Ricordare, nel bene e nel male

Benito Mussolini e Primo Levi: due uomini che, in modo diverso, hanno per sempre cambiato la nostra storia

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 02 agosto 2019
Da sx Benito Mussolini e Primo Levi
Da sx Benito Mussolini e Primo Levi © n.c.

29 e 31 luglio. A soli due giorni di distanza vi sono due commemorazioni importanti, che mettono di fronte le due facce dell’Italia del XX secolo e non solo: da un lato la nascita del duce, dall’altro quella di Primo Levi. Rappresentano il caposaldo di un paese costantemente diviso tra ideologie assurde e utilizzo della ragione, tra chi ha provocato il dolore con piacere e orgoglio e chi quel dolore lo ha vissuto personalmente, al suo interno e intorno, e non è mai riuscito a dimenticarlo per quanto crudo fosse riuscito ad essere. Bisogna, quasi per gioco, metterli sullo stesso piano, perché sono ricordati allo stesso modo, con la stessa importanza e la medesima emozione, sebbene sia evidente quanto sbagliato esso sia.

Il primo è riuscito, nel corso degli anni, ad affermarsi in maniera sempre più marcata, grazie alle sue capacità di imposizione, ma soprattutto grazie alle varie alleanze, le quali avevano reso la nobil patria più forte di quanto realmente fosse. A questo punto si potrebbe dire “il resto è storia”, ma quest’ultima è stata così violentemente travisata da non poter risultare affidabile. Dopo la caduta del regime infatti, sono state diffuse delle voci sulla bontà del governo dittatoriale appena sconfitto e sulla giustezza delle azioni compiute durante il ventennio. Queste voci sono diventate verità nel susseguirsi dei decenni, ed è uno dei motivi principali per cui il fascismo viene ancora, in alcuni casi, idolatrato. Tutto ciò si tramanda di generazione in generazione, e la scuola diventa quasi un’alleata di questo fenomeno. Dalla bonifica delle paludi alla creazione delle pensioni, dall’istituzione delle scuole pubbliche alle autostrade, sonno innumerevoli le buone azioni attribuite al fascismo, ottenendo volentieri il risultato di essere giustificato e ridesiderato sotto molti aspetti. E poco importa se l’opera di bonifica del suolo italico fu avviata e quasi già completamente completata dal governo precedente Facta, o se il sistema delle pensioni fu creato quando il duce era appena 15enne, o se ancora le scuole pubbliche furono istituite addirittura nel 1861, così come le autostrade furono progettate ben prima dell’avvento del governo dittatoriale.

Vanno annoverate anche le menzogne sulla sanità, sul rapporto tra nord e sud, e in generale sulla libertà di agire. Alcune di queste scellerate ipocrisie sono presenti nei libri di storia, e come con qualsiasi altro processo cognitivo, l’influenza delle parole è quasi impercettibile e si fa risentire solo più in là nel corso del tempo. Chiaramente quest’ultimo plasma la realtà modificandola anche radicalmente, ma le radici rimangono solide. I primi nemici non sono più gli ebrei, ma i diversi più prossimi a noi, gli “zingari” e gli omosessuali, che fanno parte delle milioni di vittime di quel periodo catastrofico per l’umanità. L’uomo è così orgoglioso e testardo, talvolta tiranno, che non riesce a cambiare la propria posizione a riguardo, proprio perché quelle parole sono nel terreno ormai da quasi un secolo e permettono la stabilità della pianta.

Molte delle conseguenze dei problemi umanitari odierni derivano proprio da questo, tanto che l’Italia è uno dei paesi in cui il razzismo e l’omofobia sono maggiormente presenti e sembrano destinati a non diminuire. Lo scrittore ebreo forse sapeva, in cuor suo, che il dramma non si sarebbe concluso dopo la liberazione, ma si sarebbe protratto e inculcato nella società del domani, in quanto è davvero semplice nascondere o snaturare la realtà così da darle altre sfaccettature che, evidentemente, non ha mai avuto.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, poiché ciò che è accaduto può ritornare…” Levi, oltre a rievocare alcuni degli episodi che hanno macchiato un’epoca, traccia la linea sul reale obiettivo da perseguire, ovvero il far sì che il corso degli eventi cambi e che non formi un circolo vizioso. Tuttavia, per evitare che ciò si verifichi ulteriormente, è fondamentale seguire un percorso opposto a quello percorso sino ad ora. Bisogna diffondere la verità, ricordare con più forza le atrocità di quei campi e la distruzione di una società unita nelle differenze che ancora oggi fatica a prender piede. La memoria non ha alcun valore se gli errori si ripetono e non vi si pone rimedio. Chi continua a sostenere determinate idee non è consapevole delle conseguenze che i loro “avi” politici hanno creato, poiché il loro subconscio non ha fatto altro che udire della forza e della magnanimità di un governo che metteva al centro gli Italiani. In realtà era un sistema educativo volto a formare tiranni, che facevano dell’odio e della violenza gratuita le loro principali armi di sopravvivenza, allo stesso modo in cui i primitivi lottavano per la supremazia nei loro villaggi. L’uomo ha conosciuto il fondo di se stesso: è ora di inseguire la vetta.

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