Risanare per rinascere

La cultura rende liberi e veri perché dà la possibilità di pensare con la propria testa e ti rende capace di assumere decisioni e posizioni, in modo che non sia 'qualcun altro' a farlo

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - martedì 15 settembre 2020
Veduta di Andria
Veduta di Andria © Michele Lorusso/AndriaLive

La nostra Città sta vivendo un periodo molto importante e delicato dal punto di vista politico. In questo contesto si stanno muovendo i candidati sindaci e i candidati al Consiglio Comunale che, attraverso le loro diverse proposte di programma, stanno concorrendo per contribuire in diverso modo alle future sorti di Andria.

Ci auspichiamo pertanto che, dopo anni di buio e indifferenza, nell’agenda politica ed economica della Città di Andria si rimetta al centro la "persona" e la "questione sociale".

Lungi dall’avere posizioni meramente moralistiche, è bene fare alcune precisazioni. Oggi chi si trova in prima linea a fronteggiare la povertà e le tante differenti esclusioni (vedi ad es. il terzo settore) si accorge che la maggioranza delle disuguaglianze sociali non sono unicamente più i beni materiali o peggio finanziari. A fare la differenza sono i “beni relazionali” che, se presenti, rendono la comunità più coesa, più armonica e più strutturata. La battaglia di sempre contro la povertà ha come migliore alleato l`ingiustizia sociale, che oggi deve essere affrontata diversamente, di certo non con la “paccoterapia”. Il migliore antidoto può e deve essere la cultura e il lavoro capace di liberarci dal mostro della povertà e portando tutti a fare esperienza della bellezza connessa ai concetti di rispetto e di compartecipazione al bene comune.

Ecco la centralità della "persona" e della sua complessità. In questa apertura all`altro si viene introdotti nella sua verità, nella sua dignità, nella sua libertà. Solo quando si presta ascolto e si attraversa l’intimità degli altri, si può riconoscere il bisogno. Così si arriva alla "questione sociale" dove la disoccupazione, l’emergenza abitativa, le diverse dipendenze (alcool, ludopatia, sostanze stupefacenti…), la fragilità dei legami familiari, la perdita di riferimenti valoriali forti e quindi di identità e potere progettuale, stanno portando ad un aumento della fragilità personale e ad un diffuso stato di incertezza che sempre meno trova risposte semplici e immediate alle richieste della persona.

In determinati contesti e soprattutto in alcuni quartieri, dove la povertà relazionale ed educativa sta crescendo in modo preoccupante, è vitale che la comunità, da quella politica a quella scolastica; da quella ecclesiale a quella associazionistica, volontariato, terzo settore, lavori a progetti che diano vita a reti di relazioni, come prevenzione e risposta alle situazioni di vulnerabilità e pericolosità.

Pertanto, investire nella cultura e nel sociale consente di rimettere in moto meccanismi virtuosi capaci di produrre benessere, quindi lavoro.

Diversi studi evidenziano che quanto viene speso in prevenzione genera risorse in termini di ricavo sociale e benessere prodotto alla società. Investimenti che devono partire dalla costruzione in primis di politiche sociali finalizzate alla promozione del benessere delle famiglie e dei bambini fin dai primi anni di vita.

Solo questa capacità di investire sullo sviluppo di comunità, sulla prevenzione, sulla promozione, permetterà a lungo termine di creare una cultura sociale, di attivare un tessuto produttivo di benessere, di ottenere una riduzione dell’emergenza sociale.

Perché povertà è l'umiliazione, è sentirsi dipendenti dall’altro, costretti ad accettare offese, dispregio e, peggio ancora, trovare indifferenza e insensibilità quando si cerca aiuto. Perché povertà è un intollerabile privazione del benessere di cui ogni persona, ogni essere umano ha diritto.

La cultura e il lavoro ci possono liberare dal mostro della povertà portandoci al rispetto e alla compartecipazione del bene comune.

La cultura rende liberi e veri perché dà la possibilità di pensare con la propria testa e ti rende capace di assumere decisioni e posizioni, in modo che non sia 'qualcun altro' a farlo.

La cultura rende liberi, veri e onesti intellettualmente. Senza cultura si muore schiavi di qualcuno o di qualcosa.

Perché la povertà non è solo assenza di denaro o di ciò che è indispensabile al benessere materiale, ma è anche la negazione di opportunità e di scelte.

La povertà non è solo la deprivazione materiale e di benessere, ma è negare e privare l’uomo della possibilità di vivere una vita tollerabile e bella.

La povertà imprigiona la vita e l’unico modo per liberarla e darle dignità è investire in cultura e lavoro.

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I commenti degli utenti
  • Angela ribatti ha scritto il 15 settembre 2020 alle 10:00 :

    Sono d'accordo con te don Geremia anche se è molto difficile lavorare in tal senso quando ti trovi di fronte alla distruzione pregressa di quel substrato politico e sociale che tu auspichi Rispondi a Angela ribatti