Una nuova primavera

Le zagare son tornate a corteggiare chi irresistibilmente vi metterà il naso tra le bianche fauci

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 01 maggio 2020
fioritura delle zagare
fioritura delle zagare © Mirella Caldarone

Mi accoglie un effluvio. Seguo la linea di diffusione di un profumo, ad occhi chiusi: è un percorso che conosco bene. La scìa mi porta nel cuore di una dimora mediterranea nel bel mezzo del centro storico di una città tra la Murgia e il mare. La corte interna è un abbraccio per gli agrumi che vi crescono. Un piccolo eden che protegge aranci, limoni e mandarini dall’impietosità dei venti invernali.

Le zagare, a centinaia, son tornate ad aprirsi, a far sfoggia di sé, a corteggiare chi irresistibilmente vi metterà il naso tra le bianche fauci. Puntuali, le api tornano a nutrirsi del nettare, inconsapevoli del favore che si scambiano, permettendo con il loro corpicino la disseminazione che assicurerà alle piante di riprodursi.

Le api: piccoli, grandi connettori di vita. In questa nuova primavera, capitata in una pandemia da vivere in casa, assaporo letture all’ombra del limone, affiancata dall’arancio, da un lato, e dal mandarino, dall’altro. Non v’è pericolo di incorrere negli imenotteri che volano a pochissima distanza. Le api sono amorevolmente intente a succhiare nettare e ad imbrattarsi il corpo di polline.

C’è un’armonia di profumi e ronzii. Musica di sottofondo alle scenografie dei miei romanzi.

In questo microcosmo v’è un equilibrio esistenziale tra flora, fauna e ambiente umano. Un patto antico ed ancora attuale che si rinnova quando è possibile convivere senza sconfinamenti, rispettandosi e godendo vicendevolmente delle opportunità che ognuno ha da offrire.

Scruto il lavorìo delle api e voglio conservarne l’immagine usando la macrofotografia. Faccio piano per non disturbare, ma loro sono talmente intente a fare le operaie che restano lì tranquillamente. Ispezionano il campo con una devozione ineguagliabile, vanno e tornano e a sera riposano.

E al tramontar del sole, complici i garriti delle rondini, questa sala senza tetto sembra un enorme altare con cento bouquet di fiori d’arancio, forieri di fortuna e fertilità per le spose di ieri e di oggi.

Passeranno ancora due stagioni prima di vederne i frutti. Saranno di color giallo e arancio e sprizzeranno profumi ed energie che non deluderanno le promesse dei fiori che li avranno generati.

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