Benvenuti nel nuovo Parlamento

Dove i dibattiti democratici fanno spazio allo spettacolo

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 26 giugno 2020
Benvenuti nel nuovo Parlamento
Benvenuti nel nuovo Parlamento © n.c.

Ed eccoci qui arrivati all’apice del tragicomico, che se Goldoni avesse vissuto adesso avrebbe molto più materiale per le sue opere. Non era facile riuscirci considerando i precedenti già piuttosto notevoli, ma i membri che siedono al nostro Parlamento hanno il merito di aver saputo creare uno spettacolo dalle mille sorprese. Uno show da far strappare i capelli al pubblico, da far disperare i calvi per non aver nulla da tirare, da alzarsi in piedi sul televisore ad applaudire la sedia che è rimasta calma e ha controllato le proprie emozioni. La vicenda è molto breve nel contenuto, però con colpi di scena da un thriller best seller. Vittorio Sgarbi inizia a parlare nell’aula della Camera: comincia il solito climax ascendente della sua voce e inveisce contro la magistratura, definendola criminale e da riformare. Finisce l’intervento del critico d’arte (c’è qualcuno che lo conosce per essere un critico d’arte?) e interviene Giusi Bartolozzi, magistrata ed esponente di Forza Italia, la quale risponde affermando di non accettare quella generalizzazione sulla giustizia, sentendosi attaccata. Si conclude anche questo discorso, inutile ai fini del motivo per cui si era in aula, con dei mormorii in sottofondo proprio dallo stesso Sgarbi. Si crea per qualche attimo un battibecco da bambini a cui iniziano a cadere i denti da latte, sperando che anche loro trovino poi dei soldi sotto al cuscino. Questa spannung emotiva raggiunge il vertice con gli insulti del politico che hanno bisogno di essere citati sia per dovere di cronaca e sia per rendersi conto della qualità dei discorsi che avvengono nel luogo che ci rappresenta. “Vaffanculo”; “stronza”; e si chiude in bellezza con un “troia” che non guasta mai quando si riferisce a una donna, visto che sono sempre loro a cercarsele. L’epilogo è prevedibile: Mara Carfagna, la quale stava presiedendo l’assemblea, invita Sgarbi ad abbandonare l’aula. Giusto il tempo di un’ultima scena a bocca spalancata. Quest’ultimo si rifiuta di uscire e rimane dentro, fino a quando quattro commessi lo sollevano letteralmente di peso, portandolo all’esterno.

Se si fosse saputo prima di questa esclusiva si sarebbe definitivamente sospeso il campionato di serie a: c’è già abbastanza da guardare nel nostro paese, soprattutto perché questo episodio è solo l’ultimo di un’infinita serie di teatrini andati in scena negli ultimi tempi. Per esempio, da annoverare sicuramente c’è l’occupazione del Parlamento da parte di alcuni esponenti della Lega, in segno di malumore contro il decreto sulla fase due; un gesto che più che mostrare solidarietà agli italiani calpestati dal Covid ha sminuito una delle maggiori iniziative di protesta studentesche. In altri casi, in barba alla pandemia, non sono state rispettate le distanze dovute o non sono state neanche indossate le mascherine. Andando indietro le avventure parlamentari si moltiplicano. Montecitorio ha visto negli anni deputati presentarsi con maschere di carnevale, altri che lanciavano del prosciutto nella Camera, altri ancora con pupazzi di Pinocchio. Passando per maglie indossate per creare polemica con stampe ben raffinate, risse sfiorate e altre riuscite accompagnate continuamente da cori da stadio; il tutto mentre si votava o si discuteva in maniera “costituzionale”. Nonostante ciò non tutto è così malvagio. La sede della nostra democrazia è stata anche luogo di momenti romantici. E no, vedere Amedeo Minghi cantare in aula “Vattene amore” non lo è stato per le orecchie di nessuno. Il riferimento invece va alla proposta di matrimonio fatta dal politico Di Muro che ha commosso un po’ tutta Italia, per la vergogna piuttosto che per l’emozione. Nessun momento sarebbe stato perfetto se non quello in cui si discuteva per il decreto sisma. Inoltre, giusto il tempo di aggiungerci una chicca, la proposta era finta, in quanto le nozze erano già state decise da tempo da entrambi.

Ora, aldilà di questi avvenimenti che si possono commentare solo con qualche amara risata, il Parlamento italiano è in piena crisi così come lo è il sistema politico nazionale. Non c’è disciplina, non ci sono discussioni produttive, non ci sono quasi mai atteggiamenti che raggiungono la decenza di un ambiente che dovrebbe essere sacro per la Repubblica. Se parla un deputato, gli altri del suo partito o della coalizione applaudono e incitano, senza neanche prestare attenzione alle parole dette (la gaffe di Salvini sui porti chiusi che condannano a morte milioni di persone con conseguente standing ovation dei suoi sostenitori è l’esempio più lampante). Dall’altro lato i politici dell’opposizione o dei partiti contrari rispetto quello di appartenenza assumono il ruolo di disturbatori con fischi, insulti, minacce, col tentativo di rendere nullo e inascoltabile il suo intervento.

Atteggiamenti del genere dimostrano come l’elettorato non possa che essere deluso dai suoi stessi rappresentanti. Ed è difficile chiedere a un cittadino di essere responsabile se non si è per primi un modello che quel cittadino può seguire e in cui può rivedersi. Il Parlamento ha alle spalle una storia secolare e travagliata, ma anche dopo le varie ricadute è sempre stato uno dei simboli della nostra storia e della nostra libertà democratica.

Questo in un lontano passato, perché da tempo sembra solo un concorso comico dove gli elettori votano per scegliere il candidato più divertente. Avrà un punto in più per diventare il prossimo Presidente del Consiglio.

Lascia il tuo commento
commenti
Altri articoli
Gli articoli più letti