Coronavirus e sindrome influenzale

Anche in questo periodo, bufale e disinformazione sono presenti in modo massiccio, soprattutto sul web e sui social network, e riconoscerle non sempre è facile. Non e' vero che...

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 12 giugno 2020
Coronavirus
Coronavirus © n.c.

Sono queste le raccomandazioni del Ministero della Sanità per la stagione 2020-2021: “Nella prossima stagione influenzale 2020/2021, non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2, pertanto, si rende necessario ribadire l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Coronavirus e Influenza. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

Come tutti sanno, i coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS, Middle East respiratory syndrome) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS, Severe acute respiratory syndrome). Influenza e Coronavirus condividono il metodo di trasmissione: contatto con goccioline nasali, materiale contaminato dalla persona infetta. Da un documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è emerso che in Cina la principale causa di contagio (78-85%) è avvenuto all’interno della famiglia.

La trasmissione nell’aria su lunghe distanze (oltre i 2 metri), specie se in ambienti grandi o all’aperto, non è invece un’importante causa di diffusione. Le norme igieniche che possono offrire un aiuto concreto alla limitazione della loro diffusione sono sempre le stesse: lavarsi spesso le mani, evitare di toccarsi il viso, starnutire all’interno del gomito o in un fazzolettino di carta, che andrà subito gettato, indossare la mascherina, osservare il distanziamento sociale. Per quanto riguarda i rischi in rapporto con l’età del paziente e con il suo stato generale, l’influenza è più rischiosa per i bambini, le donne incinte, gli anziani, gli immunodepressi e coloro che soffrono di malattie croniche. Il virus responsabile di COVID-19 e quello dell’influenza si manifestano in maniera simile. Entrambi causano disturbi respiratori, che possono presentarsi in modi molto diversi: i pazienti possono essere asintomatici, avere sintomi influenzali, quali, congestione nasale , mal di testa , tosse secca, febbre, ( di solito, la febbre oltre i 37,5°C, che non tende a scendere nonostante l'assunzione di antipiretici, è il primo campanello d'allarme), dolori muscolari e articolari, affaticamento e debolezza. Nel 15%, invece, si manifesta con gravi sintomi, perché il virus, invece di rimanere confinato nelle prime vie respiratorie, si approfonda negli alveoli polmonari. Qui determina la polmonite virale primaria, dalla quale poi conseguono quelle difficoltà respiratorie (di stress respiratorio) che necessitano di un ricovero ospedaliero nel reparto di malattie infettive. Nei casi più gravi (5%), possono essere necessarie terapia intensiva e rianimazione”.

Quali sono le differenze tra le due patologie?

