L’era della superficialità

Pregi e difetti delle interazioni sociali di oggi

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 30 agosto 2019
L’era della superficialità
L’era della superficialità © n.c.

L’epoca in cui viviamo è caratterizzata dalla presenza ingombrante dei social, in maniera ancor più invasiva negli adolescenti e nei giovani che si affacciano alla prima età adulta. Da Instagram, a Facebook, a Twitter, chiunque ne ha a disposizione almeno uno e lo utilizza per i più svariati motivi, sebbene le ragioni principali siano restare in contatto con la propria compagnia, fare nuove conoscenze e condividere pezzi della propria vita. Questo ha inevitabilmente cambiato i parametri dei rapporti sociali, che nel terzo millennio si sono completamente trasformati.

In una supposizione teorica, questi ultimi si dovrebbero instaurare con molta più semplicità e immediatezza, grazie agli innumerevoli strumenti che gli individui possiedono per raggiungersi tra di loro anche in posti lontani, ma purtroppo non è sempre così. Come in qualsiasi altra cosa infatti, ci sono numerosi lati negativi che vanno osservati e che paiono quasi contraddittori all’obiettivo delle app di comunicazione. Per esempio, in una recente analisi della nota azienda di sondaggi YouGov, si è dedotto che la generazione dei millennial è quella che afferma di sentirsi maggiormente sola, o comunque di avere meno amici rispetto alle aspettative. I perché sono diversi, ma tutti equamente racchiusi nella macrosfera dei social.

Contraddittorio appunto, tuttavia possibile: alla base vi è una superficialità delle emozioni e dei rapporti elevata, dovuta ad un errato utilizzo di queste reti dalla parte della massa. Avere tanti amici non è sinonimo di vera amicizia, e proprio per questa ragione la sensazione di solitudine inizia a regnare sulle menti dei più giovani e dei più fragili, emotivamente parlando. Inoltre, col mutarsi dei tempi, cambiano anche i modelli che si vogliono seguire. Se prima infatti si idolatravano eroi di un qualsiasi cartone o racconto fantastico, anch’essi in realtà da mettere in discussione, ora l’obiettivo principale è diventato seguire le orme degli influencer, che conducono una vita faticosa ma colma di soddisfazioni.

Di queste vite si conosce la versione che questi decidono di pubblicare, e solitamente ne risulta una sempre felice che suscita l’invidia e il desiderio dei più. Alla luce di questi fenomeni sociali, si stanno completamente invertendo la rotta e ribaltando gli ideali di apprezzamento dell’ego e delle persone vicine. Questa si potrebbe definire “l’era dell’apparire” piuttosto che “l’era dell’essere”, in quanto si tende a condividere ciò che può piacere agli altri piuttosto che ciò che può apprezzare chi compie il gesto. O addirittura, si finisce per desiderare solo quello che piace a chi ci osserva, perché si trasferisce inconsapevolmente nel nostro subconscio. Il significato dei sentimenti è completamente opposto rispetto all'immagine che si cela dietro a un post o a una storia.

La solitudine, per esempio, è un modo fondamentale per conoscere meglio il proprio io e per ammirarlo, e invece la realtà da cui siamo circondati la porta ad intendere come un mostro emotivo che pregiudica le nostre vite. In secondo luogo, è un passo notevole da compiere prima di instaurare una qualsiasi relazione con qualcuno, poiché le possibilità che sia veritiera, duratura e con reale interesse reciproco aumentano notevolmente. Se si sfruttassero le reali potenzialità dei social, lo scenario sarebbe ben più roseo: scambio di idee su un tema ben più rilevante di un nuovo look, assidua informazione su questioni di caratura maggiore piuttosto che un banale e futile gossip o una sconsiderata fake news, comunicazione corretta ed efficiente che lasci degli insegnamenti ai numerosissimi spettatori virtuali, alcuni dei quali si affacciano allo schermo già dalla piccola età. Certamente lo svago deve essere parte integrante, ma un utilizzo attento e funzionale non esclude minimamente questo punto.

A conclusione di ciò, i tempi sono notevolmente cambiati e con esso anche le abitudini e le interazioni, perciò optare per tornare indietro ai vecchi usi e costumi sarebbe una nota stonata nell’epoca corrente, la quale offre inevitabilmente più risorse di conoscenza e crescita sociale. Bisogna, più facile a dirsi che a farsi, da un lato dar maggior risalto alle reali potenzialità dei social, dall’altro insegnare che un rapporto non si costruisce da un direct o da un commento a una foto, bensì nella vita reale, che resta la più bella da vivere. E a volte esser lontani da tutto e tutti non è sintomo di egoismo, ma rimedio dell’io a un mondo frenetico che spesso ci vuole protagonisti, solo come attori.