​Un gioco diventato minaccia

La bellezza del calcio messa in pericolo da problemi continuamente trascurati

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 09 agosto 2019
bambino che gioca a calcio
bambino che gioca a calcio © n.c.

Al di là delle più svariate qualità fisiche e mentali che sono necessarie per potersi imporre nello sport più praticato al mondo, nel calcio esistono dei valori che vengono insegnati e che devono essere rispettati. Rispetto è proprio il termine che si trova alla base di questa disciplina che può essere fonte di ispirazione per tutti, partendo dai bambini, ma altrettanto fatale. La linea di confine è infatti veramente sottile, e quando la si supera le conseguenze possono essere riprovevoli. In questo caso, il calcio diventa lo specchio della nostra società, e quindi odio, diffamazione, razzismo, separazione, rivolta contro un sistema per il semplice gusto di ribellarsi. Sono numerosissimi gli episodi che ne hanno macchiato lo splendore e le potenzialità, ma ciò che è accaduto negli ultimi giorni ha un sapore ancora più amaro, in quanto è la dimostrazione dell’incapacità di unire un popolo intorno a un pallone senza faide che non hanno nulla a che vedere con tutto ciò. Il primo, quello più grave, riguarda l’omicidio del capo ultras della Lazio, ucciso nei pressi del parco degli Acquedotti, a Roma.

Poco ancora si conosce su chi possa aver commesso il reato, tuttavia la vittima rappresentava la maggior carica della parte della tifoseria più calda della sponda biancoceleste, quella degli “Irriducibili”, che tra l’altro non è nuova a coinvolgimenti di questo tipo. La seconda, che non si tramuta in un episodio di cronaca nera ma è da considerarsi di notevole importanza, è stata la scelta, seppur ufficiosa, della Juventus di impedire ai campani e ai residenti in Campania l’acquisto dei biglietti all’Allianz stadium in occasione della partita tra i bianconeri e i partenopei che si terrà il 31 agosto. Questa scelta ha suscitato grande scalpore, soprattutto perché si tratta di una decisione presa dall’alto, da persone che dovrebbero rappresentare gli ideali citati al principio. E così, per l’ennesima volta, il mondo del calcio viene messo in discussione da provvedimenti scellerati che non fanno altro che dividere e assecondare gli interessi personali in voga di un business malato e improduttivo dal punto di vista umano.

Nel 2018, senza andare troppo indietro nel tempo, un tifoso veniva ucciso fuori dallo stadio San Siro perché il pensiero principale non era godersi uno spettacolo, nel giorno di Santo Stefano, ma organizzare una sorta di lotta clandestina nella quale solo i più forti sarebbero sopravvissuti. Nello stesso giorno e nella stessa occasione, Il difensore del Napoli Koulibaly veniva schernito e circondato da cori razzisti che lo hanno portato a reagire e a venire espulso, proprio perché l’umanità non è ben accetta, tant’è che il match non è mai stato sospeso o interrotto definitivamente. È bene precisare che si tratta di eventi dalla portata e dalla gravità differenti, ma nonostante ciò tutti mettono in luce gli enormi difetti di un ambito che continua ad esasperare il denaro e a trascurare tematiche che sarebbero ben più rilevanti. Anzi, sono gli stessi protagonisti che si fanno carico di queste defezioni e, talvolta, le mettono in circolo.

La conseguenza è che i tifosi, tanto numerosi quanto facilmente influenzabili, ne vengono attratti e imitano, senza neanche esserne pienamente consapevoli, ciò che la società supportata opera. La classica ciliegina sulla torta la mette il centrocampista svedese Albin Ekdal, che attualmente milita nella Sampdoria. In un’intervista ha infatti sostenuto come uno dei problemi più gravi e trascurati sia l’omofobia presente all’interno di questo settore, sottolineando come la quasi totalità dei calciatori omosessuali è obbligata a non esternare il proprio orientamento sessuale, finendo altresì per appendere gli scarpini al chiodo prima del dovuto.

Eppure la notizia di un trasferimento milionario continua a suscitare maggior interesse, così come la notizia di una trattativa sfumata provoca più malumore di un coro razzista o di un giocatore che sembra non venga più considerato un essere umano prima ancora che un professionista. Ogni bambino che si appassiona a questo sport, rincorre una sfera con tutta la passione del mondo sognando, un giorno, di poter seguire le orme dei suoi idoli, ma se le cose non cambiano dal punto di vista umano, quel bambino diventerà schiavo del proprio modello e ne verrà educato di conseguenza, circondato da violenza, oppressione, e tante altre macchie di uno sport sempre più in pericolo.

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