La casa che inquina

Consideriamo l’inquinamento come un qualcosa di esterno alle nostre abitazioni, pensiamo allo smog, all’aria, al suolo e all’acqua contaminati, eppure le nostre case e tutti i luoghi confinati possono essere molto alterati

Matteo Lai One world – spazio ambiente
Andria - venerdì 07 maggio 2021
La casa che inquina
La casa che inquina © n.c.

Siamo sempre più attenti a quello che mangiamo, a differenziare i nostri rifiuti e a ricercare di continuo una vita più “green”: impatto zero sembra essere lo slogan del momento. Ma c’è un argomento che, nonostante l’attenzione a preservare il pianeta e la nostra salute, viene sottovalutato: l’inquinamento domestico.

Consideriamo l’inquinamento come un qualcosa di esterno alle nostre abitazioni, pensiamo allo smog, all’aria, al suolo e all’acqua contaminati, eppure le nostre case e tutti i luoghi confinati possono essere molto alterati.

Si tratta di ambienti in cui trascorriamo molto del nostro tempo e, di conseguenza, subiamo un prolungato contatto con potenziali sorgenti di inquinamento.

Le sostanze inquinanti domestiche possono essere classificate in tre grandi categorie: agenti chimici, fisici e biologici. I maggiori contaminanti chimici sono il monossido di carbonio, il biossido di azoto e il biossido di zolfo prodotti da forni e caldaie a gas e dai camini. Molti materiali da costruzione, arredi, il fumo del tabacco contengono composti organici voltatili e formaldeide. Le vernici, le colle, gli adesivi e i solventi rilasciano il benzene. Ozono, particolato e idrocarburi aromatici sono dispersi da impianti di condizionamento e ventilazione. Tra gli agenti fisici responsabili di inquinamento domestico menzioniamo i campi elettromagnetici prodotti da radio, televisioni, computer, cellulari ed elettrodomestici. Le sostanze biologiche che sicuramente si accumulano tra le mura domestiche sono i batteri e i virus trasmessi da persone e animali, i funghi, le muffe, gli acari e la polvere, potenti allergeni facilmente inalabili.

E poi abbiamo il radon, il killer silenzioso. Un gas radioattivo inodore e incolore, normalmente presente in natura che penetra negli edifici dal suolo: è ormai certo essere una delle cause principali di tumore del polmone.

Patologie croniche dell’apparato respiratorio sono dovute all’inquinamento domestico: inaliamo tra i 10.000 e i 20.000 litri d’aria al giorno e la maggior parte proviene da ambienti chiusi dove trascorriamo fino al 90% del nostro tempo.

Ma anche comportamenti domestici errati possono diventare a loro volta forme di inquinamento ambientale: l’abuso di detersivi chimici e lo scorretto smaltimento degli olii esausti, ad esempio.

Non pensiamo mai quanto un’attività quotidiana come quella di fare il bucato, lavare i piatti, usare un po' di sgrassatore in più o azionare una lavatrice a mezzo carico possa avere ripercussioni anche gravi sull’ambiente in cui viviamo.

Purtroppo adoperando detersivi e ammorbidenti tradizionali, che contengono nelle loro formulazioni dei componenti chimici di sintesi, siamo involontariamente responsabili del rilascio di sostanze che possono risultare, se non correttamente trattate, dannose per il nostro pianeta.

I principali componenti chimici dannosi per l’ambiente sono i tensioattivi, detti anche petrolati, derivati dalla raffinazione del petrolio siglati Sles o Sls. I tensioattivi formano soluzioni acquose che, rispetto all’acqua, hanno una minore tensione superficiale e un maggiore potere bagnante, oltre a migliorare la miscibilità tra liquidi diversi. Questo effetto determina un maggiore potere schiumogeno, detergente ed emulsionante. Queste sostanze inquinano sia in fase di estrazione, essendo derivati del petrolio e di tutto l’impatto sull’ambiente che ne deriva, sia in fase di smaltimento che riguarda le acque che vengono a contatto con i tensioattivi. Oltre a non essere biodegradabili, sono anche responsabili (insieme ad altre sostanze), del fenomeno dell’eutrofizzazione. Realizzati con grandi quantità di derivati dello zolfo, del fosforo e dell’azoto, costituiscono i nutrienti per le piante acquatiche che possono far proliferare più del dovuto causando l’aumento dell’attività batterica, riducendo la quantità di ossigeno nell’acqua e di fatto soffocando gli stessi pesci.

