Mauro

Il Maestro d’Ascia

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 01 marzo 2019
Mauro Binetti
Mauro Binetti © Mirella Caldarone

La mia passione per la fotografia mi spinge spesso verso la conoscenza di mondi sempre nuovi. Mi trovo, così, a Margherita di Savoia dove Mimmo Cormìo, istruttore di vela, mi ha promesso di portarmi. È un venerdì qualunque, fa ancora freddo, ma il sole comincia a scaldare le ultime ore di febbraio. Mentre Mimmo mi parla a grandi linee di ciò che stiamo andando a conoscere, gustiamo un buon caffè in uno dei bar storici di Margherita di Savoia, nota per le sue Terme e per la produzione del Sale.

Parliamo di barche e di legno, di mare e di lavoro, ma soprattutto comincio a sapere di Mauro e del suo cantiere navale che si trova alla fine della piccola cittadina, in corrispondenza dell’inizio delle Saline, salendo a Nord.

Mauro Binetti è un Maestro d’Ascia: plasma il legno, lo modella e lo trasforma in scafo che solca il mare. Entrando nel cantiere colpiscono la mia attenzione le fette di alberi, sezioni longitudinali di colossi che indossano ancora la corteccia, quasi timorosi di spogliarsi: sono lì in attesa di farsi barca per galleggiare e dimenticare il passato stazionario in un bosco. Mauro è bravo perché sceglie e adatta il ceppo di legno a quello che sarà il suo destino funzionale: chiglia, ordinata, madiere, paramezzale, puntello, torello, suola, parapetto, dormiente, trincarino. La scelta della materia si fa nel bosco individuando gli alberi che hanno le curvature adatte alla funzione futura.

I maestri d’ascia hanno la sapienza, sono depositari di una competenza che mostrano con fierezza: lo capisco guardando le fette di alberi poste in orizzontale, in linea con il sorriso di Mauro, pulito, accomodante, accogliente.

Sono attonita ed incredula a scrutare gli elementi costruttivi e ad alzare lo sguardo sui giganti a terra, fatti di legno che profuma di fresco oppure di ossature bucherellate dal mare. Qui lo scafo si rifà il manto oppure vi trova la vita per la prima volta, quando il cantiere lo partorirà facendolo scivolare verso il mare sui binari di legno.

Mauro mi spiega che per costruire una barca si realizza prima un modellino su progetto fornito in disegno (o da lui stesso disegnato), poi ogni costola, chiglia, parapetto viene realizzata curvando, piallando, cesellando ogni particolare la cui sagomatura si fa con l’Ascia. Appesi alle pareti vedo tanti “cartamodelli”, mutuando un gergo sartoriale, che hanno generato i natanti di Mauro: delle vere opere.

La sua si può considerare un’arte a tutti gli effetti: Mauro è un artista e mette in acqua delle vere regine dei mari; me ne mostra alcune su un calendario che riporta le sue opere in azione. Egli dirige il cantiere dall’età adolescente, quando suo padre, che l’aveva introdotto alla sapienza sin dall’età scolare, scompare improvvisamente.

A soli 16 anni, nel 1968, Mauro porta avanti il Cantiere Navale Bavig dimostrando una grande volontà e capacità di gestione, tanto da ottenere dal Tribunale lo stato di minore anticipato che gli consentirà di amministrare l’azienda. In 54 anni di professione ha costruito una media di tre o quattro barche ogni anno, oltre agli innumerevoli interventi di recupero: barche da pesca, barche da passeggero, barche a vela.

Mauro è innamorato del suo lavoro ed ogni barca è una nuova creatura da ammirare come fosse la prima. Egli emette passione da ogni poro e mi ritrovo a trasformare la mia meraviglia in fotografie che sappiano raccontare questo incontro meraviglioso.

So che ci tornerò, ho voglia di raccontare le viscere di una barca non ancora barca, voglio arrampicarmi alle sue costole per raggiungerne il cuore e l’ugola: voglio raccontare la genesi dei piccoli giganti del mare che provengono dal bosco.