Memorie di Federico, I – Verso Roma

Domenico Tangaro Capire la Puglia
Andria - venerdì 22 gennaio 2021
Memorie di Federico, I – Verso Roma
Memorie di Federico, I – Verso Roma © Domenico Tangaro

Mia cara,

ieri sera hai espresso il desiderio di voler vivere in questa parte del mio Regno e in questo luogo, dove ho trascorso i miei giorni più belli e domani, 26 dicembre, è il mio compleanno. Forse è stato il cielo blu terso delle caldi notte d’estate appena trascorsa, o l’alba sul mare che abbiamo vissuto sulla costa che guarda a oriente.

Penso, che la tua decisione di voler vivere, per qualche tempo qui, è saggia, perché la Puglia, Andria, Castel del Monte e questa collina, è una delle terre più felici che si affacciano nel Mediterraneo.

E, visto che vuoi viverla nel migliore dei modi, ti accompagnerò a vivere luoghi, palazzi, mari, colline, castelli, albe, tramonti, masserie, foreste, boschi, laghi, strapiombi nel blu. Luoghi che io stesso ho scoperto, comprendendoli nella loro essenziale natura, nella loro armonia tra terra e cielo.

Sono arrivato in Puglia, al mio rientro dalla Germania, dopo la mia non facile fanciullezza e adolescenza in Sicilia dove, ho vissuto un rapporto privilegiato con la natura. La Puglia è la mia terra d’elezione, in particolare nella Capitanata delle Pianure, nelle estese zone umide, nei castelli, nei palazzi e nelle residenze di caccia, le domus solatiorum che ho fatto erigere numerose qui, come in altri luoghi, ubicandole al centro o in prossimità delle estesissime riserve di caccia ereditate dai miei avi Normanni e da me potenziate.

La Sicilia, e le splendide residenze della Conca d’Oro, dove i Normanni avevano introdotto una sapientissima pianificazione del suolo di matrice musulmana, elevandola a simbolo di un preciso ordine ideologico, è sempre stata presente nella mia memoria, perché il loro essere nello spazio, che si manifestò in forme eterogenee, celebrava la magnificenza attraverso segni, densi di complesse valenze simboliche, dimostrando la poliedrica capacità di adattamento alle culture diverse che seppero utilizzare e fondere in un'armoniosa architettura.

Ricordo con chiarezza il gruppo degli storici palazzi, della precedente capitale dell’Emirato Fatimida; un’autentica urbs regia, con residenze estive, padiglioni da giardino e dimore di caccia estive e invernali. L’inserimento dei palazzi nei giardini, avevano l’ambizione di evocare il paradiso terrestre, in essi riproducevano il topos antico del locus amoenus e anticipavano il concetto del “buon governo” dove, il Re, è garante dell’armonica prosperità del proprio regno mediante il saggio amministrare.

Ibn Giubayr in visita a Palermo, scrisse: “…I palazzi del sovrano cingono la città come i preziosi monili ornano il collo delle vergini dal turgido seno ed egli fra giardini e parchi, conduce una vita di delizie e di sollazzi …”.

Un’idea del Parco reale di Palermo, noto come il Genoardo (da gennat alard) il Paradiso sulla terra, è visibile nei mosaici dell’appartamento di Ruggiero II nel palatinum palermitano. E’ popolato di uccelli e animali esotici, fra alberi rigogliosi e architettura dalle forme stilizzate, e trasmette il valore simbolico e il carattere favoloso di rara preziosità, propri del paradiso del Re. Il motivo ispiratore è sempre stato la caccia nel paradiso.

La Palermo dei giardini e dei palazzi, alcuni affacciati su “mari”, di chiara derivazione araba, erano costruiti in funzione dei Re, dove anche le acque appartenevano alla Corte Reale, compresi i grandi bacini perimetrali che apparivano “mari reali” come la Favara (la Sorgente), soggiorno invernale di Ruggiero II, identificato come il palazzo di Maredolce, che si specchiava su un mare di acqua dolce; un’ampio vivaio, con un serraglio alieutico, che il poeta Abd ar-Raham, ne cantò la magnificenza con questo scritto: “…Favara dal duplice lago, ogni desiderio in te assommi, vista soave e spettacol mirabile… Oh splendido lago delle due palme e ostello sovrano circondato dal lago. L’acqua limpida delle due sorgenti sembran liquide perle… Il grosso pesce nuota nelle limpide onde del parco, gli uccelli cinguettano nei suoi verzieri. Gli aranci superbi dell’isoletta sembrano fuoco ardente sui rami di smeraldo. Il limone par avere il pallore d’un amante, che ha passato la notte dolendosi per l’angoscia della lontananza. E le due palme paion due amanti… Prosperate e offrite riparo agli amanti, alle sicure ombre vostre vige inviolato l’amore…”.

Maredolce è il completamento del Parco Altofonte, soggiorno estivo del Principe, serraglio di caccia popolato da daini, caprioli e cinghiali tra verde intenso e canali di acque sorgive. Non dimenticherò mai la Zisa (la Gloriosa) di Guglielmo I, la cui grande sala centrale a esedra è animata da un ninfeo con decorazioni musive che simulano, ad arte, una sorgente d’acqua zampillante, dove il gioco visivo è un’illusione: l’acqua, trasportata in modo sotterraneo circola nei ruscelli a vista, popolati da pesci di marmo disegnati con un mosaico a piccole pietre che, al suo passaggio, sembrano muoversi.

La Cuba di Guglielmo II, al centro del grande parco che ospita il serraglio, racchiusa da un mare alimentato dal Gabriele, in cui sorgono, splendide e immerse nella natura, la piccola Cuba e la Cuba Soprana; prestigiosi e straordinari palazzi, con i loro parchi racchiusi da mura, inseriti in una natura dominata dalla selvaggina e, nelle dimore, dagli animali esotici del serraglio.

Tutto ciò trasmetteva, insieme al linguaggio dell’architettura e dell’ornamentazione, la raffinata magnificenza e l’eterna potenza dei Sovrani, esprimendo messaggi di pace, di ordine, esaltandone le più straordinarie valenze, ed emanando il senso del paradiso terrestre costruito.

Il Potere si esprimeva con il dominio della natura, una natura fonte di godimento, un universo da esplorare e da conoscere.

Fine.

(segue: II – Verso Roma).

 

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