Sua Maestà “La Salz”

Serve un nuovo umanesimo in cui il passato lo rintracciamo nel nostro agire quotidiano

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 06 settembre 2019
Sua Maestà “La Salz”
Sua Maestà “La Salz” © Mirella Caldarone

Il suo colore è il principe dello spettro visibile. La sua forma, quasi sferica, evoca i giochi collettivi della nostra infanzia. Al tatto è morbido, il suo succo decora e arrossisce il nostro pane condito sopra il quale gareggia con il nettare di olive.

Oro per il nostro territorio, questo pomo rosso definisce mediterranei i popoli che lo coltivano e lo eleggono re della propria cucina.

La caducità del pomodoro impone metodi per la sua conservazione. Nasce, così, la conserva che ha assicurato, sin dai tempi antichi, la disponibilità del suo prezioso succo anche fuori stagione.

La storia di ognuno di noi andriesi profuma di pomodori in cottura. Occasione di fine estate per riunioni familiari attorno al rito della Salz.

Pile enormi di cassette piene di palline rosse, montagne di bottiglie, passapomodori, sale grosso, fornelloni e bidoni cilindrici (quelli da edilizia) in cui dare il bagno (per strada, ebbene sì) augurandosi di non trovare bottiglie scoppiate: sarà il colore dell’acqua di bollitura a farcelo capire.

Non di solo profumo è intrisa la storia ma anche di suoni, voci e di decine di mani operose: di chi lava pomodori o bottiglie, di adulti che governano la macchina passapomodori (qualcuno ha inventato la versione elettrica fatta in casa) e di bambini che mettono la foglia di basilico in ogni bottiglia. C’è chi mette in sequenza i tappi-corona e chi (adulto, uomo) sigilla le bottiglie con la tappatrice. All’esperienza femminile è affidata la fase delicata del bagno per la sterilizzazione (u vagn): un grande gioco di distribuzione equa di spazi da ammortizzare con le pezze vecchie perché nulla si rompa.

Per decenni ho vissuto queste scene come ricordi e, d’improvviso, mi lascio contaminare dall’esperienza di Mariella che continua, invece, la tradizione.

“Quest’anno faccio la Salz”, e la magia si compie.

I pomodori li chiedo ai ragazzi del progetto Ubuntu, curato della Comunità Migrantesliberi di Andria, che ha come obiettivo la formazione in ambito agroalimentare con la finalità di offrire un’opportunità di concreto inserimento lavorativo e sociale ad un gruppo di migranti e un gruppo di uomini italiani inseriti presso gli alloggi sociali. L'orto Ubuntu è stato realizzato recuperando un terreno agricolo in disuso e gentilmente messo a disposizione da un'azienda agricola del territorio.

I prodotti del progetto Ubuntu sono fiori all’occhiello; i pomodori, vere gemme rosse dall’aspetto sano e dal sapore ottimo: sembra l’eco di un passato lontano.

Inizia la danza della Salz e tornano tutte le voci, i gesti dimenticati, i suoni. Alle papille gustative arriva la fragranza della presenza di chi è scomparso da mille anni.

È stato come salire sulla giostra del tempo, del mio tempo, passato e futuro. Una carrellata del cuore e dello spirito. La storia in diretta, non solo ricordo.

Serve un nuovo umanesimo in cui il passato lo rintracciamo nel nostro agire quotidiano. Non, dunque, un passato come memoria mitica o statica, ma come scelta etica e poetica.

Posso tranquillamente affermare di aver sperimentato una salsa po-etica. E ne sono felice.