Ricci/Forte: un fenomeno che ha una radice ad Andria

I due autori firmano "Hic Sunt Leones" in onda da domenica 9 agosto su Rai 3

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 07 agosto 2020
Ricci Forte
Ricci Forte © Mirella Caldarone

Cominciamo dalla fine.

Una nuovissima produzione Rai, in onda da domenica sera, in seconda serata, per cinque settimane, porta la firma dell’estro umano ed artistico di un duo d’eccezione: Ricci/Forte. Con HIC SUNT LEONES, Stefano (Ricci) e Gianni (Forte) compiono un viaggio nell’Italia di oggi incontrando piccoli eroi quotidiani, raccontando storie di chi lotta con moderni draghi da sconfiggere. Ogni episodio racconterà un tema (Gender, Autismo, Anoressia, Dipendenza dal Gioco d’Azzardo, Sieropositività) e il percorso che il suo protagonista ha affrontato per uscirne rinnovato. Un viaggio documentario che traccia i perimetri di un’Italia autentica che si oppone all’edonismo diffuso, una nuova patria che non è quella docile, cafona e qualunquista rappresentata dai media.

Torniamo all’inizio.

Scavando nella terra d’Andria troveremmo le radici che hanno generato quel tubero dalla capacità vegetativa straordinaria il cui nome è Gianni Forte. Un figlio della nostra terra, vissuto qui fino all’età di 19 anni, quando, alla fine degli anni ’80, è partito per quel viaggio fantastico che è la sua vita. Come spesso accade, però, il nostro terreno di coltura si rivela povero di elementi nutritivi e tanti talenti cercano realizzazione altrove. Si sa, nemo propheta in patria, ed è così che il nostro concittadino frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma con Luca Ronconi e poi va a New York, per studiare drammaturgia alla New York University e dedicarsi alla ricerca autoriale: un virtuoso percorso di formazione in cui incrocia il genio di Stefano Ricci. I due autori, attori e registi fondano l’acclamato duo teatrale Ricci/Forte. Ed è il 2006.

Nel bel mezzo del fermento culturale che la nostra città ha vissuto nel primo decennio di questo millennio, ecco irrompere sulla scena andriese il duo Ricci/Forte: una vera scossa visiva condita di impudica schiettezza, priva di filtri nell’esibizione di corpi nudi impastati di vernici e avanzi di cibo oppure mortificati in carrelli della spesa in folle corsa. Folte schiere di aficionados si dispongono nelle file interminabili fino a notte per seguire gli spettacoli che finiscono con scrosci di applausi e, quasi, standing ovation, a premiare i tanti attori sulle scene, sopravvissuti, mi vien da dire, a una dura battaglia. Per loro, la coppia più esplosiva del teatro italiano contemporaneo, la rappresentazione della realtà diventa esasperazione, provocazione, estremismo, per il bisogno di estremizzare ogni umano sentimento, dall’amore alla morte, dal dolore alla violenza, al pianto, al riso.

Un incontro molto fecondo, il mio con Ricci/Forte. Fotografia e teatro. Due modi per scrivere, lasciare un segno della propria esistenza; una punta per incidere il proprio commento alla realtà e donarlo in lettura a chi ha occhi per guardare. Due linguaggi che viaggiano su binari che, in barba alla legge fisica del parallelismo, si incrociano in vari punti marcando la realtà di appuntamenti gravidi di contenuti. L’oggetto dell’immagine diviene connotazione di quel palcoscenico della vita dove l’uomo interpreta la sua storia nel teatro della sua esistenza. La fotografia si fa strumento protagonista, non registratore, nel restituire iconograficamente l’immagine di una idea pensata.

Accade così che i primi spettacoli targati Ricci/Forte portino la mia firma in fotografia. Giornate, settimane, mesi passati a condividere la genesi di spettacoli scritti in progress, mentre location e materiale umano si impastavano nell’humus della quotidianità dei laboratori teatrali nel Palazzo Ducale. Le lunghe notti partorivano scritture e i copioni erano spartiti in continua evoluzione che si adattavano come vestiti sui corpi attenti e scattanti dei performer che avrebbero dato vita alla poetica del teatro dal marchio Ricci/Forte: una direzione trasversale che abbandona l’epidermide affondando al centro dell’essere.

Una fune immaginaria ha unito per mesi il Palazzo Ducale e la mia casa, proprio difronte, divenuta naturale estensione di quel sistema/teatro per godere momenti di relax e condivisione emotiva. Era la gestazione di un progetto che sarebbe diventato Fucina Domestica (che ha avuto ospiti Ricci/Forte nel 2014).

Andria, con la produzione Festival Castel dei Mondi, ha il pregio di essere stato il palcoscenico del loro primo lavoro assoluto Troia’s discount, rappresentato all’anfiteatro della villa comunale. Nel 2007, sempre ad Andria, il duo autoriale ci stupisce con Metamorphotel realizzato nel palcoscenico diffuso del Palazzo Ducale che, per l’occasione, diventa spiaggia di sabbia. Seguono le Wunderkammer soap #1 #2 #3 #4 (Didone, Faust, Tamerlano, Edoardo II) in cui gli attori si esibiscono a ripetizione, fino a notte, in un turbinio di corpi, materia, colori, luci e (s)misurata follia, seguiti da un pubblico inesauribile in religiosa attesa senza soluzione di continuità. Il Palazzo Ducale continuerà ad ospitare la loro nuova opera 100% Furioso, “un viaggio sulla disperante vitalità dei sentimenti, sulla necessità di colmare i vuoti lasciati dal cannibalismo di un grande amore”.

Come spesso accade, i percorsi si biforcano e il duo artistico vola per altri prestigiosi lidi e produzioni in giro per il mondo (Italia, paesi d’oltralpe, Russia), con Pinters’ anatomy, Macadamia Nut Brittle, Grimmless. Poi è la volta di Parigi, dove Imitationofdeath resterà in scena per quasi tre settimane. La terra francese, poi diventerà la nuova patria per gli autori che, ancora oggi, vivono tra Roma e Parigi.

Tra i grandi progetti innovativi degli ultimi anni c’è il debutto con l’Opera. Luoghi prestigiosi come lo Sferisterio di Macerata (Turandot, Puccini, 2017) ed il Teatro Regio di Parma (Nabucco, Verdi, 2019) hanno accolto ed acclamato l’originalissima interpretazione di opere classiche i cui autori avranno avuto un fremito per questo salto nel futuro anteriore. Gli allestimenti sono ambientati in un futuro lontano che, ovviamente, ha diviso molto il pubblico, abituato ad una pedissequa rappresentazione dell’originale. La poetica di Ricci/Forte combatte il pregiudizio che l’opera sia ormai uno spettacolo per anziani. Il 21 novembre prossimo debutterà al Teatro Donizetti di Bergamo l’opera Marino Faliero di Gaetano Donizetti. Il progetto creativo è di Ricci/Forte, la regia di Stefano Ricci.

Non si tratta di teatro di ricerca, di trasgressione, non è avanguardia sperimentale: è unicamente il senso del Teatro. I Greci lo hanno fatto prima di tutti gli altri. In teatro non si può più fingere di raccontare altro che non sia NOI.

Provare per credere.

P.S.:

Caro Gianni, qui ad Andria siamo fermi da un decennio e, per forza di gravità, siamo caduti molto in basso. Non c’è più traccia del fermento meraviglioso che la comunità ha vissuto in quegli anni. Auguriamoci che presto si possa risalire una dolorosa china. Ti aspetto per un caffè!

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