Castel del Monte e Federico II

Un Imperatore, un uomo, tra cultura, natura, ambiente e architettura

Domenico Tangaro Capire la Puglia
Andria - venerdì 11 settembre 2020
Castel del Monte e Federico II
Castel del Monte e Federico II © Domenico Tangaro

È stato un regno interessante quello normanno-svevo durante il domino di Federico II. Un regno in cui si parlava, si scriveva e si dialogava in latino, greco e arabo. Tre lingue, tre culture, tre idiomi che hanno caratterizzato un periodo storico di assoluto splendore, nella storia della cultura europea e, nello specifico, in quella Italiana tra il XII e il XIII secolo.

Nel regno circolavano le nuove teorie del sapere, prima fra tutte le scienze sulla natura e sull’ambiente, elaborate tra Oriente ed Occidente. Uomini di scienze, letterati, geografi, filosofi crearono un’atmosfera di eccezionale internazionalismo, che rafforzò, sul piano politico, il progetto di Federico II.

I metodi di studio sperimentali, suggeriti da un modo di concepire le scienze naturali, fondate non solo sulla tradizione, ma anche sulla diretta osservazione dei fenomeni naturali e sulla loro costante verifica, diedero vita, nella prima metà del XII secolo, al moderno movimento scientifico.

A corte era già diffusa la famosa metafora pronunciata da Bernardo di Chartres “…noi siamo come il nano sulle spalle del gigante; egli vede più in là del gigante, non grazie alla propria statura, ma a quella del suo sostegno…”.

Questo era il punto di vista che guidava gli studiosi laici verso l’indipendenza del pensiero, guidando la rinascita intellettuale e gli inizi di una moderna e significativa rivoluzione tecnologica, credendo nella dignità e nell’intelligibilità dell’uomo, della natura, dell’ambiente e del rapporto tra essi.

Federico II era sensibile alle domande poste e le risposte date sulla scienza, sulla tecnica, sull’arte e sulla politica. Non è un caso che alla corte svevo-normanna trovò ospitalità uno scienziato come il geografo musulmano del Marocco Ibn-Idris, che si manifestò nell’originalissima rappresentazione grafica della tavola di nuova concezione sui sette climi, a cui Federico II fa riferimento nel suo trattato sulla falconeria, a proposito e in merito allo studio dei luoghi, assegnando alle aree abitate della terra, i sette paralleli e i sette climi e i dieci meridiani, così da formarne settanta sezioni, in cui sono descritte anche la fauna, la flora, la coltivazione dei campi, le razze umane, le lingue, le religioni e i costumi, ossia l’ambiente in cui gli uomini e le donne vivevano e vivono tutt’ora.

Negli ambienti colti del regno, inoltre, circolava già il principio di Aristotele sulla sfericità della Terra; che l’uomo fosse intimamente legato all’ambiente naturale e fisico in cui viveva e da cui non si doveva prescindere, per acquisire una vera conoscenza della comprensione dei fenomeni naturali che segnavano e condizionavano la vita e l’operare quotidiano.

Una conoscenza che aprì la via del fare.

L’interesse di Federico II per la geografia era sostenuto dal desiderio di organizzare il territorio sulla base di una solida conoscenza dell’ambiente, della tecnica, dell’arte della navigazione, della cartografia, dell’architettura e dei nuovi sistemi per misurare il tempo e lo spazio.

Infatti, fu viva la tendenza a far coincidere spazio geografico, fisico e giuridico costruendo, con architetture limpide, porte ai confini dei territori; dislocando castelli e fortificazioni. Formidabili strumenti di controllo del territorio e di studio dell’astronomia come il Castel del Monte.

La conoscenza geografica e fisica, sviluppò in Federico II una visione dell’universo in cui la compenetrazione tra cielo e la terra era strettissima, accomunando contemporaneamente anche le religioni: cristiana, musulmana e greco-bizantina.

Il momento culturale più qualificante fu l’esperienza delle traduzioni dei testi filosofici dal greco all’arabo e dall’arabo al latino, che crearono un’irruzione culturale in occidente tra il XII e il XIII secolo, frutto di una operazione culturale di portata notevolissima, a cui noi dobbiamo molto, in termini di formazione complessiva del nostro pensiero, in relazione alla natura, all’ambiente, al paesaggio e all’architettura in cui viviamo.

Bibliografia e siti essenziali:

Federico II di Svevia, De Arte venandi cum avibus, a cura di Anna Laura Trombetta Budriesi, Editori Laterza, Bari, 2007


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