Sono nel vento

Fulvio, tre anni senza te

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 31 maggio 2019
Fulvio Schinzari
Fulvio Schinzari © Mirella Caldarone

Provo a cercarti nel vento di queste giornate quasi estive dal sapore autunnale, ma non ti percepisco: il vento porta via i profumi.

Provo a cercarti nelle note e nelle parole che hai scritto per me e cantate da un Soprano, quando hai voluto il mio diario di viaggio in Asia, e ti ritrovo:

‘Nel tuo viaggiare hai scritto parole che hanno rumori di giungla,

hanno l’aroma del tè, risalgono il fiume giallo come barche di bamboo,

salgono come incenso di una preghiera indù.

Si perdono lontane su un orizzonte che abbaglia,

si perdono insieme al verde di un’immensa risaia,

suonano come pioggia nella foresta pluviale,

profonde come il cielo prima del temporale.

Parole che hanno il passo veloce sui sentieri

di chi non ha paura, il passo dei guerriglieri,

il rosso dei tuoi capelli e di quel mondo migliore

che oggi resta solo una macchia di dolore.

Mal d’Asia, mal d’Asia.

Hai liberato pensieri, li hai lasciati fluttuare,

barche che reggono case sul lembo nervoso di mare,

perfetti come pietra, templi nelle radici,

scavano dentro l’anima le parole che dici.

Parole scritte a mano con la tua bella grafia

con gli occhi pieni di sogno e di fotografia,

parole raccolte con l’acqua con i palmi delle mani,

sentire la vita che scorre degli esseri umani.

Porta gli odori il vento sulla via della seta

e voci alla tua finestra quando la notte è quieta,

porta il sorriso del Budda, campanelli e vestiti arancioni,

riparo della vita e dei suoi monsoni.

Mal d’Asia, mal d’Asia.’

Hai scomodato Joseph Conrad, Yan Mo, Italo Calvino,Tiziano Terzani e Josè Saramago per creare l’eco alle mie parole ed hai scritto quello spettacolo meraviglioso che non finivano mai di richiederci, Mal d’Asia.

Quanta energia nella tua mente e nel tuo cuore, Fulvio Schìnzari. Sei stato il collante di musica e parole, la trama che ha messo insieme teatro e poesia, persone e passioni. Le tue dita, in accordo con la tua anima, hanno solleticato corde e generato melodie che varcavano sale gremite. Sei stato la colonna sonora di incontri dei più disparati. Sei stato l’insaporitore di meravigliose minestre umane: ne sentiamo ancora il profumo e spesso sei nella quotidianità che ci resta, caro Fulvio. Ti trovo nelle fotografie, nelle registrazioni, negli amori e nelle amicizie generate dalla tua esistenza.

Sono nel vento, Amori Imperfetti, In nome della Madre, Mal d’Asia: quanti titoli hai generato con l’entusiasmo che metteva in fila attori, cantanti, fotografi, musicisti. Professionisti o no, tiravi fuori qualsiasi potenziale e lo rendevi ingrediente essenziale in una mescolanza giocosa e seria allo stesso tempo.

Abbiamo ancora da realizzare un progetto: AFTERNOON DELIGHT, per riappropriarsi del piacere della musica attraverso percorsi guidati da te. Ne hai scritto la sinossi:

‘Siamo bombardati di musica. Nei supermercati, sulle spiagge, nei bar, sui mezzi pubblici, nei negozi, nelle sale d’attesa… musica che spesso viene subita passivamente come il fumo, che nessuno sente con attenzione e che quasi sempre è di qualità scadente.

Musica che non lascia nessuna traccia per il futuro e che evoca il nulla.

Eppure un tempo non era così: Pink Floyd, Beatles, Led Zeppelin, Fabrizio de Andrè, Lucio Battisti ma anche cantanti di musica leggera hanno consegnato alla storia pezzi ben scritti e sempre belli da ascoltare.’

Scendi da quel maledetto treno, Fulvio, dobbiamo cominciare le prove!

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