Memorie di Federico - V parte

Ho immaginato e costruito uno dei castelli, Castel del Monte, in modo da raccogliere, in una sintesi fisica, tutti gli studi astronomici, in architettura, per tramite degli assi di orientamento, dei punti di vista specifici

Domenico Tangaro Capire la Puglia
Andria - venerdì 11 giugno 2021
Memorie di Federico - V parte
Memorie di Federico - V parte © Domenico Tangaro

In quell’ambiente, in cui circolava l’idea dell’appartenenza ad un unico sistema cosmico, di cui si cercava la chiave di lettura, maturò in me l’idea di far tradurre la Sintaxis matematica di Claudio Tolomeo, più nota con il titolo arabizzato di Almagesto. Fu tradotto in latino, col supporto di un codice greco che Manuele Commento mi aveva inviato in dono.

Per me, il trattato di Tolomeo, tradotto prima in lingua araba, poi in latino, mi diede la possibilità di conoscere importantissime nozioni di carattere geografico: mi chiarì, sulla base dell’ipotesi geocentrica, il presupposto dei moti circolari dei corpi celesti, mi rese comprensibile l’alternarsi delle eclissi solari, spiegava la variazione della luna. Mi resi conto che l’Almagesto era un’opera alla base di tutta la scienza astronomica, aprendo un’importante premessa agli studi di Aristippo intorno allo studio delle scienze geologiche, astronomiche e naturalistiche.

In Puglia, ho fissato questa cultura, conoscenza, pensiero diffuso e condiviso, nelle pietre dei miei castelli, supportato dall’architettura, dalla matematica e dalla geometria, oltre ad essere presidi e punti di controllo dell’immenso territorio del Regno delle due Sicilie.

Ho immaginato e costruito uno dei castelli, Castel del Monte, in modo da raccogliere, in una sintesi fisica, tutti gli studi astronomici, in architettura, per tramite degli assi di orientamento, dei punti di vista specifici, di torri, di lati, in modo da suddividere lo spazio astronomico in nove campi di studio, simili, per libera associazione, ai sette climi di Tolomeo e alle settanta sezioni geografiche di Ibn-Idris.

La trasposizione della geometria e della matematica nell’architettura in relazione all’astronomia, mi ha aperto uno scenario nuovo, ampio, immenso, cosmico, dove l’architettura mi ha dato la possibilità di costruire un nuovo castello delineato dalla luce dinamica dell’arco del sole e della luna, dalle fasi lunari, dall’inclinazione di essi rispetto alla terra, dal movimento delle costellazioni e dei pianeti.

Questo pensiero, per molte notti, mi tolse il sonno e mi orientò l’idea di costruire un castello in armonia con le scienze geologiche, astronomiche e naturalistiche. La forma, il paesaggio, la natura, l’arte, la tecnica, dovevano essere gli elementi per una composizione architettonica unica.

Una fredda mattina di gennaio ho dato ordini di costruire il castello immaginato in tal senso, in cui tutte le intuizioni astronomiche erano assorbite, rese visibili e leggibili ad occhio nudo, e con chiarezza; la stessa che aveva supportato la mappa geografica di Ibn-Idris. Tutto aveva un senso è una continuità, tra passato e futuro.

L‘idea di Tolomeo, che la terra fosse al centro dell’universo e che tutti gli astri ruotassero intorno ad essa in cerchi concentrici, di cui il più vicino alla Terra di questi cerchi concentrici era quello percorso dalla Luna, mentre, via via più lontani, vi erano il cerchio descritto da Mercurio e Venere, dal Sole, da Marte, Giove e da Saturno, fissarono il panorama in cui ho ideato e modellato l’architettura di Castel del Monte, considerando la terra al centro del sistema solare; il “sistema geocentrico”.

L’universo, secondo Tolomeo, era racchiuso e limitato dalla sfera delle stelle fisse. I Greci chiamarono questi astri astéres, planétai, che significano, stelle vaganti da cui derivò il nome “pianeti”. Scoprirono che i cinque astri si muovevano rispetto alle costellazioni, le quali, rimanevano fisse nel cielo. Ma ciò che mi ha incuriosito, ancor più, di questi appunti sull’astronomia, è l’osservazione delle costellazioni ad “occhio nudo”, in modo Greco.

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