Musica Trap. Si tratta soltanto e davvero di una “pericolosa” trovata commerciale?

Un vero e proprio fenomeno culturale, un nuovo dandismo, espressione dello stato in cui versa tendenzialmente la sensibilità collettiva dei più giovani oggi

Andria - venerdì 26 aprile 2019
Migos. Met Gala, 2017
Migos. Met Gala, 2017 © n.c.

di Giuseppe William Moschetta.


Istigazione all’uso di sostanze stupefacenti, ad uno stile di vita corrotto e dissoluto. Queste sono, grosso modo, le accuse mosse al genere musicale emergente ed ai suoi principali fautori. Accuse che, tout court, vale la pena affermare come trascurabili, dal momento che le tematiche poste ad oggetto dell’ondata di sdegno, sebbene effettivamente rientranti nello stilema che caratterizza tale genere musicale, sono dagli artisti Trap frequentate soltanto nella forma di un riferimento immaginifico e di maniera, in cui sono condensate le origini sociali del genere musicale.

Un riferimento per giunta non necessariamente costante e non sostanziantesi altresì nella forma di una suadente opera di incitazione e pubblicizzazione diretta degli stessi motivi che sono di esso oggetto, così come vuole essere credenza diffusa.

Oltretutto, i rinvii a tematiche “licenzionse” in ambito musicale, a ben vedere, non sono affatto una novità; dal genere Rock in poi, si tratta di una tendenza ben consolidata, di cui sono state fruitrici e protagoniste quelle stesse generazioni ora impegnate in tale, moralistica crociata.

Tuttavia, grevi continuano ad essere le preoccupazioni fiorenti nel quadro dell’invettiva scagliata avverso il genere musicale Made in Atlanta, “esportato” anche in Italia ed in Europa, e altrettante le farisee sentenze di “virtuale” condanna, accompagnate dalle più improbabili proposte; si pensi a quelle della censura o del ricorso a vie legali.

Non andrebbe forse posta la questione in termini più realistici?
Dato per vero, infatti, che un solo cantante riesca indirettamente a spingere decine di migliaia di ragazzi ad adottare un determinato comportamento, ad esempio l’uso di sostanze stupefacenti (così come leggenda narra), andrebbe allora preso atto di un generale fallimento della società e delle sue strutture educative, piuttosto che fatta denuncia al vento e svolti “processi di piazza” ai danni dell’artista in questione.

Da educatori e da genitori, difatti, è rovinoso pensare di poter proteggere i più giovani dalle minacce

esterne perseguendo l’ingenua pretesa che il mondo attorno a loro sia tutto rose e fiori.

Si proteggono e corroborano le “labili menti” nel lungo termine, soltanto facendo sì che si scontrino anche e proprio con quell’inestirpabile, imperitura durezza che da sempre caratterizza la realtà e con la quale è possibile relazionarsi appropriatamente soltanto se dotati di solidi strumenti di giudizio, che proprio genitori ed educatori sono socialmente preposti a fornire; abituare al pensiero critico ed indipendente è l’unica ragionevole certezza, nonché eventuale, possibile contromisura.

È una assurdità pensare, per converso, di risolvere simili problemi lasciando incolte le menti dei ragazzi da una parte, e istituendo una forma di censura statale sulla musica, dall’altra; misure che, qualora adottate, abbandonerebbero senz’altro gli individui ad uno stato di eterna minorità intellettuale e involverebbero il ruolo dello Stato attorno ad una opprimente configurazione paternalistica.

E sulla medesima linea di pensiero, diciamolo pure: “de gustibus non disputandum est”. Inutile fare branco e scagliarsi aprioristicamente contro la presunta bruttura congenita del genere musicale in questione.

Partendo da questo punto fermo, è cionondimeno possibile individuare, con una approssimazione vicina all’oggettività, una dimensione qualitativa della musica Trap in circolazione, fatta di alti e bassi; di rimarchevole e variegato contributo artistico studiato nel solco di tale stilema, o soltanto di macchinosa ed imbarazzante emulazione dei suoi canoni stilistici. Senza adottare, pertanto, un grossolano e pregiudizievole approccio al genere, è possibile individuare produzioni stilisticamente degne di nota e altre da destinare quanto prima all’oblio, proprio come accade nel contesto di un qualsivoglia altro genere musicale.

Tuttavia, nel giudicare un pezzo Trap, è indispensabile tenere bene a mente un dato; non si tratta di musica intellettualmente gravida, cristallizzata nella forma eterna dell’arte, ma di divertissement estetico-musicale destinato per lo più a contribuire ad una generalizzata volontà di elusione dalla pesantezza e dal grigiore della realtà odierna.

Elusione basata sullo sfarzo e sulla magnificenza, “per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali”, come direbbe Marinetti.

Un modello estetico che va oltre il semplice intrattenimento musicale e che si basa sull’individualismo esasperato, su un ironico atteggiamento di distacco dalla realtà dei fatti, nonché di rifiuto nei confronti del conformismo degli usi e dei costumi. Elementi che vanno realizzandosi mediante una istrionica e peculiare ricercatezza nel vestire, accompagnata dall’ostentato consumo di beni di lusso e da un tanto irridente, quanto emblematico uso del linguaggio; una formula che non solo si propone di rompere le barriere dell’ordinarietà, ma di essere parimenti in grado di “intrattenere”.

Un vero e proprio fenomeno culturale dunque; un nuovo dandismo, espressione dello stato in cui versa tendenzialmente la sensibilità collettiva dei più giovani oggi.

Nel fruirne musicalmente, mai curarsi troppo del senso testuale ma concentrare l’orecchio della mente sull’ossatura ritmica e armonica, sempre finalizzata a disimpegnare, incantare, esaltare.

Un modo di frequentare la musica assolutamente inedito per gli italiani ma ben consolidato, d’altronde, nei Paesi a lingua inglese.


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