Hikikomori: i ragazzi che stanno in disparte

Non mostrano segni evidenti di disagio psicologico o patologie psichiatriche conclamate, né disabilità intellettive. Sono spesso ragazzi cognitivamente brillanti ma estremamente fragili ed ipersensibili sul piano affettivo

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 17 gennaio 2020
Hikikomori: i ragazzi che stanno in disparte
Hikikomori: i ragazzi che stanno in disparte © n.c.

Con il termine giapponese hikikomori (“avere la tendenza a ritirarsi”) si descrive una particolare sindrome caratterizzata dal rifiuto ed evitamento del contatto sociale e dal ritiro nella propria casa, nella propria stanza per un tempo indeterminato, protratto per almeno 6 mesi.

È una condizione che colpisce ragazzi giovanissimi, adolescenti e preadolescenti, che si autorecludono in casa per chiudersi ed isolarsi in maniera sempre più profonda da un mondo vissuto troppo spesso come opprimente, ostile, ingiusto.

Non mostrano segni evidenti di disagio psicologico o patologie psichiatriche conclamate, né disabilità intellettive. Sono spesso ragazzi cognitivamente brillanti, che avrebbero le competenze per eccellere come dimostra il loro rendimento scolastico nei primi anni di scuola, eppure sono estremamente fragili ed ipersensibili sul piano affettivo tanto da non riuscire ad instaurare relazioni soddisfacenti ed affrontare la sfida della realtà quotidiana.

I genitori che incontro nel servizio di Neuropsichiatria Infantile e Adolescenziale in cui lavoro descrivono ragazzi che vivono in uno stato continuo di paura: provano una profonda ansia all’idea di abbandonare la loro casa e di avere contatti con altre persone; qualsiasi evento esterno può essere vissuto come fonte di pericolo e minaccioso, e spesso rispondono in maniera aggressiva a qualsiasi proposta di contatto esterno.

Sono ragazzi che hanno invertito il ritmo circadiano fra giorno e notte, tendono a dormire di giorno e vivere essenzialmente di notte, guardando la tv o giocando ai videogiochi, navigando su internet fino a 12 ore al giorno o leggendo libri; vivono quasi sempre rinchiusi nella loro camera da letto, nei casi più gravi rifiutano qualsiasi contatto anche con i genitori.

Naturalmente non è mai possibile riconoscere una causa unica alla base di questo disturbo, ma vi è sempre una concomitanza di più fattori, familiari, psicologici e sociali: è molto spesso possibile riscontrare già nella loro storia infantile introversione, difficoltà nel relazionarsi e nella gestione e controllo delle emozioni.

Il rifiuto della scuola è quasi sempre uno dei primi campanelli d’allarme per riconoscere un ragazzo hikikomori, anche perché il mondo scolastico è spesso vissuto come negativo, anche in conseguenza di fenomeni di bullismo di cui questi ragazzi sono spesso vittime: inizialmente il disagio si manifesta saltuariamente, con assenze da scuola o con il rifiuto di partecipare a situazioni sociali quali feste, gite… poi il ritiro diventa sempre più profondo ed investe tutti gli aspetti della vita del ragazzo.

Spesso, è possibile ricollegare ad un evento doloroso scatenante l’inizio delle difficoltà: un episodio di bullismo, appunto, ma anche una malattia, una separazione, un lutto… diventa troppo difficile per questi adolescenti l’adattamento al reale, rispondere alle prove che il mondo esterno impone, per cui decidono di ritirarsi dalla vita, sottrarsi alle relazioni, in particolare dalle forme di socialità in cui le aspettative sono importanti, come la scolarizzazione, chiudendosi nella solitudine come tentativo di trovare una soluzione alle difficoltà nelle relazioni con se stesso e con gli altri.

Quello che sembra più difficile nella storia di questi ragazzi è il coinvolgimento in un processo in cui dovrebbero provare di essere capaci di rispondere alle aspettative su di loro.

Naturalmente questa decisione di autorecludersi diventerà una trappola, in quanto ben presto si troveranno imprigionati in un funzionamento mentale e in comportamenti sempre più arcaici e primitivi dal punto vista dello sviluppo psichico, che coartano ogni autonomia personale ed indipendenza.

Vivono come sospesi, senza un progetto e senza futuro.

È per questo che diviene fondamentale, per i genitori ed i familiari di questi ragazzi, cercare di cogliere il loro malessere ed avvicinarsi a loro, riformulare il rapporto con i figli e rendersi parte attiva del cambiamento come passo fondamentale per fargli chiedere aiuto.

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