Prelievo abusivo bancomat e reclamo alla banca

La legge impone al cliente di comunicare alla banca lo smarrimento, il furto, l’appropriazione indebita o l’uso non autorizzato degli strumenti di pagamento non appena ne venga a conoscenza

Berardino Marilena Il consumatore tutelato ed informato
Andria - venerdì 05 giugno 2020
Prelievo bancomat
Prelievo bancomat © n.c.

Qualcuno è riuscito a clonare il tuo bancomat. Non sai come sia potuto accadere, non sai quando ma di fatto è successo. Dall’estratto del tuo conto corrente hai constatato alcuni prelievi abusivi che non sono riconducibili a te. Ti sei precipitato in banca e hai presentato un reclamo la quale però non ne ha voluto sapere: secondo l’impiegato di turno, per ottenere la restituzione dei tuoi soldi, dovresti dimostrare di aver custodito diligentemente la tessera bancomat e aver fatto di tutto affinché nessuno se ne impossessasse. Una prova diabolica, a tuo avviso, visto che si tratta di dimostrare circostanze “negative”, ossia che non si sono mai verificate.

Inoltre, ti viene contestato di aver denunciato il fatto con ritardo, provvedendo al blocco della carta quando ormai i prelievi erano stati eseguiti.

Ma tu non ti dai per vinto: hai così deciso di incaricare il tuo legale per fare causa all’istituto di credito. Analizziamo quali chance hai di vincere la causa? Ti puoi già fare un’idea di come sarà l’esito del giudizio leggendo la sentenza che la Cassazione ha di recente pubblicato: una sentenza che spiega cosa succede in caso di prelievo abusivo del bancomat e del relativo reclamo alla banca.

I giudici si sono trovati a giudicare un caso molto simile al tuo, significativo nella comune realtà quotidiana. L’impiego di mezzi tecnici in grado di frodare anche le macchinette Atm diventa sempre più sofisticato, al pari degli strumenti informatici per captare le credenziali di accesso all’home banking. La banca però deve fornire un servizio sicuro, in grado di arginare e contrastare tali deprecabili fenomeni. Sicché, in caso di prelievo non autorizzato dal conto corrente, hai la possibilità di chiedere la restituzione del denaro. È la cosiddetta procedura del cash back per la quale, peraltro, gli istituti di credito sono assicurati. Ma vediamo come e in che modo agire.

La responsabilità del correntista per l’uso illegittimo del bancomat.

La normativa vigente in materia di utilizzo di strumenti di pagamento prevede obblighi di diligenza e correttezza sia per il prestatore che per l’utilizzatore del servizio.

La legge impone al cliente di comunicare alla banca lo smarrimento, il furto, l’appropriazione indebita o l’uso non autorizzato del bancomat non appena ne venga a conoscenza, nonché di adottare misure idonee a garantire la sicurezza dei dispositivi che consentono l’utilizzo dello strumento di pagamento.

La stessa legge prevede che in tal caso egli potrà sopportare le perdite subite prima della comunicazione di cui sopra solo per un importo non superiore a 150,00 euro, mentre, ove non abbia effettuato la comunicazione o non abbia adottato le misure richieste o abbia agito con dolo o colpa grave, egli dovrà sopportare tutte le perdite senza applicazione di franchigie.

La Banca d’Italia ha ribadito tali principi, aggiungendo che, in caso di utilizzo di uno strumento di pagamento registrato, il prestatore ha comunque l’onere di verificare che non sussistano elementi tali da non consentire di ritenere certa l’autorizzazione dell’utilizzatore.

La banca è responsabile per i prelievi abusivi dal bancomat.

La Cassazione ha sancito che la banca deve risarcire il correntista per i prelievi abusivi fatti anche prima del blocco del bancomat.

Difatti, in caso di prelievi non riconosciuti dal correntista, non spetta a quest’ultimo dimostrare di aver custodito diligentemente la tessera magnetica ma alla banca dimostrare la colpa grave del cliente nella custodia della stessa.

La maggior tutela nei confronti dei correntisti è prevista già dalla legge: la normativa comunitaria e nazionale in materia di servizi di pagamento nel mercato interno, impone alla banca, che non voglia restituire le somme al proprio cliente, di dimostrare che l’operazione è riconducibile a quest’ultimo o a sua colpa.

La legge stabilisce difatti che l’onere di dimostrare che l’operazione, posta in essere illecitamente dal terzo, grava sulla banca.

In sostanza, riepiloga la Terza Sezione, «da un lato, grava sulla banca l’onere di diligenza di impedire prelievi abusivi; per altro verso grava sempre sulla banca l’onere di dimostrare che il prelievo non è opera di terzi, ma è riconducibile comunque alla volontà del cliente».

Insomma, il correntista non può ottenere la restituzione del denaro trafugato da ignoti solo se, per colpa grave, ha dato adito o ha aggravato il prelievo illegittimo. Ciò potrebbe succedere, ad esempio, a chi lasci la tessera dentro il portafoglio e dimentichi quest’ultimo sul sedile anteriore dell’auto, lasciandolo così alla mercé di tutti. Il correntista, pertanto, è tenuto ad evitare il furto del bancomat adottando i comportamenti più prudenti.

A giudicare così dalla sentenza della Cassazione, sembra che non abbia alcun peso la denuncia tardiva del prelievo illegittimo e quindi il blocco del bancomat avvenuto con qualche giorno di ritardo. Del resto, da nessuna parte è scritto che il correntista abbia l’obbligo di effettuare un estratto conto con cadenza quotidiana per verificare che non vi siano state operazioni fraudolente.

La Cassazione ha valorizzato, nel caso posto alla sua attenzione, il fatto che la denuncia era avvenuta il giorno seguente i prelievi a fronte di una norma che prevede che avvenga “senza indugio”.

Tali regole non possono essere derogate neanche da eventuali condizioni contrattuali fatte sottoscrivere al cliente e particolarmente onerose per quest’ultimo.

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