La profonda crisi di un sistema egocentrico

La speranza di una nuova politica sino ad ora scossa da innumerevoli fallimenti

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 16 agosto 2019
egocentrismo
egocentrismo © n.c.

Per quanto sia difficile anche solo ipotizzarlo in un mondo come quello odierno così tremendamente frenetico e senza sosta, sarebbe bello immaginare di interrompere, anche solo per un istante, il flusso di azioni che il tempo si porta con sé: un momento, seppur breve, per utilizzare la capacità del pensiero al fine di riflettere su tutto ciò che si sta verificando, tenendo conto delle conseguenze con una premura e una prudenza mai viste sino ad ora. Il risultato di questa “cura dell’impellenza” sarebbe senza ombra di dubbio differente. Questa proposta, tanto affascinante quanto utopica, porterebbe ad un’analisi molto più concreta sulla nostra attuale situazione politica, contemporaneamente alla crisi di un governo che, appena un anno dopo, ha deciso, seppur non ad un’animità, di tirare i remi in barca e proseguire il viaggio nella ripida corrente da solo.

Questa sperimentale esperienza di partito ha fallito per una semplicissima ragione che va ben al di sopra di quelle che possono essere le capacità dei reggitori di un sistema, ossia la constatata e riconfermata impossibilità di far conciliare delle idee tra menti diversi per compiere il medesimo percorso con un unico fine, fare il bene dei governati. Simulando un po’ il gioco degli specchi che riflettono la realtà da un’altra prospettiva, la mossa di Salvini è stata di un opportunismo cronologicamente ideale. La richiesta di elezioni anticipate porterebbe, almeno per il momento salvo “plot twist” alla Donnie Darko, ad una vittoria abbastanza scontata, frutto di una campagna elettorale, a parole, con i fiocchi. Nella psicologia viene definito “effetto bandwagon”, o più rozzamente “effetto carrozzone”, e consiste sostanzialmente nell’aderire ad un determinato comportamento solo perché quest’ultimo è di massa, e quindi sostenuto dalla maggior parte degli individui. Lo si può dedurre dalle numerosissime promesse fatte e non mantenute se non addirittura dimenticate, che però sono state sovrastate da una battaglia, soprattutto sfruttando il pieno dell’era social, persuasiva e vincente, che ha magnetizzato milioni di persone. Nonostante tutto ciò, il punto deve essere un altro, e deve prescindere una volta per tutte dagli interessi personali.

Questo è l’ennesimo governo dell’insuccesso che ha manifestato una debolezza politica che ci sta conducendo al baratro, sebbene al principio ci fossero delle speranze di riuscita e una buona dose di fiducia. È il fallimento dell’alleanza che paradossalmente adesso pare sia divenuta insostenibile in una repubblica democratica come la nostra. È il fallimento di un progetto che ha sempre più universalizzato l’egoismo e l’odio reciproco, che si trattasse di partiti nemici o uomini che vagano per il mare verso un ignoto oramai sempre più inquietante.

Accertata la mancata riuscita di questo percorso, la giostra ha ripreso a girare con il suo volteggio oramai estenuante, con nuove campagne elettorali, ritorni “inaspettati” come quello di Renzi, nuove proposte di coalizione e via dicendo, in un magna magna che con un sottile velo di nostalgia è tornato a farci compagnia. Nessuno degli interessati ha appreso la lezione, con un atteggiamento ai limiti del negazionismo estremo.

La democrazia è un sistema che sta subendo un’involuzione senza precedenti perché viene conferita nelle mani di individui che ne distorcono le origini e i propositi, tanto da confonderla con altri regimi che con i poteri del popolo non hanno nulla a che vedere. Un popolo che probabilmente ha smarrito la voglia di lottare, perché si è già iniziato a parlare di cosa succederà, non della gravità di ciò che è successo; si discute su chi si voterà, prima ancora di chiedersi se il solo voto è sufficiente per ribaltare le sorti del paese. Quello che si prospetta è quindi un vero e proprio déjà-vu politico e sociale, certamente non quello che ci si auspicava.

È necessario uno stravolgimento repentino; per farlo però, è necessario prima fermarsi, ripercorrere i passi compiuti negli ultimi anni e realizzare definitivamente come l’egocentrismo una volta al potere sia privo di utilità e presagio di un governo non duraturo. Lo spazio di un attimo: la politica del successo e dell’unione inizierà da qui.