​L’inefficienza della sanità ai tempi del Coronavirus

Meno fondi, meno risorse, meno futuri medici: l’involuzione di un sistema primario

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 06 marzo 2020
​L’inefficienza della sanità ai tempi  del Coronavirus
​L’inefficienza della sanità ai tempi del Coronavirus © n.c.

Con il diffondersi dell’epidemia che, al di là della bassa letalità desta comunque preoccupazioni per la rapidità della sua diffusione, in terra nostrana è stata finalmente riportata in voga una tematica che come tutte le cose scomode era stata trascurata, ovvero la sanità. In queste settimane infatti si è parlato di come la gestione del COVID-19 sia stata esemplare da parte di tutti gli addetti ai lavori che lavorano giorno e notte senza pausa per placare i contagi e, ove purtroppo necessario, salvare delle vite. Questo è fuori discussione; tuttavia si è anche voluto rivendicare la qualità dei nostri centri e servizi, considerati con orgoglio tra i migliori al mondo. Al di là del nobile sentimento patriottico, la questione è ben più complessa di così, in quanto ci sono numerosi problemi che sono stati riscontrati e altri che sono semplicemente tornati a galla dopo tempo.

Il dato più allarmante è, senza ombra di dubbio, quello sui tagli alla sanità: negli ultimi 10 anni infatti, è stata registrata una decrescita pari a 37 miliardi di euro, una riduzione partita dal governo Monti (di cui ci si ricorda solo per i pianti della Fornero o per la canzone di Fabri Fibra) e che sembra destinata a involversi nei tempi a venire. Partendo da questa cifra, le defezioni si moltiplicano: secondo le analisi della fondazione GIMBE, che dal 2010 promuove attività in ambito sanitario, si sarebbe stimata una perdita di oltre 70 000 posti letto, insieme alla chiusura di qualche centinaio di reparti. L’Italia risulta essere quindi sotto la media europea, come al solito, in queste classifiche. Basti pensare che se la Germania, su mille abitanti offre 8 posti letto, il nostro ne contiene poco più di 3. Potremmo fregiarci del titolo di “nazione paradossale”, in quanto nonostante le innumerevoli defezioni da cui questo sistema è caratterizzato, deteniamo comunque diversi primati, tra cui spiccano uno dei tassi di mortalità prevenibile e trattabile più bassi e una speranza di vita maggiore.

Parallelamente però cresce la percentuale dei poveri che non riescono ad accedere alle cure, crescono i prezzi dei ticket e si intensifica l’insoddisfazione dei cittadini. Bisogna precisare che il Sistema Sanitario Nazionale nasce nel 1978 con tre obiettivi principali da raggiungere e rispettare: universalità, uguaglianza ed equità di fronte alle cure, senza perciò alcun tipo di discriminazione economico-sociale. Ebbene, la controprova della realtà pare per il momento tutt’altro che egalitaria, non per l’organismo in sé ma per uno stato che, per qualche bizzarra motivazione o semplicemente per impotenza, è sempre più indisposto nel finanziare una delle parti fondamentali di ciascun paese e di ciascun individuo. Ci stiamo lentamente convertendo nel modello americano, che è anni luce distante dai tre capisaldi precedentemente citati: sei ricco, paghi e vieni curato; sei povero, quella è la porta; torna solo quando sei appeso a un filo. Di certo non rappresenta la giusta soluzione, perché la maggior parte delle persone non avrebbe le opportune risorse per poterselo permettere.

Pertanto è doveroso ripartire dal nostro modello e in fretta, poiché se il presente è incerto, il futuro si appresta ad essere ben più burrascoso. A detta di ciò, secondo i dati ANSA, entro i prossimi 5 anni verranno a mancare all’incirca 45mila medici per via dei pensionamenti (si ricordi che siamo un paese per vecchi e che l’età media dei nostri medici non è inferiore ai 55 anni) e le previsioni parlano di una sostituzione corrispondente solo ad un quarto del personale preesistente. La ragione per cui sempre meno giovani decidono di affacciarsi a questo mondo non è causato dalla loro pigrizia o insignificanza esistenziale come si tende a ribadire, bensì a quanto la medicina e la ricerca vengano qui snobbate e perennemente penalizzate, finendo per sfociare in sempre maggiori situazioni di insussistenza e precarietà oramai divenute comuni anche in questo campo. È dunque bene riflettere su quanto sta accadendo adesso e porre i giusti rimedi per evitare conseguenze indesiderate nell’avvenire.

In tanti si svegliano la mattina o la notte, se hanno potuto dormire, indossano il camice e si preparano a una lunga giornata di controlli, terapie, analisi, interventi e così via. Molti di questi sacrificano gran parte della loro vita privata per salvarne delle altre o migliorarne altre ancora, ed è alquanto inaccettabile che lo facciano senza ricevere la giusta riconoscenza in termini umani ed economici. La sanità, alla stregua dell’istruzione e della cultura, dovrebbe essere la punta di diamante di ogni ordinamento che si rispetti, garantendo la giusta attenzione ai curati e le meritate gratificazioni ai curatori. E invece oggi, come del resto avviene per tutte le questioni più importanti, non è altro che uno dei granelli di sabbia nel deserto dell’inefficienza.

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