​Il romanticismo è morto

Se è vera la legge del "se non puoi batterli, unisciti a loro", Sarri, il comandante simbolo dei partenopei, ha scelto la via più coraggiosa e codarda al tempo stesso

Andria - venerdì 21 giugno 2019
Sarri
Sarri © n.c.

"Chi crede che con il denaro si possa fare di tutto è indubbiamente pronto a fare di tutto per il denaro". (H. Beauchesne)

E no, a differenza dell'andazzo generale in seguito alla prima prova d'esame, non sto parlando del movimento storico/culturale.

La mia sana vena sportiva e da tifoso del gioco più influente del pianeta (a livello economico), il calcio, non può sorvolare su un argomento che da una settimana circa ha sconvolto l'intero paronama calcistico, catturando l'attenzione di tutti i tifosi: l'arrivo di Maurizio Sarri, simbolo della napoletanità più passionale, sulla panchina degli odiatissimi rivali bianconeri, la Juventus.

Storia che di romantico, se non lo si era capito, non ha assolutamente nulla.

"Il comandante", un modesto e simpatico ex bancario toscano, dettosi da sempre tifoso azzurro, ha rappresentato quel meraviglioso connubio tra due entità che il cervello umano percepisce come amore con l'intero popolo napoletano, riscopertosi sognatore e capace di toccare con un dito quella sensazione di rivalsa sociale, ancor prima che sportiva. Un popolo che da anni sogna e spera di acciuffare quel fantomatico scudetto, metafora della scalata su una piramide che sembra sempre così irraggiungibile.

Una piramide su cui siede il nemico più odiato, quello ricco e potente, quello storicamente più blasonato che stravince incontrastato da quasi un decennio.

Maurizio Sarri ha comandato una rosa di improbabili eroi a sfiorare l'impresa, sfornando un calcio a tratti spumeggiante, vero promotore di un'idea di un fùtbol estetico, efficace, spietatamente cinico, che ha appassionato e scaldato il cuore di quel popolo partenopeo voglioso di riscatto.

Ma, si sa, le favole sono destinate a restare tali, e la mancata concretizzazione di tale sogno è costato, dopo soli di tre anni di convivenza, un doloroso divorzio, prettamente di natura economica, che lo ha portato prima nel suol inglese, e, in seguito, sulla panchina della Juventus.

Se è vera la legge del "se non puoi batterli, unisciti a loro", Sarri, il comandante simbolo dei partenopei, ha scelto la via più coraggiosa e codarda al tempo stesso, in cui il romanticismo tanto decantato ha visto la sua morte più tragica e dolorosa.

Il cinismo di una società troppo veloce, in cui i treni passano sempre meno più l'età avanza, ha portato l'ex bancario toscanello a non poter rifiutare l'offerta della vita, emblema di una fazione vittoriosa, che spende e spande, capace di poter comprare tutto ciò che vuole.

Il comandante ha visto così la sua barca sprofondare ed è salito su quella nemica, spietata ed inarrestabile, distruggendo quell'unico residuo di romanticismo, un sentimento a tratti irrazionale che aveva quasi stravolto la staticità di un dominio incontrastato bianconero.

Il comandante ha scelto la gloria all'amore, ma i trofei che arricchiranno il suo bagaglio di vittorie non cancelleranno mai quel primo amore, passionale ed irrazionale, che ha travolto l'animo di un popolo ferito e indifeso.

Quel popolo che lo ha protetto e coccolato ora ha il cuore spezzato nel vederlo con i colori del nemico, e probabilmente adesso lo odierà più di qualsiasi altra cosa.

Ma si sa, le favole sono destinate a restare tali.

Ci siamo tanto amati...


Pierpaolo Muraglia