La Passione al tempo del coronavirus

I dispositivi pandemici di protezione individuale sono nuovi simboli di lutto e, quasi, suggellano un patto di sofferenza reciproca

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 02 aprile 2021
La Passione al tempo del coronavirus
La Passione al tempo del coronavirus © Mirella Caldarone

In questi giorni i cristiani di tutto il mondo celebrano gli avvenimenti della Passione: è la Settimana Santa. Il mondo religioso è depositario di sapienze devozionali che annullano la distanza di tempo che ci separa dagli eventi raccontati nei testi sacri, per divenire contemporanei.

Quest’anno c’è un modo del tutto singolare di partecipare alla sofferenza e all’agonia di Gesù Cristo, fino alla sua crocifissione. Vista la situazione pandemica, le statue della Via Crucis e le croci di legno non sfileranno per la città. Saranno i fedeli a sfilare davanti ai simulacri per portare a loro la propria preghiera, visitando Il Volto dello Sposo, un evento organizzato dall’Ufficio Liturgico della Diocesi di Andria - sezione pastorale.

L’esposizione delle statue nella chiesa del Purgatorio e delle croci in quella di San Domenico è una emozionante occasione di incontro tra il Cristo dolorante e la città, anch’essa ferita dai lutti di quest’ultimo anno. Le preghiere personali sono intimamente recitate in gran silenzio e concentrazione: tale è la dimensione in cui ci si trova varcando la soglia delle due chiese durante questa Settimana Santa.

I dispositivi pandemici di protezione individuale sono nuovi simboli di lutto e, quasi, suggellano un patto di sofferenza reciproca. Nel silenzio della preghiera personale, sono tante le persone che, adoranti, sembrano accompagnare Gesù nel cammino verso il Golgota mentre porta la sua stessa croce.

Un tempo sospeso, questo. Un tempo misurato. Spazi misurati. Sono misurati anche quelli in cui ci si può sedere per adorare le croci all’interno della chiesa di San Domenico. L’allestimento centrale delle sedute, a formare un rettangolo, è una sequenza di tre sedie rivolte all’interno ed una all’esterno, verso le croci da adorare. È un linguaggio silenzioso ma inequivocabile: rarefazione e privatezza. Un binomio che riporta a Morte-Risurrezione. Sofferenza-Rinascita.

Di necessità, virtù. La morte, il lutto, torna ad essere esperienza privata in un rapporto quasi 1:1 ed in questa vicinanza c’è il germoglio della speranza, il seme di una nuova vita. Di un nuovo sentire che si opponga al dilagare di una malcelata violenza verbale e colpevolizzante.

Una Pasqua di risurrezione, ne abbiamo bisogno tutti. Buona Pasqua!

 

P.S.: Un sentito grazie a Mariella e a Valeria che hanno condiviso con me la visita a “Il Volto dello Sposo” lasciandosi fotografare, a testimonianza del valore storico e comunitario della fotografia. Per la preparazione di questi momenti spirituali di preghiera hanno collaborato: le parrocchie: SS. Annunziata e San Nicola di Mira, alle quali fanno capo le due Rettorie. Un grande e prezioso supporto è stato offerto dall’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione di Maria (che ha sede presso la Chiesa dell’Annunziata), dalla Pia Associazione dei Crociferi.

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