Le fiamme dell’irrazionalità

Una foresta segnata da un attacco sconsiderato alla natura

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 23 agosto 2019
Una foresta segnata da un attacco sconsiderato alla natura
Una foresta segnata da un attacco sconsiderato alla natura © n.c.

Le informazioni, si sa, viaggiano ad una velocità impressionante data la facilità con la quale possono essere trasmesse, oggigiorno, in ogni singola parte del mondo in cui vi sia libero accesso alla tecnologia. Questa notevole rapidità di scorrimento ha tuttavia il suo lato negativo: infatti tanto più lesta viene comunicata una notizia, tanto più in fretta viene trascurata e sostituita con un’altra di rilievo.

Si finisce perciò col perderne il contatto in termini di importanza e gravità, soprattutto se determinati avvenimenti si svolgono dall’altra parte del mondo, in un altro emisfero. Ecco, rivolgendo uno sguardo oltreoceano, vedremmo una minaccia dai toni potenzialmente catastrofici per l’umanità e per il mantenimento di un già precario ecosistema del nostro pianeta. La foresta Amazzonica sta subendo una regressione pericolosa, rappresentata da una deforestazione e da incendi dolosi intensivi. Tutto dovuto alle sciagurate azioni dell’uomo.

Questo processo è in realtà in corso da quattro decenni, e sebbene ci siano stati dei periodi di maggiore salvaguardia della giungla più estesa al mondo, una parte della sua vastissima superficie è letteralmente scomparsa per far spazio a delle coltivazioni, in particolare olio e soia. Le conseguenze sono a dir poco critiche per tutti gli esseri viventi: la straordinaria diversificazione delle specie animali e vegetali che caratterizzano questa splendida area verde sono in rapido declino, a rischio estinzione o già oramai segnate al loro destino. Ma non solo: anche gli indigeni che vi vivono e vi trovano un rifugio sicuro da ere si vedono attaccati senza un’apparente motivazione giustificatrice.

Un processo consistente in opere di braccia guidate da una mente distorta, quella del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. In carica dal 1° gennaio di quest’anno, sta ponendo in essere una politica ambientale distruttiva per accontentare le richieste dei consumatori ossessivi, ottenendo un consenso con metodi parecchio discutibili. Inoltre, ascoltando le sue varie dichiarazioni risalenti a momenti anche precedenti alla sua elezione, si delinea un desiderio di vera e propria crociata contro le popolazioni indigene, ritenute non meritanti di condurre quel tipo di esistenza, tanto diversa dagli standard dell’evoluzione ma altrettanto importante. Ovviamente non è il primo individuo, nel corso della storia, che fa dell’odio il suo cavallo di battaglia e della dialettica lo strumento per restare al potere, ma questa volta c’è a rischio la salute dell’intero pianeta. Il “polmone verde” così definito è produttrice addirittura del 20% dell’ossigeno presente sulla Terra, elemento che ci permette di respirare e, in una parola più risonante, di vivere. Inoltre, tra le sue tante vitali funzioni, gioca un ruolo fondamentale nella temperatura globale e nella frequenza delle piogge. Questo significa che, riducendo notevolmente la sua superficie, lo sbalzo climatico ne risente in maniera massiccia e aumenta il suo dislivello, che ha causato e continua a causare numerosi dissesti idrogeologici.

Il governatore verdeoro, piuttosto che ammettere il pericolo imminente e prendere le dovute misure, ha ben preferito scagliarsi contro le ONG, oltre che negare la presenza di un reale problema. Puntare il dito contro il nemico è l’ultima spiaggia per salvare la propria istituzione, ma l’assurdità della questione, scorrendo il tempo, peggiora le condizioni di una giungla indifesa e quotidianamente spogliata delle sue meraviglie. Nessuno, nei limiti confinanti con la follia, commetterebbe un’azione simile. Il punto focale è che l’uomo, quando si tratta di ambiente, ha difficoltà nel comprendere il valore del suo rispetto e della prevenzione. Come già spesso accaduto, ci si rende conto dell’errore solo una volta che se ne presentano le ripercussioni, il più delle volte irrimediabili. Infatti sebbene il mondo si sia mobilitato per denunciare l’atto, sono ben pochi coloro che sono consci dei rischi per la realtà circostante, prima ancora che per se stessi.

Oltre alla deforestazione si sta assistendo ad uno “spettacolo pirotecnico” senza precedenti da semplici spettatori, e motivare il taglio e le fiamme con la necessità di coltivare e produrre cibo non deve neanche regalare il beneficio del dubbio a chi ascolta, perché questo processo porterebbe a effetti devastanti a medio-lungo termine. Un sottile velo di speranza si cela nelle azioni per contrastare Bolsonaro e i suoi sostenitori, ma soprattutto nell’evitare il decadimento di un equilibrio che permette la nostra sopravvivenza e quella di flora e fauna.

D’ora in poi si dovranno attuare misure sempre più drastiche non solo contro chi agisce così minacciosamente, ma anche per far entrare nel subconscio delle generazioni presenti e di quelle future quanto siano imprescindibili l’amore e il rispetto per la natura. Infine, bisogna anche sviluppare le risorse necessarie per far fronte e reagire ai reali problemi: la notizia di una cattedrale che va in fiamme, per quanto gloriosa e simbolica fosse la sua storia, non può riscontrare un effetto mediatico maggiore di una foresta pluviale che viene intenzionalmente bruciata perché troppo ingombrante. Un’azione positiva è sempre preceduta da attenta riflessione, mentre un albero tagliato o dato in fiamme solo per soddisfare la propria sete di vita non è altro che un lampo la cui luce è solo un barlume di un’irrimediabile oscurità.