Coronavirus: quando una bugia è più pericolosa di un'epidemia

Presto o tardi verrà trovata una cura al Covid-19, ma ci sarà mai una cura per l'ignoranza?

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 14 febbraio 2020
Coronavirus
Coronavirus © n.c.

Buona parte dell’opinione pubblica moderna pare aver sviluppato, in maniera del tutto imprevedibile, una capacità che la rende unica. Questa sua onnipotenza consiste nell’ascoltare un’informazione, molto spesso senza prestare attenzione alla fonte da cui gli è stata propinata, e ricavarne un concetto sbagliato e che nulla riguardi ciò che ha recepito.

La parola del momento è Coronavirus, l’epidemia che ha avuto origine in Cina e che continua a diffondersi giorno dopo giorno. Aumentano gli infettati sebbene resti di basso rango e di bassa pericolosità, in quanto la percentuale di mortalità si attesta non oltre al 3% mentre il numero dei guariti si attesta praticamente al triplo. In generale dunque, almeno fino a questo istante, il virus battezzato Covid-19 non dovrebbe destare troppe preoccupazioni, ma va perlomeno attentamente seguito negli sviluppi, cercando di prevenire il più possibile il contagio fino alla scoperta di una cura universale. Questo è tutto; si annovera anche il fatto che tutte le varie organizzazioni sanitarie e non solo stanno prendendo le giuste misure cautelari per tranquillizzare tutti, considerando comunque che per il momento non ci sono problemi a livello nazionale.

Detto ciò, la quantità di fake news emanate da stampa, tv, social e bar del quartiere è disarmante e ha raggiunto il suo obiettivo di provocare panico generale senza un apparente motivo. Si è cominciati dal fatto che il virus fosse stato prodotto in laboratorio per chissà quale cospirazione, passando per l’affermazione che si trasmette anche tramite cibo e oggetti, finendo poi per accusare la Cina e tutta l’intera Asia, popoli compresi, responsabili del contagio. L’effetto immediato della psicosi è stato infatti un aumento considerevole degli episodi di discriminazione razziale nei confronti di tutti coloro che provengono dai paesi orientali, nella totalità dei casi perché additati di essere gli untori del coronavirus. Il caso sconcertante più recente è avvenuto a Roma, dove qualcuno ha avuto la brillante idea di scrivere sul sedile di un autobus “Cinesi infetti tornate a casa”. Di esempi se ne possono fare a bizzeffe: a Torino una ragazza asiatica è stata obbligata a scendere dallo stesso mezzo a causa delle continue lamentele e dei continui insulti ricevuti da chi era a bordo. Chi era solito andare nei ristoranti cinesi per gustarsi le loro tradizioni culinarie ha smesso di farlo perché improvvisamente nella loro mente si è instillato il concetto secondo cui il loro cibo è infetto così come lo è chi lo gestisce. Molte famiglie hanno addirittura finito per non mandare i loro figli in una scuola campana perché era stata da poco iscritta un’alunna della stessa provenienza ora condannata da tutti. Aldilà di questo è nella quotidianità che si verifica il disdegno maggiore: dai bar che non permette loro di entrare poiché ritenuti “pericolosi” per gli altri, al semplice fare un cenno di allontanamento quando vediamo un asiatico passarci vicino per strada.

È un delirio di inciviltà e violenza che ha già superato i confini del surreale. Ora qualsiasi cosa provenga da quel continente, persone comprese, è diventata un’arma batteriologica venuta per distruggerci. Inoltre in molti casi le vittime non sono mai state a Wuhan né persino in uno dei paesi da cui è partita la contaminazione, ma hanno la colpa di avere gli occhi a mandorla o un cognome monosillabico. Trovare un senso a tutto ciò è complesso, eppure se analizziamo il contesto in cui ci troviamo attualmente il responsabile può essere principalmente uno: colui che divulga e che informa. Nonostante la crisi del giornalismo italiano che ormai da anni ci sta colpendo, l’informazione ha ancora un potere decisivo per far sì che tutti siano a conoscenza di ciò che accade intorno. Il problema nasce nel momento in cui chi ha la possibilità di farlo ha come fine l’attirare quanti più lettori e spettatori possibili, indipendentemente dalla veridicità di quello che si comunica. E poco importa se poi si produca una follia che porta gli italiani ad odiare il diverso senza ragione, perché almeno le aspettative sono state soddisfatte. Alimentando la parte più demoniaca e irrazionale degli esseri umani si tende continuamente a dividere e creare disprezzo e si finisce comunque per fare il viso pulito quando si da la notizia di un divieto d’ingresso o di un ufficio scolastico abbandonato. La comunità cinese in Italia è stata messa in ginocchio da orrende scene di maltrattamento fisico e psicologico che oramai sono parte della routine. I genitori che indossano la maschera del protezionismo convincono i loro bambini a puntare il dito contro un altro pari perché non sa parlar la sua stessa lingua o perché nei territori in cui vive o vivevano i suoi simili si mangia di tutto e quindi non sono degni di essere trattati come compagni. Insomma, si è riusciti nell’intento di trasformare un virus che uccide meno dell’influenza in un’occasione di risvegliare e manifestare il nostro animo dannatamente razzista. Forse fa parte della nostra natura o forse ci sono solo alcune radici malate che non sono ancora state estirpate; certo è che l’esito è allarmante, e vanno immediatamente posti gli argini. Dovremmo comprendere piuttosto che accoglierli in questo periodo è ancor più importante, visto che molti di loro non possono tornare a casa o non possono sentire i loro cari, ora rinchiusi in quarantena. Aggiungere l'isolamento imposto alla solitudine che già provano a causa degli effetti di un agente patogeno non rappresenta la soluzione.

In conclusione quindi, mentre i medici cercano un rimedio per salvare vite future, allo stesso modo tocca impegnarci per trovare la cura alla malattia più grave di tutte, l'ignoranza.

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I commenti degli utenti
  • Amina Moudrik ha scritto il 09 marzo 2020 alle 20:54 :

    Purtroppo ora ho visto una certa discriminazione contro l'italia intera. Tutti hanno paura che l'italia esporti il virus nel paese loro. E tanti fake news sul Facebook arabo. Parlano di 16 milioni di italiani in quarantena. Roba da matti.e gente ignorante . Mi spiace tantissimo e auguro una buona guarigione all'Italia; alla Cina e a tutta l'umanità. Rispondi a Amina Moudrik