La Téranga

È una danza a suon di clic in una gimcana tra chi prepara, porta i piatti in sala o lava i piatti

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 17 luglio 2020
La Téranga
La Téranga © Mirella Caldarone

È febbraio e fuori è freddo. Tra una rassegna a cinema ed una immersione in un mondo sconosciuto, scelgo la seconda opzione.

Una immersione in un mondo sconosciuto non lo è per davvero, però. La Casa Accoglienza S. Maria Goretti ha sede laddove ho imparato a scrivere. Ricordo la maestra Sonetto ed anche il fotografo che ha immortalato una ventina di marmocchi che avrebbero portato con il sé adulto un’immagine dal sapore antico custodita in un prezioso album di ricordi.

Il freddo resta a far compagnia al cappotto che mollo all’ingresso. Sono già in cucina e m’immergo nel lavorìo di decine di volontari e operatori delle case della comunità Migrantesliberi, fondata sull’esperienza improntata sui valori cristiani di uomini e donne dedite al servizio dell’umanità esclusa, marginale e scartata.

Io sarò ospite-cooperante per questa cena interculturale che promuove la conoscenza e l’integrazione socio-culturale di richiedenti asilo politico e di persone che vivono situazioni di disagio e marginalità.

Sono subito una di loro, tale è una figura che li guardi attraverso la propria fotocamera per farne racconto.

In questa cucina ricca di etnìe si preparano piacevoli incursioni nella cucina africana e asiatica che si contenderanno la tavola con piatti della tradizione locale e prodotti dell’orto sociale “Ubuntu”. È una danza a suon di clic, la mia, in una gimcana tra chi prepara, porta i piatti in sala o lava i piatti.

Un tripudio di colori e profumi regna tra i fornelli, ma il maggior ingrediente è il calore della condivisione. L’aria sprigiona ospitalità ed accoglienza, rispetto, gioia, cortesia, solidarietà. In una parola senegalese: Téranga.

I piatti sono serviti sulle colorate tovaglie confezionate dalla sartoria sociale La Téranga, un progetto di formazione lavorativa che offre un futuro concreto a molte persone socialmente escluse, oltre ad opportunità di incontro e di integrazione. Il progetto include, oltre alla sartoria, un ristorante sociale ed un orto sociale.

In tema di sinergie tra attori consapevoli e sensibili di questo territorio, si è stabilita una feconda connessione all’insegna del buono, pulito e giusto, uno stile di vita alla base della filosofia della condotta Slow Food “Castel del Monte” che si impegna a sostenere la missione della Téranga “nella consapevolezza che questa armonica interazione tra condotta e comunità non può che generare ottimi frutti”.

È ancora febbraio ma il calore di questa cellula di benessere sociale strappa via il freddo dai corpi e dai cuori. A me è sembrata una palestra in cui ci si allena per la lotta alla deriva in cui sta andando il mondo d’oggi.


N.b.: le foto sono state scattate prima del DPCM 8 marzo 2020. Per l'esattezza nel febbraio 2019.

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