Come con le persone e come si fa normalmente nella vita, ho dato anch’io una seconda chance a Camden Town

Mi ha riscattato dal senso di chiusura nel quale vivevo prima di incontrare la sua anima. Camden risveglia l’animo ribelle e un po’ punk che è dentro ognuno di noi

Lorena Fusiello Sagittario ascendente British
Andria - venerdì 18 giugno 2021
Camden Town
Camden Town © n.c.

La prima volta che visitai Camden Town mi ripromisi di non tornarci più. 

Agosto 2011. Pioggia e vento non aiutarono l’impresa. Prima di lasciare l’albergo di Bayswater e di iniziare la nostra giornata turistica a Londra, come d’abitudine chiesi al receptionist informazioni su Camden Town. Nel programma del giorno c’era la visita di uno dei quartieri più eclettici di Londra. Il quartiere dove scarpe giganti Vans escono dai balconi o dalle facciate delle case a schiera. Il programma includeva anche un salto a casa di Amy Winehouse per l’ultimo saluto da fan. 

‘Mind the pickpockets’ mi disse il receptionist. Fare attenzione ai borseggiatori? Qui a Londra? Accettai il consiglio con molto stupore e non nascondo che tra me e me mi chiesi se il receptionist fosse realmente inglese. Un inglese non temerebbe mai un pickpocket a Londra.

Ho sempre vissuto con l’utopia che queste cose a Londra non potessero mai succedere. È proprio vero che l’amore ti rende ciechi e questa mia massima fiducia e senso di tranquillità che avevo sempre riposto negli inglesi e nel loro alto senso di civiltà non vacillarono ma mi incuriosirono. 

Il viaggio in metro fu travagliato con molti scali e man mano che ci avvicinavamo alla destinazione, la metro si svuotava. La Northen Line ( linea nera) è la linea che conduce a Camden.

Per arrivare su al livello stradale c’erano due ascensori. Una saliva e l’altra scendeva. Questo mi turbò terribilmente più di un ipotetico borseggiatore perché tra le tante mie paranoie c’è anche quella della claustrofobia e per questo non prendo mai l’ascensore. La mia alternativa erano le scale. Alternativa atletica ma non meno paurosa. Le terribili scale a chiocciola erano così strette che a tratti erano più claustrofobiche dell’ascensore. Arrivati su, era come essere in un altro luogo, non era più l’Inghilterra. Un circo di persone e nazionalità. A Camden il pudore non esiste. Sei come su un isolotto dove le inibizioni non esistono, e la massima espressione dell’essere è messa in piazza senza vincoli alcuni. Prima di perdermi nelle viuzze del Camden Market decisi di lasciare un fiore dinnanzi alla casa della mia amatissima cantante Amy Winehouse venuta a mancare qualche settimana prima. Orientarsi non fu semplice ma un ragazzo punk decise di accompagnarci. Durante il tragitto elogiavo quanto gli inglesi fossero disponibili con i turisti peccato che a metà percorso ci chiese 50 pound per arrivare a destinazione, l’alternativa era lasciarci  nel bel mezzo del nulla. Ovviamente proseguimmo da soli e con tanta fatica e qualche vilipendio, arrivammo al cancello di Amy Winehouse ed io finalmente lasciai il mio fiore e il mio messaggio a colei che cantava: ’They tried to make me go to Rehab But I said no, no, no’

Le aspettative sugli inglesi e la mia utopia di paese perfetto iniziarono a vacillare. Arrivati al Camden Market l’insegna diceva: Open (open-minded). Effettivamente non era solo aperto il mercatino più bizzarro della storia ma in quel momento i miei paraocchi caddero e dovetti cedere alla frenesia e pazzia che solo Camden sa farti vivere. Ragazzi con capelli rosa, verdi e blu prima di allora non ne avevo visti. Camden è il quartiere per eccellenza punk. Colorarsi i capelli per strada o farsi un piercing nei retrobottega è normalissimo. Ragazzine in uniforme scolastica (gonnellina, gilet e camicia) siedono accanto a ragazzi in pantaloni di pelle super attillati ricoperti da catene, spesso senza maglia. L’unico ‘indumento’ che copriva il petto erano i tatuaggi. Essere a Camden è chiaramente capire che il mondo è vario e che nelle sue diversità esso va avanti e tali diversità non fanno altro che renderlo speciale e meraviglioso. 

Come con le persone e come si fa normalmente nella vita, ho dato anch’io una seconda chance a Camden Town dopotutto mi ha riscattato dal senso di chiusura nel quale vivevo prima di incontrare la sua anima. A Camden ci sono tornata tante altre volte e ogni volta che vado via, mi riprometto di tornare a visitare questo squarcio di Londra ad ogni mio nuovo viaggio. Camden risveglia l’animo ribelle e un po’ punk che è dentro ognuno di noi. 

La mia speranza è di ritornarci presto e di perdermi nuovamente nel suo caos di colori, suoni e profumi. La tappa a casa di Amy Winehouse però questa volta salta...

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Valeria ha scritto il 25 giugno 2021 alle 08:16 :

    Che fantastico racconto! Mi è sembrato davvero di aver passeggiato al tuo fianco in questo strano mondo! Grazie mille Lorena per la tua rubrica! Aspettiamo con ansia la prossima puntata :) Rispondi a Valeria

Altri articoli
Gli articoli più letti