Strisce blu: è solo una tassa nascosta nel pozzo senza fondo

La legge permette di regolare la sosta in nome di interessi pubblici tutelati, quale ad esempio evitare il caos circolatorio. Mai però in nome di un bisogno finanziario del Comune

Andria - venerdì 19 aprile 2019
Quelle strisce blu che scontentano tutti...
Quelle strisce blu che scontentano tutti... © n.c.

Buona parte della opinione cittadina ha un nuovo motivo di sdegno: la estensione della sosta a pagamento in buona parte della città.Immagini come strisce blu sui campanili e sui posti più impensati sottolineano esattamente il sentiment della gente.Ma come per tanti altri motivi, lo sdegno diventa rabbia e non trova modo organizzato, sociale, direi “politico” per esprimersi.

I lamenti sono tanti, le azioni poche o nulle.Cerco di esporre una riflessione che può condurre al che fare.

Se circolo in città per lavoro o professione, o per le cose della vita, durante la giornata incorro in media in 3-4 soste a pagamento, e non ho quasi nessuna alternative, né di mezzi pubblici, né di sosta diversa. Significa che il pagamento non è un modo per regolare la circolazione, ma una nuova tassa, che sono obbligato a pagare, e che assomma a diverse decine di euro mensili.

Invece i Comuni non hanno questo potere: non possono imporre nuovi tributi non previsti dalla legge, ma solo regolare la sosta per interesse pubblico.

l’art. 16 della Costituzione sancisce il diritto alla libertà di circolazione, intesa come dinamica e come sosta. La costituzione prevede il divieto di assoggettare i cittadini a prestazioni patrimoniali (ad esempio: ticket d’ingresso nei centri storici) se non in base alla Legge.

La legge permette di regolare la sosta in nome di interessi pubblici tutelati, quale ad esempio evitare il caos circolatorio, rendere disponibili aree a parcheggio a rotazione, limitare l’inquinamento urbano, ecc. ecc.Mai però in nome di un bisogno finanziario del comune. Invece la estensione delle aree a pagamento è stata decisa proprio nel piano di rientro (inutile) dal debito.

Per dimostrare che si tratta solo di una indebita pressione fiscale,riporto, solo in sintesi, dato lo scopo di questo intervento, altre disposizioni normative:

  • Sono illegittime le aree di sosta ricavate sulle carreggiate;
  • La cassazione ha riconfermato che sono illegittime le aree di sosta a pagamento senza una contestuale disponibilità di posti liberi;
  • I proventi della sosta a pagamento devono essere destinati al miglioramento della circolazione e alla costruzione di aree parcheggio attrezzate .

Queste sono validissime ragioni per ricorsi amministrativi e per procedure istituzionali di annullamento. È di questi giorni una sentenza del TAR Lazio sulle soste di Roma che ribadisce il dovere del Comune di motivare le scelte sulla base di un piano del traffico, e l’obbligo di motivare con ragioni.

Bisogna evitare che ancora una volta la indignazione della gente diventi solo esasperazione e rassegnazione. Chi è in grado di promuovere una class action, o di impugnare atti comunali sulla base della propria posizione giuridica (consiglieri comunali, associazioni portatrici di interessi) deve agire.

Non si tratta solo di risparmiare alcuni euro: se fossimo sicuri che questo ulteriore sforzo serva a risanare la città e la sua vita si potrebbe anche sopportare. Ma invece siamo sicuri che anche queste risorse finiranno nel pozzo senza fondo del debito e delle scelte che lo hanno prodotto.

Non so se qualcuno ha letto la classifica della povertà dei capoluogo di provincia. Andria è l’ultima in Italia. Quindi il fondo lo abbiamo toccato. Ma non si risale senzareagire.Lo faremo adesso?