Altra pratica comune, ma altamente inquinante, è l’errato smaltimento dell’olio alimentare esausto che non tutti consegnano, correttamente, alle isole ecologiche locali. Il 57% dell’olio esausto è prodotto in ambito domestico, in Italia si stima una quantità di circa 200.000 tonnellate. Il cosiddetto “olio fritto” viene solitamente scaricato nel lavandino, da qui alle reti fognarie che, se non munite di un impianto di depurazione, riversano direttamente al suolo, nei corsi d’acqua o in mare.

Al suolo si deposita intorno alle zolle di terreno creando una pellicola sottilissima e impermeabile che impedisce il passaggio dell’acqua e delle sostanze nutritive assorbite dalle radici delle piante. Se l’olio raggiunge la falda acquifera, forma sopra di essa uno strato che si sposta con essa e può raggiungere pozzi di acqua potabile rendendoli inutilizzabili: un litro di olio mescolato ad un milione di litri d’acqua basta ad alterare il gusto in limiti incompatibili con la potabilità. Nei corsi d’acqua e nel mare crea una pellicola superficiale che impedisce l’ossigenazione compromettendo l’esistenza della flora e della fauna. In più, impedisce la penetrazione profonda dei raggi solari danneggiando gravemente l’ambiente acquatico: un solo chilo di olio esausto è sufficiente a coprire una superficie di circa 1000 metri quadrati.

A quante cose che fanno parte della nostra quotidianità non pensiamo, per abitudine, fretta o disinformazione, eppure con un po' di accortezza tutti, ma davvero tutti, potremmo dare un valido contributo al nostro ambiente.

Cosa si può fare per difendersi in casa da questa moltitudine di nemici invisibili?

E’ importante scegliere bene i mobili e i materiali per pavimenti e parquet, eseguire periodicamente la manutenzione delle sorgenti di combustione e della canna fumaria come degli impianti di ventilazione e climatizzazione. Anche l’uso delle piante, il verde da appartamento, può contribuire al nostro benessere attraverso la fotosintesi clorofilliana che consente di trasformare l’anidride carbonica in ossigeno rendendo più pulita l’aria che respiriamo. Arieggiare adeguatamente gli ambienti resta sempre la più facile e importante misura di prevenzione.

Per quanto riguarda i prodotti di pulizia, è importante leggere bene le etichette per informarsi sui componenti presenti: la conoscenza di quello che utilizziamo può aiutarci a misurarne l’uso e a trovare alternative più naturali e con minore impatto ambientale, come ad esempio i detersivi ecologici certificati a basso impatto ambientale. Oppure provare a ricorrere ai cosiddetti rimedi di una volta: aceto bianco e bicarbonato possono sostituire i comuni ammorbidenti senza inquinare e togliendo macchie, aloni ed odori sgradevoli.

L’olio esausto è un rifiuto speciale che deve essere recuperato attraverso la raccolta differenziata e conferito ad aziende raccoglitrici autorizzate: è un contributo all’ambiente lasciato al buon senso del singolo cittadino.

Allo stato attuale il nostro pianeta non può certo definirsi in ottima forma e il problema principale è l’inquinamento che agisce sotto i nostri occhi e di cui troppo spesso ci dimentichiamo.

Essere informati e consapevoli sulle cause e le conseguenze dei nostri comportamenti e sulle ripercussioni negative, volontarie o involontarie, che generano per la salute nostra e del nostro pianeta è il primo passo per adottare uno stile di vita ecologico.

 

Facebook  https://www.facebook.com/oneworldassociazione

Instagram https://instagram.com/one_world_associazione?igshid=1s8zwvhuyotcn

Twitter: https://twitter.com/OneworldAss

 

Lascia il tuo commento
commenti
Altri articoli
Gli articoli più letti