Che futuro hanno i bambini plusdotati?

Quando l'intelligenza diventa una difficoltà

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 10 maggio 2019
Che futuro hanno i bambini plusdotati?
Che futuro hanno i bambini plusdotati? © n.c.

Si definiscono plustodati, o per utilizzare un termine anglosassone“gifted”, i bambini e gli adolescenti caratterizzati non solo da un quoziente intellettivo nettamente superiore alla norma (QI > 125), ma anche da una particolare, maggiore sensibilità e capacità di pensiero logico e analitico, sanno trovare soluzioni originali ai problemi, hanno una maggiore consapevolezza e comprensione del mondo, delle regole e situazioni sociali che non é in linea con l'età anagrafica.

Un aspetto che potrebbe sembrare paradossale è che questi bambini non sempre vanno bene a scuola: hanno alte aspettative di riuscita; preferiscono lavorare da soli e possono opporsi alla richiesta di eseguire attività di routine che ritengono superflue o che già conoscono; frequentemente si impegnano solo nei compiti che ritengono interessanti o stimolanti; si annoiano facilmente ma non hanno la maturità emotiva per tollerare e gestire la conseguente frustrazione.

Le loro maggiori capacità di ragionamento astratto rispetto all'età possono determinare una dissincronia tra lo sviluppo cognitivo ed emotivo tale per cui un bambino plusdotato abbia una lettura della realtà che non appartiene alla sua età, con un senso di frustrazione e di diversità molto profondo: sono ragazzi molto intelligenti, la cui sfera cognitiva é altamente sviluppata, ma molto immaturi a livello emotivo e relazionale.

Anche lo sviluppo motorio é disarmonico rispetto alla loro precocità intellettiva: vengono descritti dagli insegnanti e dai genitori come studenti che scrivono male, sono maldestri nelle attività manuali o sportive, possono essere presenti disturbi di apprendimento, spesso vengono fatte diagnosi di deficit di attenzione ed iperattività o disturbi oppositivo-provocatori.

Ma quello che più spesso colpisce dai loro racconti, é il vissuto di isolamento rispetto ai pari a causa della diversità di interessi e delle minori abilità sociali, così come una difficoltà nell'esprimere e gestire le emozioni. Spesso questi ragazzi raccontano di avere difficoltà ad integrarsi pienamente nel gruppo dei pari, di sentirsi diversi, con conseguenti vissuti di inadeguatezza o francamente depressivi (“nessuno mi capisce”) che li porta ad isolarsi o comunque a ricercare la compagnia degli adulti; molto spesso sono proprio i coetanei ad emarginarli, a volte in modo più sottile, molto spesso in maniera più evidente perché li considerano strani o diversi.

Naturalmente non è pensabile omogeneizzare questi ragazzi in un unico gruppo, in quanto la definizione di plusdotazione può descrivere ragazzi con competenze relazionali adeguate così come altri che, al contrario, manifestano problemi di tipo sociale e relazionale.

Tuttavia, queste peculiarità richiedono l'attuazione di interventi mirati condotti da personale esperto e formato in questo specifico ambito perché abbiano la possibilità di poter vivere armoniosamente la loro vita scolastica, sociale ed affettiva: il loro mondo emotivo spesso viene trascurato e messo in ombra dal loro alto potenziale cognitivo; i genitori e gli insegnanti riferiscono spesso di sentirsi impotenti e non riuscire a comprenderli.

Sono ragazzi che hanno bisogno, così come gli altri, di un ambiente affettivo in cui potersi confrontare e mettersi alla prova, di relazioni affettive ed amicali, di conoscere meglio sé stessi e gli altri. Se privi di una rete di sostegno potrebbero da adulti portare i segni delle loro ferite infantili, sviluppare disturbi dell'umore o comportamenti anomali.

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