Anno nuovo, nuova manovra, stessa vecchia scuola

L’istruzione messa nuovamente in coda dai cambiamenti politici ed economici

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 03 gennaio 2020
Anno nuovo, nuova manovra, stessa vecchia scuola
Anno nuovo, nuova manovra, stessa vecchia scuola © n.c.

“Anno nuovo, vita nuova” è probabilmente il detto che le persone si saranno sentite pronunciare maggiormente come messaggio di speranza, dopo la fantomatica domanda “cosa fai a capodanno?” o dopo l’idiotica frase“dopo le feste inizio la dieta”. È un tormentone che si ripete una volta ogni 365 giorni seguendo il moto di rivoluzione della Terra attorno al Sole, e difficilmente si verifica. Tuttavia, nel panorama politico e non solo, il 2020 rappresenta un anno cruciale di cambiamenti: la nuova manovra economica monstre da 32 miliardi prevede infatti numerosissime misure, dall’evitato aumento dell’Iva al salario minimo, dalla lotta all’evasione al favoreggiamento dei pagamenti elettronici. Provando a riassumere, seppur in maniera poco corretta, il contenuto di una lunghissima lista di decreti, gli auspici sembrano essere tutto sommato positivi. Sicuramente la storia ci ha insegnato che la carta non sempre viene letta da tutti, perciò bisognerà attendere la concreta applicazione di tali leggi, ma i presupposti ci sono e questo non può che far bene all’Italia.

Nonostante tutto, per usare un altro dei modi di dire più annoverati, non è tutto oro quel che luccica. Quattro mesi prima, nel settembre del lontano 2019, si prospettavano dei profondi mutamenti per il sistema più sottovalutato nel nostro paese, quello scolastico. Nuovo ministro dell’istruzione, nuove misure, nuovi fondi per risanare un ambito degradato, et cetera. De facto ad oggi la scuola è stata, ancora una volta, trascurata e lasciata nel baratro dell’insignificanza. Non solo: la situazione è precipitata fino alle dimissioni di Lorenzo Fioramonti che, promessosi nuovo paladino della cultura, ha in realtà finito per soccombere nel disperato tentativo di dare un nuovo volto alla scuola. Le motivazioni del rilascio dell’incarico sono piuttosto preoccupanti, vale a dire i mancati investimenti necessari da apportare alla materia per rilanciarla, oltre al mantenimento di una promessa fatta dall’ex ministro in caso di riforme non sufficienti. Di quei 32 miliardi meno di due sono stati spesi per fornire il carburante dovuto a un motore che da anni stenta a ripartire. Sembrano parecchi, e invece l’allarmismo nasce proprio qui: Fioramonti chiedeva un importo minimo di 3 miliardi, ma la differenza aberrante sta nell’importo completo stimato che si sarebbe dovuto investire, cioè 24 miliardi. Ciò significa che, facendo un gioco di proporzione matematico, neanche un dodicesimo dei fondi richiesti è stato utilizzato per far riprendere a viaggiare quella macchina rottamata.

Il risultato è sempre lo stesso: altro giro, altra corsa; si cambia ministro dell’istruzione, ora Lucia Azzolina, e si torna in una condizione di assoluta incertezza. Sarebbe incorretto affermare che non si sia fatto nulla, in quanto comunque la manovra prevede aumenti salariari dei docenti, miglioramento delle strutture, crescita del personale e benefici universitari ma, considerando l’esaltazione con cui viene presentata questa “rivoluzione economica”, vedere la scuola così accantonata è deludente e drammatico allo stesso tempo. Si è persino giunti a compiere un passo indietro oltre ai pochi stantii in avanti, riducendo il bonus cultura dai 500 ai 300 euro attuali, il tutto ovviamente a discapito dei giovani. Il fatto di trovarsi in un paese per vecchi probabilmente verrà, si spera, sdoganato dalle azioni del nostro governo, sebbene questi mancati provvedimenti non lascino presagire nulla di buono. L’aver operato in maniera tanto deficitaria in uno dei campi che più di altri ha bisogno di essere coltivato è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità nel comprendere le potenzialità che la formazione comporta.

Matteo Saudino, noto docente di storia e filosofia oltre che abile scrittore e ottimo divulgatore, fa notare come i paesi più avanzati, almeno d’Europa, pongano l’accento proprio sulla scuola, e che perciò non potremo mai essere uno stato pienamente progredito o leader se la oblieremo per consuetudine. Vi è inoltre un’aspra critica alle prove Invalsi, le quali dovrebbero essere utilizzate come metodo di analisi per capire l’andamento dei vari livelli ed eventualmente intervenire con aiuti efficaci e che invece diventano una semplice schematizzazione che non fa altro che intensificare le differenze tra nord e sud. Concludendo poi con il discorso della valutazione che, come le Invalsi, hanno solo la funzione di ridurre ogni studente a un numero, un numero che non rappresenta la sua personalità, le sue ambizioni, i suoi interessi per determinate discipline.

È lampante come le problematiche ci siano e siano piuttosto numerose, (basti ricordare l’allarmante aumento dell’abbandono scolastico, al quale non si è ancora riusciti a dare una risposta) ciò nonostante si leggano ben poche soluzioni nella manovra entrata in vigore. Si sono svolte e continuano ad esserci tante iniziative popolari che si prepongono l’obiettivo di combattere l’ignoranza, ma è come se si fossero dimenticati l’arma più potente per vincere questa lotta fondamentale, ovvero l’istruzione, e coloro che meglio potrebbero padroneggiarla, i giovani. Sollecitare alla conoscenza, stimolare, appassionare, dovrebbero essere queste le varie misure da prendere in considerazione in ciascuna classe di ciascun edificio scolastico di ciascun luogo. Collegarlo a un discorso prettamente economico, per giunta sottovalutandolo enormemente anche sotto questo aspetto, si può reputare come il principale errore di questa novità che ha spalancato le porte al nuovo decennio. Passano gli anni, i governi, eppure la scuola resta un puntino distante di un cielo tenebroso che nessuno vuole raggiungere e riportare dove le appartiene, la cultura.

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I commenti degli utenti
  • Giovanna Melillo ha scritto il 03 gennaio 2020 alle 17:37 :

    Quanto sono vere queste parole!!......poveri nostri figli,già vivono in una società instabile...per di più non ricevono stimoli dalle istituzioni!!Quando la cultura dovrebbe essere al primo posto per il futuro dei giovani. Rispondi a Giovanna Melillo

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