Storie di violenze senza fine

Quasi ogni tre giorni una donna è vittima di omicidio. C'è bisogno di una risposta immediata a questa tragedia

Stop and Change Stop and Change
Andria - venerdì 05 marzo 2021

3 Complicità

Spot realizzato dai ragazzi del Liceo statale Carlo Troja e dall ITIS Jannuzzi di Andria per il Progetto Stop and Change per la prevenzione alla violenza di genere. Con il contributo della P
Storie di violenze senza fine
Storie di violenze senza fine © n.c.

* articolo di Gabriele Losappio

La povertà porta ignoranza. È un continuum che si verifica sempre, in ogni contesto. E se da un lato siamo stati capaci di cogliere il positivo da questa pandemia, riscoprendo l’essenzialità dei valori comuni, dall’altro quelle situazioni già precarie sono ulteriormente peggiorate. Il nostro progetto, purtroppo, ha dovuto fare i conti con questa caduta. Mentre cercavamo di apprendere le nozioni di parità di genere e di applicarle nel quotidiano con le nostre famiglie e i nostri coetanei, abbiamo visto le violenze aumentare a dismisura, ogni giorno di più, nonostante fossero già preoccupanti.  

Chi era già sola, perché non veniva creduta da chi le stava vicino, ha dovuto portare nella mente e sulla pelle i segni di questa tragedia disumana. Tragedia che molto spesso si consuma nel silenzio, perché la voce della vittima viene messa a tacere, senza alternativa alcuna. Rispetto al 2019 le chiamate al numero Anti Violenza e Stalking 1522 sono aumentate del 73%. Almeno una donna su tre ha dichiarato di aver subito una qualche forma di molestia o violenza. Da inizio anno sono stati commessi già 10 femminicidi. Questi numeri, correlati alla disoccupazione femminile, disegnano ancora l’immagine di un essere considerato inferiore, oggettificato, deformabile secondo il proprio desiderio. Non importa quale sia il suo desiderio o quali diritti voglia ottenere. E siamo stanchi di dover fare i conti ancora con questo. Dovrebbero riguardare tutti, non solo noi giovani, perché è possibile cambiare una società aiutando tutti a cambiare. 

Il problema è che nella narrazione che si fa di questo tema si commettono ancora tanti, troppi errori. Se c’è un caso di stupro, non ci si sofferma direttamente sulla brutalità del gesto. Piuttosto ci si “accerta” che la donna fosse adeguatamente vestita, sufficientemente brillante, non drogata o ubriaca, e tanto altro. Se uno dei punti viene verificato, allora chi commette il reato viene in qualche modo compreso e giustificato. Il caso Genovese fa da modello. Descritto come un imprenditore brillante, un uomo gentile, buono, premuroso. Parole affabili mentre lo stesso “uomo gentile” si rendeva protagonista di una violenza. Non solo: l’attenzione di questa becera analisi si era poi spostata sulla droga: come se l’assunzione di sostanze stupefacenti rendesse automatico l’accesso a uno stupro delegittimante. È sbagliata ogni osservazione si faccia in tv, su buona parte dei giornali, da cui scaturiscono conversazioni che si allontanano dal punto focale, ossia la presenza di una ferocia radicalizzata della società in cui viviamo.
Per quanto sia giusto e doveroso portare avanti campagne di sensibilizzazione alla denuncia, non sarà dire alle donne di chiamare e di farsi coraggio a risolvere la situazione. Finché mancherà un’adeguata prevenzione quei numeri continueranno ad esserci o addirittura ad aumentare. Perché la donna dovrebbe denunciare se le viene fatto credere che è lei a sbagliare e non il reo? Perché dovrebbe denunciare se le sue amicizie, la sua famiglia, il telegiornale che guarda, il giornale che legge, non le crederebbero?

Noi non vogliamo tutto questo. Non vogliamo che una donna debba vivere ancora nella più raccapricciante misoginia e avere paura di camminare per strada, o che si senta in colpa per un qualcosa di cui non ha una goccia di responsabilità, o che debba avere remora a farsi sentire per timore di essere derisa e ignorata a discapito di un uomo. E solo con un nuovo sistema di educazione, incessante su una parità completa che ha fretta di essere ottenuta, la sua sicurezza non sarà più una notizia.

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