Il latte e i suoi derivati fanno bene al cuore

Non aumentano il rischio di malattie cardiache e cerebrovascolari, ma al contrario lo abbassano

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 22 novembre 2019
Toto'
Toto' © n.c.

Gia' 6000 anni fa, gli abitanti di Troina (Sicilia), una delle più antiche “aziende agricole” mediterranee, producevano già due diverse varietà di formaggio: la ricotta e la “tuma”, una sorta di pecorino non stagionato. I romani ebbero un ruolo importante nella storia del latte e dei suoi derivati. Se infatti nell’antica Grecia si consumava soltanto latte di origine ovina, a Roma si iniziò ad utilizzare il latte bovino. La civiltà romana, perfezionò le tecniche casearie e le diffuse nel suo Impero.

Per il suo elevato valore nutritivo, il latte è considerato un prodotto base nell'alimentazione dell'individuo in tutte le fasce d'età, poiche' contiene proteine, lipidi (3.5 g/100 ml per il latte intero; 1.8 g per il parzialmente scremato; 0.3 g per lo scremato), carboidrati, quantità significative di vitamina A, B1, B2, B5 e B12, sali minerali, basse quantità di ferro, discrete quantità di potassio e fosforo, cloro, sodio e magnesio e sopratutto lattosio che rappresenta il 98% degli zuccheri presenti nel latte. L'elemento più importante del latte è il calcio, fonte indispensabile per coprire il fabbisogno giornaliero di questo minerale. Pur essendo in forma liquida, il latte è da considerarsi a tutti gli effetti un alimento, sia per la presenza di principi nutritivi, che per il contenuto energetico (pari a 61 kcal/100 g per il latte intero, 49 kcal per il parzialmente scremato e 36 kcal per lo scremato).

Per l'elevato valore nutritivo il latte è consigliato sopratutto ai bambini, agli adolescenti in fase di accrescimento e agli anziani, come fonte di calcio, di energia e proteine. Secondo le linee guida LARN (LARN, ovvero Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia), latte e derivati andrebbero consumati in porzioni raccomandate di 2-3 a settimana per quanto riguarda latte e yogurt, a cui se ne dovrebbero aggiungere altrettante di formaggio. A fissare gli standard quantitativi delle porzioni per la popolazione italiana sono sempre i LARN che relativamente ai latticini stabiliscono che i formaggi freschi e derivati da siero, come la mozzarella o la ricotta, costituiscono una porzione ogni 100 g. Quando invece prendiamo in considerazione i formaggi stagionati (come pecorino, fontina e taleggio), una porzione corrisponde a 50 g.

Quando si ha una alimentazione già ricca di grassi e una vita poco attiva, è meglio preferire un latte a basso contento di grassi, come quello scremato e parzialmente scremato. Bambini e adolescenti in crescita, invece, fanno eccezione. In questo caso è meglio preferire un buon latte intero (sempre nell’ambito di una alimentazione varia e corretta), perché la maggiore componente grassa è più ricca di vitamine liposolubili. Il latte e i suoi derivati non aumentano il rischio di malattie cardiache e cerebrovascolari, ma al contrario lo abbassano. In particolare, 40 grammi di formaggio al giorno ridurrebbero del 10% il rischio di ictus e qualsiasi patologia cardiocircolatoria e del 14% il rischio di infarto. In conclusione, l'assunzione di latticini, latte yogurt e formaggi è associato a un minore rischio di eventi cardiovascolari.


A casa nostra, nel caffellatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte. (Totò, film "Miseria e nobiltà")


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