La realtà distorta di un amore mai esistito

L’ennesimo femminicidio giustificato dalla stampa

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 13 settembre 2019
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femminicidio © n.c.

Amore: una parola all’apparenza semplice che al suo interno contiene una scatola di sentimenti infiniti e complicati da descrivere, ma anche di molteplici contraddizioni e falsi parallelismi che ne fanno distorcere la natura e la bellezza. Più o meno tutti coloro che vantano una relazione stabile, e non solo, affermano di provarlo mostrando certezza e un’apparente franchezza nei termini. In realtà è una rete intrinseca di condizioni ben più complesse e uniche, in maniera contradditoria all’uso spropositato e ingenuo che se ne fa. Altri termini come “ossessione”, “possessione”, ”tormento” e via dicendo suonano come intrusi ed illusivi, eppure secondo molti diventano sinonimi e plausibili, sfociando in un desiderio ritenuto legittimo e altrettanto sincero. Il loro peso è ben più massiccio rispetto al credo comune, e compiere una netta separazione è un dovere, soprattutto se si ha il potere di influenzare la massa. Quando non accade, si assiste quindi, oltre che all’ennesimo caso di femminicidio, anche ad una passionale ed inverosimile giustificazione del gesto, volta a nascondere una natura malata. In questo caso, il riferimento più recente e lampante è all’uccisione di Elisa Pomarelli, assassinata da Massimo Sebastiani, che dopo aver occultato il cadavere e aver provato a sfuggire alla propria sorte, ha deciso di consegnarsi nelle mani della polizia.

Dire che il reato commesso è grave in quanto trattasi di un omicidio sarebbe scontato se non addirittura ai limiti dell’ironico, tuttavia ben diversa è la spiegazione fornita da buona parte dell’informazione pubblica, la quale si è implicitamente schierata dalla parte del reo con una tecnica di immedesimazione che non avrebbe molto da invidiare al miglior Dante nella Divina Commedia. Numerose sono le espressioni utilizzate in suo favore: “gigante buono”, “amore non corrisposto”, in generale una persona dall’animo semplice e solidale che si è pentito immediatamente dopo e il cui pianto è divenuto motivo di perdono mediatico. Per confermare questa presa di posizione, erano necessarie altre indiscrezioni contro la donna, considerata colpevole di illudere l’uomo e di prendersi gioco del suo amore, con annessa precisazione della grande differenza d’età fra i due, 18 anni, volta a renderla meno matura e consapevole, essendo la più giovane di una coppia mai esistita. Risulta evidente quanto sia semplice distogliere l’attenzione dal reale problema con un gioco di frasi ed appellativi che balzano all’occhio di chi legge, distraendolo dall’oggettiva interpretazione di un caso che in Italia non è certo nuovo, ma ancora mal interpretato.

Per quanto sembri controproducente aggiungerlo ad un elenco, si parla del 59esimo reato simile accertato quest’anno, e sono sufficienti questi numeri per far comprendere l’inutilità della difesa andata in scena nei confronti dell’uomo. Se diminuisce la lista degli omicidi in generale, quella ai danni delle donne rimane tristemente stabile. Mentre la giustizia, seppur lentamente, sta cercando di attuare misure di prevenzione e decrescita di tali azioni, la stampa continua a perseverare e ad annebbiare la situazione, figlia di una concezione dell’amore priva di una minima base reale e romantica. La bramosia, già di per se nei limiti, diventa masochismo se non si provano sentimenti corrisposti, e con un’etica malata può facilmente sfociare nella violenza, che non può minimamente essere razionalizzata e accettata come invece è stato fatto negli ultimi giorni. Ribaltando lo scenario e non attuando la parte dell’avvocato del diavolo, è bene porre l’accento sui reali risvolti di questo crudele assassinio, che oltre a una folle concezione di rapporto vede anche una base omofoba, in quanto la donna, orgogliosamente e non colpevolmente omosessuale, è una delle ragioni per cui l’uomo, non potendo più utilizzare la sua mascolinità tossica come esca, ha deciso di optare per altre vie.

Certi titoli e certe speculazioni degne di un gossip hollywoodiano non fanno altro che incentivare tali atteggiamenti, dove la donna rappresenta l’oggetto e la meta da conquistare, senza che il suo consenso sia necessario, o scambiando la sua vicinanza, in molte occasioni anche solo amichevole, come pretesto per agire. Purtroppo eventi del genere non cesseranno completamente di esistere, così come ci sarà sempre uno scellerato in preda all’ira o poco cosciente che deciderà di porre fine alla vita di un altro individuo, ma di certo le probabilità di sentir parlare del prossimo femminicidio continueranno a tenersi elevate se si istiga alla disuguaglianza di genere e di sentimento. Il pianto dopo un assassinio non è un requisito di un amore puro e sincero, così come non lo possono essere un’illusione o una speranza disattesa.

Amare significa condividere un percorso univoco con radici forti, dove valori come il rispetto, la considerazione e la sana passione sono reciproci, e dove la parità di coppia è la colonna portante per una relazione duratura, ma soprattutto realmente vissuta. Secoli e secoli fa, l’autore greco Lisia creava uno dei manifesti più importanti della storia giuridica classica con “la difesa di Eufileto” dove il delitto d’onore veniva ritenuto motivo di scagionamento del reo. Oggi pare non si sia andati molto oltre quella mentalità. Giustificare il male, a lungo andare, sovverte l’idea del bene, e così facendo amore e odio, ardore e oppressione si uniranno in unico senso demoniaco di dominio dell’altro.

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