Leggeri come piume

La nascita prematura

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 22 novembre 2019
nascita prematura
nascita prematura © n.c.

Il 17 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Prematurità con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sul tema della nascita pretermine.

Per prematurità si intende la nascita che avviene prima della 37a settimana di gestazione; se si considera il peso del bambino alla nascita si parla di neonato basso peso (se inferiore ai 2500g), neonato di peso molto basso (se inferiore a 1500g) e neonato di peso estremamente basso (se inferiore ai 1000g).

Qualche dato: nel mondo ogni anno nascono circa 15 milioni di bambini prematuri, in Italia ogni anno nascono circa 40.000 neonati pretermine.

La nascita prematura è un evento che comporta particolari complessità nella nascita e nelle immediate e tempestive cure mediche e specialistiche, altamente intensive e sofisticate, che hanno aumentato significativamente la sopravvivenza dei bimbi nati pretermine.

Il bambino che nasce prima del termine si trova catapultato improvvisamente nel mondo esterno, quando ancora non è pronto ad affrontare la vita al di fuori dell’utero materno.

A causa dell’immaturità dei vari organi ed apparati possono presentarsi numerosi problemi e complicanze, quali la difficoltà a mantenere un’adeguata temperatura corporea, difficoltà respiratorie, difficoltà ad alimentarsi, maggior rischio di infezioni, rischio di emorragie cerebrali a causa della particolare fragilità dei vasi sanguigni cerebrali, ittero frequente e più prolungato, retinopatia del pretermine… Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le complicazioni dovute alla nascita pretermine sono la principale causa di morte tra i bambini sotto i 5 anni. “Senza un trattamento adeguato per i nati prematuri aumenta il rischio d’invalidità permanente e la scarsa qualità di vita”.

La ricerca in campo psicoanalitico ha dimostrato come l’esperienza emotiva dei genitori che si trovano a vivere l’esperienza della nascita pretermine può influenzare le successive interazioni con il bambino: la relazione primaria della coppia genitoriale e dei caregivers con il bambino pretermine ne condiziona lo sviluppo psicofisico.

La nascita pretermine, infatti, costituisce un evento altamente stressante e disorganizzante per i genitori e la famiglia tutta, con conseguenze emotiva a lungo termine: questi genitori presentano vissuti simili a quelli del disturbo post-traumatico da stress, con sintomi ansiosi e depressivi intensi soprattutto nelle madri, per periodi anche prolungati.

Per le complicanze mediche che incombono sulla madre e sul bambino, con le connotazioni di pericolo che spesso comporta, accompagnata da minacce ed angoscia di morte, la nascita pretermine può trasformarsi in un evento traumatico, rendendo questi genitori estremamente vulnerabili.

Queste madri e questi padri si trovano, infatti, a vivere la loro genitorialità in uno stato di precarietà, sospesi nell’incertezza della prognosi sulla salute del loro bambino e con una sospensione anche di ogni progettualità futura: sono genitori costretti a fermarsi nel tempo presente, in una dimensione in cui possono essere predominanti rappresentazioni di angoscia e di morte, in cui l’incertezza sembra caratterizzare la genitorialità. Sono coppie che devono affrontare l’impatto con la realtà dei reparti di terapia intensiva neonatale, con la realtà di un bambino diverso da quello desiderato ed immaginato durante la gravidanza: è un bambino fragile, intubato, attaccato ai monitor… tutto questo può sconvolgere i genitori, a cui sembrerà di vivere un incubo, con vissuti anche di rabbia, paura, sgomento.

Il livello di stress del bambino e l’esperienza psichica traumatica soggettiva dei genitori sono variabili critiche che influenzeranno le competenze e lo sviluppo del bambino: gli studi dimostrano il ruolo centrale delle reazioni affettivo-emotive dei bambini e dei loro genitori per le conseguenze nello sviluppo del comportamento del bambino; la qualità dell’interazione genitori-figli non sarebbe influenzata dalla reazione affettiva iniziale alla nascita, ma ciò che influenza la relazione sarà l’elaborazione successiva dell’evento stesso. D’altra parte, un’interazione positiva nelle prime relazioni genitori-bambino sembra assumere valenze altamente protettive per il suo sviluppo psicofisico, anche per le competenze che si sviluppano più tardivamente.

La qualità dello stato emotivo-affettivo dei genitori è, dunque, una variabile importantissima che influenza la qualità della relazione e dello sviluppo del bambino, e per questo va monitorata e tutelata nei suoi aspetti protettivi o di rischio.

Per questo motivo fondamentali sono gli interventi per aiutare questi genitori ad elaborare l’evento, sia attraverso il sostegno fornito attraverso informazioni utili alle esigenze di accudimento, sia soprattutto attraverso il supporto emotivo-relazionale che il personale medico-infermieristico può dare ai genitori durante il periodo neonatale; inoltre un lavoro terapeutico da parte di psicologi con interventi individualizzati di sostegno psicologico anche durante l’ospedalizzazione e la transizione a casa riduce lo stress e la depressione dei genitori e aiuta a facilitare la relazione genitori-bambino.

Lascia il tuo commento
commenti
Altri articoli
Gli articoli più letti