Ex voto

“Secondo la promessa fatta”

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 18 settembre 2020
ex voto
ex voto © Mirella Caldarone

Il Latino, la lingua franca della conoscenza, il nobile linguaggio delle opere scientifiche e filosofiche, è una lingua che allena ad avere uno sguardo d’insieme. Negli studi classici è noto per la sua capacità di aprire la mente: per capire un concetto non basta la traduzione miope del singolo verbo ma è richiesta un’analisi globale del contesto narrativo.

La chiamerei lingua olistica che privilegia una visione di sintesi inducendo un modus operandi, una modalità di stare al mondo. Il suo meritato status di lingua universale è un magnifico ponte per la storia del linguaggio umano. Arrivano fino a noi locuzioni dall’estrema concisione, chiarezza e precisione nella formula.

Ex voto, nella concezione letterale, significa “a seguito di un voto”.

Nella storia, arrivata fino ai giorni nostri, era uso e costume commissionare al miglior artigiano della città la costruzione di un prezioso oggetto, dal nome “ex voto”, da offrire ad un Santo che, essendo stato evocato e pregato, aveva interceduto presso il comune mortale, salvandolo da morte certa.

L’espressione completa è ex voto suscepto cioè secondo la promessa fatta. In differenti forme, la pratica di offrire un oggetto in dono alla divinità è un impegno che il credente assume nei confronti della divinità purché la stessa ne esaudisca le richieste, ovvero un ringraziamento per una grazia ricevuta.

Applicando una trasposizione concettuale, trovo questa locuzione assai rappresentativa per i giorni nostri relativamente alla tornata elettorale.

Un voto concesso per l’adempimento di una promessa è ciò che normalmente avviene. All’elettore, però, resta la responsabilità di premiare le promesse che abbiano una ricaduta positiva per l’intera comunità. L’elettore ha anche il dovere, oltre alla facoltà, di verificare il mantenimento delle promesse per non incorrere nella coazione a ripetere.

Utilizzare il voto per ricevere una promessa o, peggio, una ricompensa personale è un danno sociale. Un voto è inchiostro per scrivere nuove possibilità per un territorio. Se poi si tratta di una città martoriata e vilipesa, direi che il voto è un atto di responsabilità verso tutti. Esso diventa proposta e non premio per una promessa. Diventa progetto, nuova linfa per le intelligenze, diventa freno per l’idiozia ed il malaffare. Più che la risposta ad una promessa, un voto è la valutazione per l’operato. Chi ha dimostrato di non saper fare o, peggio, di fare male, non potrà, non dovrà essere votato.

Una comunità in apnea che torni a respirare deve tracciarsi da sola un nuovo cammino.

Buon (ex)voto a tutti!

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