Manifestare contro i limiti del solipsismo

I diritti dei giovani per un futuro da vivere e non distruggere

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 04 ottobre 2019
Ambientalismo
Ambientalismo © n.c.

Il diritto di manifestare per una causa ritenuta plausibile è sicuramente una delle numerosissime possibilità che la nostra democrazia ci offre. Una sfilata pacifica, cosa non scontata se per un solo attimo si rivolge lo sguardo all’oriente, per far sentire la propria voce in maniera risonante e, si spera, per diventare parte integrante di un cambiamento radicale. E così centinaia di migliaia di giovani camminano per le strade delle proprie città per difendere il loro futuro, che in realtà non è molto distante dal loro presente. Tra cartelloni ironici e altri provocatori, si chiedono delle risposte a chi ci guida, gli adulti, ma lo si fa con coerenza e presa di coscienza matura, con la consapevolezza di poter essere giunti ad un punto di non ritorno. Riportare le previsioni catastrofiche suonerebbe ripetitivo e quasi controproducente; è infatti sufficiente accendere la tv o una qualsiasi pagina di divulgazione per vedere ghiacciai sciogliersi, temperature insolitamente elevate per la stagione, escursioni termiche fin troppo repentine e così via, in un mare plasticae di minacce e pericoli che incombono.

La realtà è un’altra: quanto si è realmente prestato attenzione alle ingenue ma granitiche voci degli adolescenti? Non molto, si deduce, e quando lo si è fatto altro non è avvenuto che puro e sistematico opportunismo. Ad esempio, in questi giorni ha parecchio incuriosito la proposta da parte dell’ex presidente del consiglio Letta di estendere il voto alle urne anche a 16 e 17enni, proprio in risposta alla partecipazione in massa al “venerdì ecologico”. Il riscontro, seppur trattandosi di una proposta ancora ipotetica, è stato in buona parte condiviso, tanto da unire, miracolosamente, alcune fazioni ormai nemiche. Si è sostanzialmente posto il punto su una questione defilata, sia perché l’influenza esercitata sarebbe infimamente utile, sia perché non sono state date le risposte di cui vi era necessità.

Questo suggerimento avrebbe bisogno di un processo di rinnovamento dai tempi fin troppo lunghi per la situazione attuale, in quanto ci dovrebbe prima essere una riforma della scuola affinché si informino sin da subito gli studenti sull’importanza del voto e sulle questioni politiche, e sarebbe inoltre cruciale il ruolo delle famiglie. Non sarebbero di certo capaci di inculcare in loro stessi una cultura politica sin dalla pima gioventù, perciò è alquanto semplice intendere che la mozione manca di una base a cui affidarsi per diventare legge. È proprio questo il punto da cui si evince l’opportunismo politico: attirare i ragazzi facendo sentire loro i protagonisti di una storia che non hanno scelto. Un intreccio narrativo ariostesco che altro non porta se non ulteriore confusione su una questione di per sé molto complicata.

Tuttavia, qualcosa si sta muovendo, in quanto giustificare il rischio ambientale conferendo la responsabilità alle cariche alte sta ormai passando di moda, e la manifestazione è stata la prova di un sistema che, lentamente, si sta evolvendo. Sarebbe ben più rapido se iniziasse a muovere le coscienze di tutti. È melancolico infatti assistere ad una presa di posizione avversa alla fautrice del movimento Greta senza proporre altre soluzioni. Sicuramente le cospirazioni della mente provocano fascino psicologico, ma parlare di una macchina da soldi che lucra sui giovani è quanto di più becero si possa sostenere, soprattutto quando di queste macchine ne esistono a bizzeffe ma nessuno osa nominarle perché economicamente troppo potenti, le multinazionali. I millennial ne sono circondati perché partoriti nell’era dello spreco e del consumo immediato, perciò vivono educati ad un uso errato senza venire informati delle conseguenze alle quali vanno incontro.

A questo proposito, sarebbe interessante analizzare alcune delle parole che presagiscono una visione ben distorta del mondo; Andrew Bolt, un giornalista australiano, indica i giovani come i principali responsabili dell’involuzione ambientale, incolpandoli di “trastullarsi nel lusso occidentale” e di essere egoisti, “manipolati da persone che li usano proclamando di avere una causa nobile”. Ce ne sarebbero altri di termini da analizzare, dall’aria condizionata che i ragazzi pretendono in ogni aula alla tv obbligatoriamente presente in ogni stanza, ma il tutto è sufficiente per comprendere le inesattezze preoccupanti affermate con rabbia e senza amor proprio di tutti coloro che attaccano la ribellione puerile anche solo semplicemente definendo i ragazzi “Gretini”, o ancora di coloro che parlano dello sciopero in Italia solo per le giustifiche proposte dal ministro dell’istruzione.

Come al solito si sta perdendo di vista il reale problema per un ormai surreale ma ancora funzionante tentativo di criticare negativamente tutto fino all’esasperazione, degno del miglior scetticismo ellenistico, senza avere le giuste conoscenze per farlo. Non è indispensabile l’Einstein di turno per capire che i giovani consumano parecchio, ma lo fanno perché vengono cresciuti con questa cultura usa e getta trasposta prima di tutto da chi ha le risorse economiche per manovrare le loro vergini menti. Individuare nel più debole il capo espiatorio è un’usanza dai tempi della peste, ma ciò che più preoccupa è che si passa maggior tempo a proporre sistemi fallimentari o metabolizzare una rivoluzione piuttosto che unirsi per una ragion comune, il futuro del nostro pianeta e delle generazioni che stanno venendo e che verranno.

Fortunatamente la razionalità sta avendo la meglio e sta facendo il suo corso, con la speranza che gli ostacoli diminuiscano nel tempo, ma vedere buona parte degli adulti contrastare un’iniziativa pacifica e pragmatica dei “loro figli” è la dimostrazione di quanto distruttivo possa essere inseguire i propri interessi anche quando le ripercussioni possono andare a discapito di altre milioni, miliardi di vite. Ci vorrebbero più Greta e meno Andrew nel mondo, per vincere la lotta ai paraocchi dell’egoismo e dell’avidità.

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