Si stima attualmente per il coronavirus il periodo di incubazione, ovvero il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici varia fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. L’influenza ha in media meno giorni di incubazione, e si trasmette velocemente. Inoltre, l’influenza ha un tasso di contagio superiore nei primi giorni di malattia o anche nel periodo pre-sintomatico. I bambini, in particolare, sono un importante veicolo di trasmissione dell’influenza: dai dati preliminari questo sembra non avvenire per il Coronavirus, in quanto il suo impatto nella fascia d’età 0-19 è decisamente più basso rispetto alle altre fasce. Un’altra differenza tra i due virus, stavolta più evidente, è riscontrabile nelle percentuali di forme severe. Per quanto riguarda COVID-19, i dati indicano che i casi sono per l’80% di bassa gravità o sono asintomatici, per il 15% sono costituti da infezioni gravi, per il 5% da casi critici (anche se in Italia la percentuale di casi severi è stata purtroppo maggiore, con un tasso di letalità particolarmente alto); La letalità dell’influenza è bassa, dell’ordine dello 0.1%, ma in considerazione dell’elevato numero di persone colpite il numero di morti annuali è ragguardevole, di circa 300-400 con circa 200 morti per polmonite virale primaria. A questi secondo le stime epidemiologiche vanno aggiunte 4000-10 000 morti “indirette” dovute a complicanze polmonari o cardiovascolari legate all’influenza. I pazienti che muoiono sono nella maggioranza dei casi anziani e con patologie preesistenti, tra le quali emergono per importanza la patologia cardiovascolare ed il diabete. I dati a disposizione a oggi indicano che la percentuale di mortalità (intesa come il rapporto tra il numero dei decessi e quello dei casi) oscilla tra il 3 e il 4%; la percentuale di mortalità da infezione (inteso come il rapporto dei casi di decessi riportati e il numero delle infezioni riportate) è tendenzialmente più bassa. Infine, è bene sottolineare che gli effetti dell’influenza possono essere limitati (se non addirittura evitati) dal vaccino, mentre non disponiamo ancora di un vaccino contro il virus di COVID-19. Ogni anno sono colpiti in Italia da sindrome influenzale 5-9 milioni di persone. L’infezione da COVID-19 nel nostro Paese è coincisa con il picco dell’epidemia influenzale della stagione 2019-2020. Per molti pazienti con semplice infezione e febbre da virus influenzale è subentrata la psicosi dell’infezione da coronavirus. E' opportuno ricordare che questo inverno sopratutto il paziente cardiopatico effettui la vaccinazione antiinfluenzale e quella anti-pneumococco per il rischio di infezioni polmonari secondarie, e per limitare il pericolo di confondere un’eventuale quadro da coronavirus con quello, molto simile, dell’influenza. Il coronavirus colpisce sopratutto l’albero respiratorio e può quindi mettere a rischio la salute di chi soffre di malattie cardiovascolari, come chi ha avuto un infarto o un ictus cerebrale. Le prime osservazioni su quanti hanno contratto la malattia dimostrano che i pazienti con patologie croniche sottostanti, in particolare a carico dell’apparato cardiovascolare, sarebbero a maggior rischio di complicazioni e mortalità legate al virus. Nei soggetti Covid senza malattie cardiovascolari il rischio di morte è inferiore al 5-10%; al contrario, il rischio di morte aumenta di diverse volte nelle persone con malattie cardiovascolari. I problemi cardiaci non sempre sono secondari a quelli respiratori; a volte, infatti, esordiscono per primi e in maniera indipendente dall’entità della compromissione respiratoria (polmonite, insufficienza respiratoria). I pazienti più a rischio di complicanze cardiache da Covid-19, oltre quelli affetti da malattie cardiache note, sono gli anziani e quelli con fattori di rischio cardiovascolare, quali ipertensione e diabete. Anche in questo periodo, bufale e disinformazione sono presenti in modo massiccio, soprattutto sul web e sui social network, e riconoscerle non sempre è facile. Non e' vero che: i farmaci antivirali prevengono l’infezione da nuovo coronavirus; mangiare aglio può aiutare a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus; bere tanta acqua lava il virus dalla vie aeree e lo spinge nello stomaco dove viene distrutto dall’acido; bere acqua o bevande calde uccide il virus; mangiare tante arance e limoni previene il contagio perché la vitamina C ha azione protettiva nei confronti del virus; mangiare tante proteine aumenta l’efficacia del sistema immunitario; il risciacquo regolare del naso con soluzione salina può aiutare a prevenite l’infezione da nuovo coronavirus; il virus Sars-CoV-2 vola nell’aria fino a 5 metri; gli antibiotici prevengono l’infezione; la Tachipirina cura l’infezione da nuovo coronavirus; il nuovo coronavirus può essere trasmesso attraverso le punture di zanzara; il virus si trasmette per via alimentare; Se metto due o tre mascherine una sull’altra sono più protetto dal nuovo coronavirus; se si hanno avuto contatti con soggetti positivi al virus si possono prendere dei medicinali che prevengono l’infezione; la vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus; i bagni in piscina o nelle vasche idromassaggio espongono all’infezione da nuovo coronavirus; i vaccini antinfluenzali contengono ceppi di Coronavirus, e aiuterebbero il Covid-19 a diffondersi; in Italia è stata scoperta la cura contro Covid-19 .

“Quando mi chiedete del farmaco miracoloso, del test super efficiente, della teoria geniale per risolvere il problema la risposta è sempre la stessa: bojate". Roberto Burioni

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