Libertà di oppressione

Italia schiava del proprio passato

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 19 luglio 2019
mani in catene
mani in catene © n.c.

Aver paura è una condizione normale nell’uomo: chiunque la sperimenta durante la sua vita, ed esterna questa percezione mentale in maniera più o meno evidente. A volte il tutto può sfociare nella psicosi, creando una situazione di terrore che porta l’individuo ad interrompere il quotidiano per il timore di ripercussioni fatali. Allargando l’orizzonte sul nostro paese, tutto ciò si è verificato soprattutto durante i vari attacchi terroristici, vedi quello in Francia nel 2015, dove la paura ha fatto da padrona, con una buona parte dei cittadini che si rifiutavano, nelle ore successive, di uscire di casa per “prevenzione”. Allo stesso tempo la soglia dell’allerta terrorismo è salita alle stelle, così come era aumentata esponenzialmente la sicurezza in tutte le città. Partendo da quel momento, ogni minima minaccia, anche infondata, di un attacco terroristico ha sollecitato il medesimo effetto, poiché si tratta di estremisti Musulmani, con una cultura e una religione differenti dalla nostra, che quindi inducono alla percezione di un pericolo imminente.

L’ultimo spunto merita un’ulteriore analisi, in quanto va confrontato con ciò che è successo negli ultimi giorni in quel di Pavia, dove un’indagine della Digos ha concluso la confisca di un numero spropositato di armi da guerra e di un missile aria-aria, appartenenti a neofascisti di estrema destra, viste le altrettante citazioni a Hitler e al fascismo presenti nel magazzino dove veniva gestito il tutto. Il confronto è necessario perché la differenza delle reazioni agli eventi è abissale, mentre la gravità, in termini di pericolo oggettivo, è la stessa. Un episodio di questa portata straordinaria non ha suscitato preoccupazioni, il tutto perché, semplicemente, cambiano i protagonisti della storia. Ci troviamo in un’epoca in cui il fascismo non solo non viene più percepito come minaccia tanto da essere addirittura negato, ma finisce quasi per suscitare nostalgia in quanto proposta come soluzione politica per combattere i problemi del nostro paese. Inoltre, il loro punto a favore è quello di essere italiani, quindi perché mai dovrebbero farci qualcosa di male se sono come noi? È questo il processo che si verifica nel nostro subconscio: ci spaventa ciò che è diverso, mentre ciò che è uguale o simile ispira la totale fiducia, a prescindere da quale sia l’idea politica e umanitaria. Immaginare di cambiare i personaggi di questo racconto porterebbe a un risvolto scontato, quello cioè di quasi 4 anni fa.

D’altronde gli investigatori hanno semplicemente recuperato un arsenale a dei sostenitori della razza ariana, non hanno mica sventato un attacco degli jihadisti in Italia. Ogni individuo prova inquietudine nei confronti di un qualcosa che percepisce lontano; i neonazisti e i neofascisti si trovano dalla parte opposta. La nostra cara Italia ha accettato tranquillamente, fino al 26 giugno, un partito che idolatra e imita Mussolini, rifiutandosi di applicare l’apologia del fascismo in quanto la loro viene ritenuta mera libertà di espressione.

Quest’accettazione passiva ed errata, così come la mancata consapevolezza del rischio derivano da innumerevoli fattori: errata conoscenza della storia, ignoranza sui fatti, un continuo sciacallaggio sull’ira, la necessità di considerare il passato come un rifugio sicuro e sul quale dover tornare. L’aver oscurato l’evento è preoccupante tanto quanto il fatto accaduto. Non se ne discute in famiglia, non se ne discute a scuola, non se ne parla in nessun ambiente; contemporaneamente Altaforte pubblica un libro di uno dei nostri ministri, ed acquisisce notorietà con assoluta possibilità d’imporsi, sempre in nome della libertà di poter esprimere il proprio parere. Tutti questi fenomeni paiono quasi impercettibili, ma uniti i vari pezzi del puzzle si giunge a un pericolo grave che, tuttavia, continua ad essere sovvertito, o magari anche desiderato.

La speranza è quella di andare finalmente avanti e creare una società con valori di uguaglianza, rispetto, e che rifiuti qualsiasi tipologia di violenza o di ideologia separatista, perché il passato non si insegue, ma si ricorda.

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