Il Labirinto di Adriano

Nelle viscere di Orvieto, un alveare di cunicoli e cisterne etrusche

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - giovedì 15 agosto 2019
Il Labirinto di Adriano
Il Labirinto di Adriano © Mirella Caldarone

Ci rendiamo subito conto che è un appuntamento con la storia, quello in cui ci imbattiamo in una mattina d’agosto di questa calda estate.

Siamo nel quartiere Corsica di Orvieto, vicino alla chiesa di San Domenico, e ci aspetta Adriano, nella sua antica pasticceria a due passi dalla piazza. A condurci qui è Agostino, vecchio amico di Adriano e abitante di Ficulle, piccolo centro nell’orvietano. Unica pugliese, sono in compagnia di Ana e Fernando, di cui sono ospite, per la settimana di ferragosto, nella loro splendida dimora incastonata come una gemma nelle campagne umbre.

Adriano è un uomo accogliente, lo capiamo da come abbraccia Agostino e saluta noi, quasi ci conoscessimo da tempo immemore. La sua pasticceria ha lo spessore della storia: vetrinette adorne di libri e bottiglie, ottimi ingredienti da mescolare con zuccheri, aromi e sapienze decennali, per produrre una pasticceria da grido.

È qui dagli inizi degli anni sessanta, Adriano. Ha auto il tempo di appassionarsi al mestiere che, però, non ha scelto: avrebbe voluto studiare, lui, ma le sue umili origini contadine non gli hanno garantito la realizzazione dei suoi sogni.

La storia toglie e la storia dà: Adriano ha saputo regalare dolci emozioni ad un esercito di persone che hanno potuto assaporare le sue creazioni. Il suo splendido Pandolce Etrusco, nel 1987, è stato il primo classificato in Umbria ed ha ricevuto il prestigioso premio nazionale Il mattarello d’oro.

La folgorazione accade negli anni ottanta quando, a causa della ristrutturazione della già famosa Pasticceria Adriano, i proprietari scoprono casualmente l’esistenza di una cavità proprio sotto il locale commerciale (attualmente la cavità è visibile da un vetro a pavimento).

La dedizione e l’operosità di Adriano, metro dopo metro, hanno liberato i camminamenti sotterranei occupati da camion di detriti. Scavando, raschiando e levigando, vent’anni di lavori hanno restituito alla vita e alla luce circa 400 metri quadrati di cunicoli e cisterne etrusche utilizzate per la raccolta delle acque piovane ed impiegati come silos per la conservazione del grano, risalenti al V sec a.C.

Sono visibili, poi, le stratificazioni della storia: pozzi risalenti al medioevo e al rinascimento e ritrovamenti, alla profondità massima di 20 mt, di fossili vegetali pietrificati, incastonati nel letto di un antico fiume trasportati lì dalla lava di un’eruzione del vulcano ubicato là dove ora sorge il famoso lago di Bolsena.

Non solo scavi di cunicoli: l’opera di Adriano parla della sua creatività nella sistemazione delle numerose tracce storiche di manufatti e reperti. Insieme al suo estro c’è quello di Leonardo Piras, un amico artista che ha fatto delle pareti etrusche materia per meravigliose sculture integrate: maschere apotropaiche, nicchie con portali decorati, colonne in torsione, incavi e piccoli templi per bottiglie di nettare d’uva.

Queste viscere custodiscono il prezioso vino di Adriano e, con esso, i vecchi strumenti per la vinificazione usati nel suo podere di Castiglione in Teverina, dove la sua passione di agricoltore ha trovato, nel tempo, spazio per esprimersi.

Lodevole il suo Vinsanto, trent’anni d’età e tre botti ben conservate: l’abbiamo gustato insieme ai fantastici dolcetti della pasticceria di famiglia, al termine della nostra visita al Labirinto sotterraneo.

Le stratificazioni della storia le osserviamo anche quando salutiamo suo figlio Maurizio che, insieme a sua moglie Alessandra, continua l’opera di Adriano, arricchita da un ottimo ristorante che propone piatti tipici della tradizione orvietana, da cui si accede al Labirinto.

Andateci, al Labirinto di Adriano: vi perderete nei meandri della sua magnifica storia.