parte in Siria e Yemen, con il risultato che in entrambi i paesi oltre 2 milioni di bambini si vedono negato l’accesso all’istruzione; la negazione dell’accesso degli aiuti umanitari, più di 1500 i casi in cui è stato impedito l’accesso agli aiuti in aree di conflitto.

Secondo l’analisi di Save the Children sulla base dei report Onu, il numero di violazioni dei diritti dei minori nel 2017 è stato di 25mila, il numero più alto mai registrato prima. Dal 2010 ad oggi il numero dei bambini che vivono in aree di conflitto è aumentato del 37%, a fronte però di una crescita del 174% del numero di casi di gravi violazioni verificatisi.

Indescrivibili gli orrori subiti da milioni di bambini nello Yemen. Di qui il lancio della petizione pubblica contro la vendita di armi italiane. «Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola» oppure «rimasti orfani, senza più una casa», ha spiegato Neri.

Proprio in Yemen, le bombe utilizzate dalla Coalizione a guida saudita contro obiettivi civili sono prodotte anche in Italia. Rapporti, foto e reportage realizzati in Yemen documentano che resti di ordigni esplosi in zone civili, su case e villaggi in cui erano presenti famiglie con bambini, recavano il codice A4447 che riconduce ad una fabbrica di armi in Sardegna, la RWM Italia, con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento produttivo a Domusnovas (Carbonia-Iglesias).

Ecco l’importanza di firmare la petizione per fermare immediatamente la vendita di armi italiane usate contro i bambini.

L’Italia, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 della Costituzione). Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. La legge italiana sul controllo di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (legge 185/90) proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani.

Save the Children chiede al governo italiano di «fermare immediatamente l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di materiali di armamento alla Coalizione saudita, armi che uccidono i bambini yemeniti e che quando anche sopravvivono, distruggono il loro futuro».

Forse è il caso di chiudere questi ‘trasferimenti’ che danno morte, distruzione e altre atrocità e non i luoghi per salvare vite umane e ridare vita a tante persone disperate.

Il Mar Mediterraneo, un tempo culla di civiltà millenarie, è divenuto oggi la fossa comune di migliaia di persone.

La chiusura dei porti e non bloccare le armi e le bombe è un esempio di come il nostro Bel Paese e l’Europa stiano naufragando e affondando. Salvare le vite non è un atto trattabile e negare alle navi l’entrata in porto è un crimine.

Il rapporto integrale “Stop alla guerra sui bambini”:

https://www.stopwaronchildren.org/report.pdf


Firma la petizione on line:

www.savethechildren.it/StopArmi

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