Keep Clear

Tenere, mantenere, conservare, stare: to keep, in una parola inglese

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 22 novembre 2019
Keep Clear - London
Keep Clear - London © Mirella Caldarone

L’imperativo può diventare consiglio quando una comunità si fonda su un mutuo accordo. La maturità si misura proprio dall’accezione positiva di questi verbi.

Una città che sia letteralmente disegnata con i consigli è una città che funziona. Ognuno è garante del benessere altrui e, quindi, del proprio. Non si inciampa in intralci, le svolte nel senso di marcia di un veicolo sono agevoli, le rampe dei marciapiedi svolgono le funzioni per cui sono state create, il traffico fluisce indisturbato dagli intoppi di macchine infilzate a caso o parcheggiate in doppia fila e i cicli-motocicli non incombono pericolosamente sui pedoni.

Regna l’armonia in un sistema di garanzie. Il silenzio e la gentilezza sono i gradienti nella scala cromatica del rispetto reciproco.

C’è da chiedersi come mai non tutte le culture riescano a privilegiare il benessere della collettività. Sembra troppo costoso, nelle società più arretrate, rinunciare al privilegio di usare gli spazi comuni come fossero luoghi privati regolati solo dal proprio volere. E come mai un così alto numero di persone è a suo agio nelle società ìmpari?

Essere regolati dai consigli sarebbe poco conveniente dovendo, molti, rinunciare alla convenienza di fare ciò che più è funzionale per sé stessi senza incorrere in ammende.

In questo caso, quegli stessi verbi (tenere, mantenere, conservare, stare) richiederebbero l’accezione di imperativo.

Un primo passo in un società da rispolverare sarebbe, dunque, una provvidenza restrittiva per un gran numero di abitanti, ma liberatoria per un altrettanto grande numero di cittadini degni di questo appellativo.

Gli incontri tra culture servono a rimodulare assetti e perseveranze in errori.

Tutti tendiamo naturalmente a migliorare le nostre condizioni di vita. Il termine nostro sia il riflesso di noi comunità e non noi stessi.

Gareggiamo nel produrre benessere e disintegriamo la frustrazione della speranza infranta dal quotidiano: questo fortemente vorrei.

Sognare è un po’ morire? No, preferisco vivere!

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