Una bella gara

Sembra di percorrere un treno: ci si affaccia ad ogni scompartimento e ognuno di loro ha uno stile

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 08 maggio 2020
Una bella gara
Una bella gara © Mirella Caldarone

Un giardino decorato per la festa. La festa della vita. Delle vite passate a cui ogni frammento è dedicato. Piccolissimi lotti, tra un cipresso e l’altro, letteralmente adottati dalle famiglie, in onore ed in ricordo del proprio compianto.

Un intero viale con due file convergenti di alberi, da un lato e dall’altro. Camminarci è un’escursione fra le tracce di vita che vi sono rappresentate. Sembra di percorrere un treno: ci si affaccia ad ogni scompartimento e ognuno di loro ha uno stile.

Pietre, piante, piccoli alberi, fiori, tappeti erbosi, fotografie. Ed oggetti. Gli oggetti commuovono. Un pianoforte e una fisarmonica parlano di chi chi ha marcato la sua esistenza con la musica. Un trattore ed un ulivo raccontano una vita dedicata all’agricoltura.

C’è una cura capillare nel disegnare questi piccoli fazzoletti della terra di tutti. Sì, perché questi lotti spontanei sono suolo pubblico e non v’è un pari esempio di appropriazione per scopi così benefici. Ci si prende cura di un piccolo pezzo di terra per custodire il ricordo di una preziosa esistenza.

All’inizio non capisco: che siano tombe? No, i campi per le sepolture sono più in là. Ci sono fotografie, nomi e frasi incise, ma non sono tombe. C’è sempre qualcuno che sistema la propria opera ed è emozionante guardare la dedizione con cui si scelgono e sistemano le pietre bianche a formare un disegno, perlopiù cuori. Qualcuno osa grandi stampe fotografiche da appendere al muro di cinta, qualcun altro appende ai tronchi amuleti e talismani che accompagnino i propri cari nella nuova vita.

Lo chiedo discretamente ad uno di loro: no, non sono tombe, i loculi sono appena vicini, nella nuova struttura a più piani. Questo corridoio tra gli alberi si colora sempre di più. Come un contagio, ognuno si accaparra il pezzo libero successivo piantando dapprima un simbolo di occupazione.

È una bella gara. Forse quando si arriverà in fondo al viale tali suggestioni potranno replicarsi in altre zone di questo camposanto, chissà. Oppure rimarrà, questa, una zona firmata dalla creatività.

Trovo toccante il ricorso alla terra. La nostra vita è indissolubilmente legata a questo elemento così accogliente e gravido di vita. Terra e cielo: due dimensioni che hanno a che fare con la vita e con la morte.

La terra, in questo spazio poetico, accoglie storie di vita come nuovi semi. Ogni storia, un grano del rosario dell’esistenza per invocare consolazione e indulgenza per i nostri limiti terreni.

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